Last K’s Voice

Weblog di Informazione Economica, Politica e d’attualita’

Last K’s Voice

Rinviata la riforma del sistema contrattuale

giovedì, 20 marzo 2008 alle 12:55 · 1 commento - Stampa Stampa

In questi giorni le parti sociali hanno rinviato una riforma che non puo’ piu’ attendere, la riforma del sistema contrattuale, riforma di un sistema che interessa milioni di lavoratori e che ingessa il modello di determinazione dei salari.

LavoroNonostante tutti parlino dei bassi salari medi, nonostante sia ormai evidente l’urgenza di cambiare un sistema vecchio che risale al 1993, un protocollo approvato con la lira, e con l’inflazione legata alla politica monetaria italiana, quando la globalizzazione era solo un’ombra, ebbene, nonostante tutto cio’, si rinvia ancora la sua modifica.

L’attuale sistema e’ basato su due livelli di contrattazione. Un contratto nazionale di categoria, presente in ormai ogni settore produttivo, che stabilisce la retribuzione base (i minimi tabellari), la retribuzione degli straordinari, il numero di giorni di ferie, i permessi, e la parte normativa (inquadramenti e organizzazione del lavoro). Invece il secondo livello di contrattazione dovrebbe avvenire a livello aziendale, determinando un premio di risultato che tiene conto dei parametri di produttivita’ stabiliti per ciascuna azienda. Infine c’e’ anche un terzo livello, una contrattazione individuale che determina i superminimi contrattuali ad personam.

L’attuale sistema ha diverse imperfezioni, prima di tutto si basa su un sistema di inflazione programmata che dopo l’entrata dell’euro non ha piu’ senso, inoltre e’ un sistema complesso, crea piu’ di 600 contratti di categoria e non riesce a rinnovare i contratti in tempo, basti pensare per farsi un’idea che a Novembre 2007 quasi due terzi dei lavoratori dipendenti del settore privato aveva il proprio contratto scaduto. Infine e’ un sistema incompleto, non e’ riuscito veramente a sviluppare il secondo livello di contrattazione, quella a livello aziendale (il numero di lavoratori che beneficiano della contrattazione di secondo livello e’ in percentuale attorno al 40-45 per cento).

Una riforma di questo sistema deve avere come obiettivo quello di permettere a tutti i lavoratori di avere un contratto, nel contempo dovrebbe rendere piu’ leggera la struttura dei livelli di contrattazione e rafforzare il legame tra salari e produttivita’. Questo allo scopo di realizzare questi effetti:
(incentivo) – incentivare incrementi di produttività a livello di singola azienda;
(riallocativo) – attrarre lavoratori nelle imprese che hanno maggiori potenzialita’ di crescita;
(quantitativo) – ridurre la disoccupazione nel Mezzogiorno (dovuta a salari piu’ alti che al Centro-Nord in rapporto alla produttivita’) – aumentando la domanda di lavoro in aree depresse;
(forza lavoro) – permettere un migliore inserimento nel mondo del lavoro delle nuove tipologie di lavoratori (donne, giovani, immigratori e lavoratori) e un’organizzazione del lavoro in grado di meglio utilizzare le competenze dei lavoratori con piu’ di 60 anni.

La Cgil si oppone al rafforzamento del secondo livello di contrattazione, e le parti sociali non riescono ad accordarsi su questo punto, bisogna tener conto del fatto che in molte imprese non ci sono rappresentanze sindacali, o sono estremamente deboli e i datori di lavoro si oppongono all’apertura di un secondo livello di contrattazione. Inoltre occorre far si che la retribuzione di secondo livello consideri dei premi variabili e non dei semplici incrementi retributivi da aggiungere a quanto deciso dalla contrattazione di primo livello.

C’e’ un modo per mantenere la contrattazione nazionale e nel contempo legare il salario alla produttivita’? Sul sito Lavoce.info si avanza l’ipotesi di un sistema a premio a due livelli, mediante il quale gli incrementi salariali per mantenere inalterata la capacita’ di acquisto vengono decisi a livello nazionale (incrementi percentuali applicabili a tutta la struttura retributiva prendendo come riferimento gli obiettivi di inflazione della Bce). A livello nazionale si stabilisce anche, per ciascun settore, le regole per legare il salario all’andamento della produttivita’ aziendale che si applica ex-post alle imprese in cui durante il periodo coperto dal contratto nazionale non sia stato possibile sottoscrivere un contratto di secondo livello.
A livello di contrattazione aziendale invece si tiene conto dei premi di produttivita’ per ciascuna azienda, premi decisi ex-ante e immediatamente monetizzati in base ai risultati aziendali (sia in positivo sia in negativo).

Condividi :
  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Live
  • Reddit
  • Technorati
  • Diggita
  • Segnalo
  • Wikio IT
  • Upnews
  • Twitter
  • email

View blog reactions | post<li> | Letto 1.052 volte | [^ torna su]

Tags: Economia · Lavoro

1 commento in tutto ↓

  • 1 Una lunga strada non ancora iniziata - Last K’s Voice // 7 lug 2008 alle 09:47

    [...] della pubblica amministrazione, mancano gli incentivi alla produttivita’, manca una riforma del sistema contrattuale che permetta di pagare di piu’ chi produce di piu’. Manca una riforma delle pensioni [...]

Lascia un Commento

(i commenti vengono pubblicati previa approvazione)