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Redditi online, anzi offline

giovedì, 1 maggio 2008 alle 07:45 · 5 commenti - Stampa Stampa

I dati indicano un boom per le entrate totali fiscali dello Stato nei primi quattro mesi del 2008, nonostante ad Aprile si cominci gia’ ad avvertire una frenata. Le entrate nel primo quadrimestre del 2008 hanno fatto registrare una crescita superiore a quella stimata per l’economia italiana. Il totale dei versamenti (comprendono anche i contributi per le pensioni e le entrate locali) sono cresciuti del 7 per cento. Questo dato e’ superiore alle previsioni della manovra finanziaria per il 2008 che stimava invece una riduzione delle entrate. Tuttavia a tener banco ieri non e’ stata questa notizia, ma la messa online dei redditi di tutti i residenti.

Economia - Agenzia delle EntrateL’Agenzia delle Enrate per la prima volta in Italia ha reso disponibili a tutti sul suo sito i redditi dichiarati nel 2006 (i redditi prodotti nel 2005 quindi). Oltre all’ammontare del reddito e’ presente anche il volume d’affari, la categoria prevalente di reddito e il codice attivita’.

Gia’ nel pomeriggio di ieri il sito e’ stato assalito dai visitatori che volevano conoscere il reddito dei propri vicini o di personaggi piu’ o meno noti. In seguito su richiesta del Garante della privacy l’Agenzia delle Entrate ha rimosso i collegamenti a questi dati.

Ora, partiamo da un dato, che e’ l’obiettivo che questo Governo e Vincenzo Visco in particolare si erano dati, quello di combattere l’evasione fiscale. Bisogna quindi cercare di capire se questa “trasparenza” puo’ aiutare a raggiungere l’obiettivo del contrasto all’evasione fiscale. L’evasione fiscale si combatte in due modi, repressione e disincentivazione.

La repressione si e’ fatta in questi due anni, anche se i controlli non sono ancora sufficienti, andrebbero fatti controlli incrociati, sviluppato il coordinamento tra enti locali e amministrazione centrale ad esempio. Per quanto riguarda la disincentivazione all’evasione, non e’ stato fatto granche’. Il modo migliore per disincentivare ad evadere e’ renderlo meno conveniente non solo per le pene nel caso si venga scoperti e una maggior probabilita’ di essere scoperti, ma anche attraverso una riduzione delle imposte. E da questo punto di vista non si e’ proprio fatto nulla.

Spesso riviste e giornali (tra cui il Sole 24 Ore verso Ottobre di ormai ogni anno) pubblicano i dati che dimostravano come alcune categorie (dagli orafi ai dentisti, dagli idraulici agli elettricisti) mostrano nelle loro dichiarazioni dei redditi delle incongruenze enormi, dichiarando a volte meno di un operaio, di un poliziotto, o di altre categorie di lavoratori dipendenti. Questo e’ un modo per “mettere alla gogna” intere categorie. Questa volta, mediante la messa online dei redditi di tutti i residenti, a poter essere messi alla gogna sono potenzialmente tutti. Ma e’ giusto che lo Stato deleghi i suoi doveri al popolo?

Dovrebbe essere lo Stato, anche mediante le sue ramificazioni locali a dover eseguire i controlli sui redditi e non il singolo cittadino mediante dati parziali reperiti in internet. Anche perche’ lo Stato ha la capacita’ di analizzare questi dati in modo approfondito e globale.

Il provvedimento di messa online di questi dati porta la firma di Massimo Romano, direttore dell’Agenzia delle Entrate, ma questi dati in realta’ erano gia’ pubblici, sono dati che l’Agenzia delle Entrate invia ai singoli Comuni, chi poi li vuole esaminare deve semplicemente andare al Comune e chiedere di poterli vedere. In questo modo la trasparenza era gia’ garantita, forse quindi non era poi cosi’ indispensabile esasperarla portando i dati su internet. Visco ha dichiarato che:

Vincenzo Visco
“E’ un fatto di trasparenza, di democrazia, non vedo problemi: c’e’ in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano. Era gia’ pronto per Gennaio, ma per evitare le polemiche in campagna elettorale ho chiesto di pubblicarle piu’ tardi”.

