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Riso amaro

martedì, 29 aprile 2008 alle 07:30 · 1 commento - Stampa Stampa

Le agenzie dell’Onu per lo sviluppo sono riunite in Svizzera per cercare di trovare una soluzione alla crisi dei prezzi delle materie prime alimentari. L’incontro presieduto dal Segretario Generale Ban Ki-Moon punta a trovare un modo per mitigare l’impatto del brusco aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e prevenire un peggioramento delle carenze alimentari.

Economia - RisoIl Programma Alimentare Mondiale (World Food Program) dice che a causa degli alti prezzi ci saranno 100 milioni di persone in piu’ che non potranno avere abbastanza cibo. La crescita del prezzo degli alimenti diventa insostenibile e crea disordini in molti Paesi.

Agli inizi di Aprile il primo ministro haitiano Jacques Edouard Alexis e’ stato costretto a dimettersi a causa della crisi alimentare che ha visto crescere senza controllo i prezzi di riso, fagioli e altri alimenti e che ha portato a grandi disordini nella Capitale.

Vari Paesi in tutta l’Asia hanno sospeso l’esportazione di riso temendo una insufficienza delle scorte per consumo interno, con tutte le conseguenze che questo comporterebbe. Anche il Brasile ha momentaneamente bloccato l’esportazione, blocco tuttavia gia’ sospeso. Il problema e’ che la paura aggrava la crisi. Bloccando le esportazioni infatti non si fa altro che ridurre l’offerta, e con una domanda in continua crescita questo porta ad un aumento dei prezzi.

A Berna, al meeting di due giorni delle Nazioni Unite saranno presenti i responsabili di 20 agenzie, il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick e il presidente del WTO Pascal Lamy.

Il Segretario Ban Ki-Moon ha chiesto misure di emergenza per garantire che i piu’ bisognosi in tutto il mondo abbiano accesso agli alimenti di base nei prossimi mesi. Se questo non dovesse accadere, aumentera’ la crisi, ponendo pesanti minacce per la crescita economica, il progresso sociale e la sicurezza politica.

Occorre affrontare una serie di problemi, quali il dialogo tra i vari Paesi sul commercio internazionale, la generale debolezza dell’economia mondiale, e l’uso dei terreni agricoli per la produzione di biocarburanti (in misura minima considerando che la superficie coltivabile a livello mondiale destinata a biodiesel e’ inferiore all’1 per cento).

Il PAM ha lanciato un appello per raccogliere fondi, dicendo di aver bisogno di un extra pari a 755 milioni di dollari per acquistare il cibo necessario per adempiere ai suoi doveri.

I Paesi dell’Asia stanno cercando di contenere gli aumenti del prezzo del riso e garantire la fornitura ai piu’ poveri. Nelle Filippine il Governo sta consegnando una “carta” per il riso che garantisce alle famiglie piu’ povere l’acquisto del riso a meta’ del suo prezzo di mercato. La Malesia vuole sovvenzionare i produttori nazionali per contenere i prezzi. Invece in Vietnam il Governo minaccia pene severe contro gli speculatori.

Gli speculatori, inclusi i fornitori di prodotti alimentari, i commercianti e altri investitori, hanno cominciato a comprare riso, bloccando le forniture per poterlo vendere a prezzi alti con forti guadagni, distorcendo ulteriormente il mercato.

L’Africa e l’America Latina vorrebbero adottare una propria versione della politica agricola comunitaria dell’Europa come risposta all’aumento della domanda di cibo, e ne hanno discusso con Michel Barnier, il ministro francese dell’agricoltura.

Perche’ all’aumento della domanda non e’ seguito un aumento della produzione e dell’offerta? Vi sono protezioni e regolamentazioni del mercato che frenano la produzione, rendendola rigida, quindi a fianco di una domanda flessibile in crescita c’e’ un’offerta rigida che impiega molto tempo per rispondere alle sollecitazioni del mercato. Sembra quindi che la soluzione prospettata da Michel Barnier vada nella direzione opposta. Non c’e’ la necessita’ di difendere un mercato interno dei produttori, ma la necessita’ di venire incontro all’aumento della domanda. Tra l’altro l’attuale situazione, che vede la presenza di numerosissimi medio-piccoli coltivatori, fa si che ai produttori non arrivi niente in tasca dell’aumento del prezzo, gli agricoltori sono l’anello debole della catena e chi coltiva il riso percepisce solo una quota infinitesima del margine realizzato sulla vendita finale delle derrate agricole-alimentari, bisognerebbe quindi intervenire su questo meccanismo semmai.

Ma il protezionismo attira anche la Francia, tant’e’ che si e’ scontrata con la Commissione europea su una richiesta di limitare le importazioni di prodotti alimentari per “autodifesa”. Cosi’ ha risposto il portavoce di Mariann Fischer Boel (commissario per l’agricoltura):

Mariann Fischer Boel
“L’autarchia non e’ il futuro. Non stiamo puntando ad un mercato chiuso dove siamo autosufficienti, [...] Non e’ nel nostro interesse diventare una fortezza. Se erigiamo nuove barriere, lo faranno anche i nostri partner commerciali, [...] Siamo uno dei maggiori commerci di prodotti agricoli. Siamo il piu’ grande esportatore e importatore di prodotti dell’agricoltura nel mondo. Quello in cui crediamo e’ il commercio. Stiamo vedendo un incremento delle esportazioni dei nostri prodotti alimentari di alta qualita’”.

Le esportazioni Ue nel 2007 erano di 75 miliardi di euro, mentre le importazioni erano di 77.3 miliardi di euro. La Francia ha avuto un surplus della bilancia commerciale con i Paesi non Ue di 8.3 miliardi di euro. Prodotti che hanno dovuto superare le rigide normative sanitarie e di sicurezza dei prodotti.

Una serie di importanti interventi potrebbero essere quelli di investire nei Paesi poveri per creare le infrastrutture necessarie per irrigare i campi e per il trasporto dei prodotti agricoli.


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