Dunque anche negli Stati Uniti lo fanno, qualcuno ha scritto che non e’ cosi’, ma non e’ importante saperlo, non siamo mica costretti a copiare (male) cio’ che fanno gli altri, possiamo pure per una volta costruirci qualcosa ritagliato su misura per noi. Tra l’altro anche se fosse vero, negli Stati Uniti la mentalita’ e’ quella dell’orgoglio di pagare le tasse, da noi invece pagare le tasse e’ purtroppo ancora considerata la virtu’ dei folli. Per cambiare questo modo di vedere le cose non e’ certo di aiuto pubblicare online i redditi.

Per quanto riguarda la trasparenza, secondo il Garante della privacy e’ dubbio che questi dati potessero essere resi disponibili con quelle modalita’, ossia su internet, anche se il garante qualche mese fa (Dicembre 2007) aveva dichiarato che:

non vi e’ incompatibilita’ tra la protezione dei dati personali e determinate forme di pubblicita’ di dati previste per finalita’ di interesse pubblico

Ma forse non prevedeva questa situazione. C’e’ comunque una legge del 1973, il testo unico sull’accertamento dei redditi, che attribuisce all’amministrazione finanziaria il potere di decidere quali dati (e con quali modalita’) possono essere resi pubblici.

Quello che e’ evidente e’ la non comunicazione tra Agenzia delle Entrate e Garante della privacy, infatti l’Agenzia aveva affermato di avere gia’ avuto il via libera dal garante, cosa che poi si e’ rivelata parzialmente non vera (se con via libera prendiamo per buona la dichiarazione fatta a Dicembre). C’e’ un problema di rapporti tra queste due istituzioni.

I problemi dovuti non solo alla modalita’, ma anche alla finalita’ oltre a quelli che ho gia’ esposto sono anche il fatto che vengono resi disponibili i redditi dei lavoratori dipendenti, che non possono evadere, quindi non capisco perche’ siano stati messi anche i loro redditi se la finalita’ era avere un effetto deterrente tramite la paura di essere “messi alla gogna”. Per la modalita’ poi, un conto e’ andare al Comune, presentandomi di persona, con i documenti alla mano ed esaminare i dati, un altro e’ andare sul sito e leggere gli stessi dati da casa mia.

Vanno quindi valutati gli eventuali rischi e l’eventuale efficacia di questa operazione. Per combattere l’evasione non sembra un mezzo efficace questo, sarebbe invece piu’ efficace dare ai Comuni un potere e un incentivo a trovare gli evasori. I rischi non saprei valutarli ma non concordo con le analisi fatte da qualcuno. Le organizzazioni criminali hanno le capacita’ per arrivare a dati ben piu’ affidabili e aggiornati rispetto alla dichiarazione dei redditi, i criminali semplici credo siano piu’ attirati dai beni mobili e immobili e dal comportamento delle potenziali vittime piuttosto che da redditi prodotti tre anni prima.

Quella della criminalita’ non mi sembra quindi una buona scusa per evitare la pubblicazione. I rischi ci sono, ma sono di natura sociale. Sembra piu’ che altro alimentare la curiosita’ e l’invidia, senza alcun effetto concreto nella lotta all’evasione. L’obiettivo quindi pare piu’ politico che fiscale. Sembra quasi fatto per creare una situazione potenzialmente rischiosa per il Governo entrante.

Riassumendo, non ci sono effetti positivi sulla messa online dei redditi, almeno non nel breve termine, rischi sono piu’ che altro di rapporti di vicinato, tra conoscenti e tra colleghi di lavoro. Ma sembrano tuttavia trascurabili.

Tornando alla notizia seria, nel 2008 i primi tre mesi hanno registrato una crescita delle entrate erariali di circa il 5,2 per cento e dei versamenti complessivi effettuati con modello F24 addirittura di circa l’8,4 per cento. Mentre ad Aprile a causa del rallentamento dell’economia i versamenti totali effettuati con modello F24 sono cresciuti del 2,5 per cento, mentre i versamenti per la sola parte erariale sono rimasti invariati rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Mentre i versamenti Irpef effettuati con modello F24 sono cresciuti ad Aprile ad un tasso di circa l’8,4 per cento e i versamenti Ires di circa il 44 per cento.

Allegati
Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate pdf – 260 KB -
Provvedimento del Garante pdf – 403 KB -
Come funziona negli altri Paesi pdf – 950 KB -


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Tags: Economia · Politica

5 commenti in tutto ↓

  • 1 404 // 4 mag 2008 alle 01:52

    murmur non mente :)
    Complimenti per la serietà con la quale tratti l’argomento, cosa rara!
    piuttosto scusami se mi permetto di aggiungere una domanda retorica alla tua puntuale analisi, tanto per non lasciare astratta la qualità del tuo pezzo:

    Dato il contesto di crescita economica che il nostro ministro ha clamorosamente sovrastimato, almeno stando ai ritocchi al ribasso fattici dal’UE, una politica di stretta fiscale quale quella perseguita dal Ministero, può essere considerata una buona idea o una cattiva idea? ovvero, aiuta la ripresa o aiuta la contrazione della medesima?

    la domanda ovviamente è retorica perchè in un qualunque testo di macro c’è scritto che è una politica sbagliata in quanto disincentiva gli investimenti verso il risparmio (anche ma non solo a causa delle diverse aliquote), con il risultato di contrarre ulteriormente la crescita :\

    questo, purtroppo, il Buon Ministro sulla sua sintesi dell’esperienza di governo non lo scrive ;)

    tornando nel merito del post:
    a me personalmente uno Stato che fomenta il giustizialismo popolare promuovendo il voyeurismo fiscale in forma completamente anonima (e checchè ne dica Visco, nel mondo così lo facciamo SOLO noi) fa paura.
    Probabilmente dipende dal fatto che penso che la Giustizia serva a garantire ai giudicandi le condizioni piu’ eque di giudizio, onde sottrarli appunto dal giudizio popolare.
    Circa il ruolo del Garante mi ha molto deluso l’azione di “marketing” del codacons, che oggi sbandierava la class action sui giornali, salvo poi scaricare la modulistica (dopo essersi registrati alla newsletter e aver obbligatoriamente acconsentito al trattamento dei dati personali, oh yeah) e constatare che per procedere con i ricorsi va allegata prova del versamento dei diritti di segreteria (euro 150, please!). Ci puo’ anche stare che il lupo voglia mangiare le pecore del pastore, ma che il cane da guardia gli dia una mano, quello un po’ da noia :D

    scusa i rants ;)

  • 2 Luca Vinci // 4 mag 2008 alle 08:11

    Ciao 404,
    per quanto riguarda la politica di stretta fiscale, doveva essere accompagnata da una riduzione dell’imposizione, nessuna lotta all’evasione puo’ essere perseguita se non attraverso l’immediata riduzione (anche se di poco) perche’ i contribuenti devono vedere immediatamente correlate le due cose. Non si puo’ contrastare l’evasione promettendo in un futuro la riduzione dell’imposta, perche’ i contribuenti non ci credono e quindi sono meno propensi ad accettare il contrasto all’evasione.

    Visto il contesto macroeconomico nazionale e internazionale, e vista la situazione italiana di micro imprese, andava fatta una forte politica di aiuti fiscali a questi settori. A meno che lo Stato non si dia come obiettivo di politica industriale l’incentivazione della formazione di grandi imprese e quindi la progressiva riduzione delle micro imprese. Ma considerando le caratteristiche nostrane sarebbe controproducente.

    Piu’ che disincentivare il risparmio (che qui in Italia e’ abbastanza alto), disincentiva gli investimenti. Cosa molto grave. E sono gli investimenti che servono al nostro mercato fermo. Bisogna anche considerare che il controllo dei conti pubblici e’ necessario per poi successivamente rilanciare l’economia attraverso incentivi all’investimento e altre misure, ma alcune sono a costo zero e andavano fatte, parlo di liberalizzazioni, riforma del contratto di lavoro con accordi intra-aziendali ecc.

    Sono scettico riguardo le associazioni dei consumatori, in uno Stato moderno e democratico non dovrebbero neppure servire queste associazioni, dovrebbe essere lo Stato a garantire i cittadini, e trovo molto pericolosa anche la legge sulle finte class action fatte in Italia, dove sono obbligatoriamente le associazioni dei consumatori a promuoverle, con tutti i rischi che questo comporta. Siamo gia’ pieni di corporazioni e poteri forti che legano e bloccano il mercato, e in piu’ diamo piu’ potere a queste corporazioni. Ci stiamo muovendo veramente verso la direzione sbagliata.

    E le parole di Tremonti purtroppo non mi permettono neppure di sperare in un futuro diverso. Dove sono i liberali?

  • 3 404 // 4 mag 2008 alle 23:46

    Il codacons anche oggi sparava ai rilanci con cifre tonde e importi ante euro (venti miliardi… omfg, di euro!)

    Nel frattempo è stata stabilito che il download dei dati fiscali dal sito dell’agenzia delle entrate è “legittimo” ma l’uso ne è ovviamente (?) proibito ^^ ..sempre e solo in italia, minuscolo of course.

    concordo con te nel dire che assegnare un diritto di privativa alle associazioni per le class actions è quantomento limitativo. chiaramente il minimo che possano fare è utilizzare questo ius come rendita di posizione (nel caso specifico: far pagare i 150 euro a prescindere dalla fattibilità del ricorso, spararle grosse sui media per stimolare la domanda etc..)

    dove sono i liberali?
    si direbbe sparsi per la blogosfera ;)

    Tremonti sicuramente è medievale nel parlare di dazi, eppure hic et nunc non riesco a pensarne male. Sarà perchè di formazione sono un maledetto istituzionalista e penso che per evitare la legge di Gresham tu debba necessariamente introdurre in un mercato un quality filter, e che i dazi possano servire davvero allo scopo; a maggior ragione in una struttura di microimprese e distrettualità produttive fondata sull’eccellenza qualitativa.

    ..Eppoi da idealista (testa fredda e cuore caldo, come diceva il Samuelson) mi piacerebbe TANTO che i dazi fossero usati dall’UE come strumento per esperire una politica estera comunitaria, ad esempio per promuovere uno sviluppo sostenibile in Asia, alternativo alla via militare così in voga nel nuovo millennio, e possibilmente all’altezza dei sogni di Jean Monnet.
    Mi rendo conto di veleggiare troppo, e la finisco qui ;)

  • 4 Luca Vinci // 5 mag 2008 alle 09:04

    Sui dazi la pensiamo all’opposto, io sono convinto che la legge del prodotto cattivo che scaccia quello buono si evita prima di tutto legislativamente imponendo la trasparenza dell’informazione, per evitare la selezione avversa, e poi con una serie di norme che impongano ai beni prodotti all’estero di superare un controllo di qualita’ (e sicurezza). Non sono assolutamente d’accordo con i dazi, proprio per mia convinzione e formazione li ripugno. L’Ue ha varie misure alternative ai dazi e molto piu’ efficaci (a mio modo di vedere). Poi, il fatto che ci siano pochi controlli, e che riescano a importare prodotti (anche dannosi) e comunque di qualita’ inferiore alle norme gia’ in vigore e’ un discorso diverso. Infatti questo attiene alle imprese italiane che agiscono illecitamente importando illegalmente. Poi ci sono anche le imprese italiane che esportano materie prime o semilavorati di bassissima qualita’ (se non addirittura nocivi) in Cina ad esempio. Poi ci lamentiamo se i beni prodotti con queste materie prime poi tornano indietro nel nostro mercato.

    Insomma, occorrono maggiori controlli, maggior legalita’, una serie di norme da rendere internazionali sulla trasparenza.

    Questo almeno e’ quello che penso. :)

  • 5 L’onda della riforma contro il muro del sindacato - Last K’s Voice // 30 mag 2008 alle 11:07

    [...] La pubblicazione dei redditi (non solo quest’ultima per i dipendenti palazzo Vidoni, ma anche quella decisa dall’Agenzia delle Entrate) ha creato qualche malumore per la disparita’ di [...]

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