Last K’s Voice

Weblog di Informazione Economica, Politica e d’attualita’

Last K’s Voice

Perche’ la BCE ha lasciato i tassi invariati al 4%?

lunedì, 10 marzo 2008 alle 10:00 · 1 commento - Stampa Stampa

Jean-Claude Trichet, presidente della BCE, ha spiegato nella riunione della BCE perche’ non sono stati ridotti i tassi, riduzione richiesta dal mercato, che viste le tendenze valutarie al rialzo dell’Euro sul Dollaro ha difficolta’ nelle esportazioni dall’Europa agli Stati Uniti.

EconomiaQuesta riduzione non c’e’ stata, anzi, sul futuro Trichet e’ stato molto chiaro, dicendo che ci sono ancora pressioni al rialzo per quanto riguarda i prezzi, e nonostante la forte incertezza nei mercati, i fondamentali dell’economia restano solidi ma sono state tagliate le previsioni di crescita per il 2008. Ecco cosa ha detto Trichet:

Jean-Claude Trichet
“Sulla base della nostra analisi economica e monetaria, abbiamo deciso di lasciare invariati i tassi di interesse, una decisione che riflette il fatto che ci sono rischi al rialzo alla stabilita’ dei prezzi nel medio termine. I fondamentali dell’economia restano solidi, ma l’attuale contesto economico presenta un elevato grado di incertezza a causa delle turbolenze nei mercati. Alla luce di questo scenario la stabilita’ dei prezzi nel medio termine rimane il nostro obiettivo primario e crediamo che l’attuale politica monetaria aiuti a raggiungere questo obiettivo. Secondo le nostre previsioni di Marzo, la crescita per il 2008 e’ tra l’1,3% e il 2,1% e nel 2009 tra l’1,3% e il 2,3%. Rispetto alle stime dello scorso Dicembre le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso, riguardo la decisione di lasciare invariato il costo del denaro, posso dire che e’ stata presa all’unanimita’, non sottoscriviamo le attese del mercato circa i tassi, non lo facciamo mai, facciamo sempre cio’ che e’ necessario per essere in linea col nostro mandato e per assicurare la stabilita’ dei prezzi nel medio termine.”

e a proposito dell’inflazione queste sono le prospettive indicate sempre da Trichet:

Jean-Claude Trichet
“Per cio’ che riguarda i prezzi, l’inflazione e’ stata del 3,2% a Febbraio come a Gennaio, questo conferma che permangono forti pressioni dovute soprattutto ai rialzi sul fronte del petrolio e dei prezzi alimentari. Guardando piu’ avanti ci aspettiamo che il periodo d’inflazione alta sia piu’ prolungato del previsto, inoltre ci aspettiamo che l’inflazione rimanga sopra il 2% nei prossimi mesi e probabilmente scendera’ in modo graduale nel corso del 2008. Secondo le nostre previsioni di Marzo l’inflazione nel 2008 dovrebbe essere fra il 2,6% e il 3,2% e nel 2009 fra l’1,5% e il 2,7%. Rispetto alle stime dello scorso Dicembre c’e’ stata una revisione al rialzo. I rischi per l’inflazione nel medio termine rimangono al rialzo e includono ulteriori aumenti del prezzo del petrolio e dei prodotti agricoli.”

smorzando cosi’ ogni speranza anche nel medio termine rispetto a chi chiede una riduzione dei tassi.

Il momento e’ delicato, l’euro e’ cresciuto molto rispetto al dollaro nelle ultime settimane, portando alcuni Paesi dell’UE a sperare in una riduzione del costo del denaro. Il 4% e’ un livello che in questo momento la BCE considera ottimale, per cui non sono prevedibili ne’ riduzioni ne’ aumenti. Questo perche’ c’e’ certamente un rallentamento della crescita in Europa, ma ci sono anche forti pressioni inflazionistiche, in parte dovute all’aumento del prezzo delle materie prime, ma anche ad un timore di spirale salariale, ossia di un travaso dell’inflazione sui salari, aumentando i salari senza che vi sia un aumento della produttivita’ che copra e giustifichi questo aumento.

Non e’ semplice quindi per la BCE in questo momento di riduzione dei salari reali (visto l’aumento dei prezzi), spiegare ai sindacati che un aumento dei salari ci puo’ essere ma non superiore all’aumento della produttivita’ (questo in Italia sembra non essere stato compreso neppure da molti politici e questo e’ pericoloso).

Per poter rallentare l’evoluzione in aumento del prezzo del petrolio e in diminuzione del dollaro ci vorrebbero dei segnali di cambiamento nelle politiche monetarie, da un lato gli Stati Uniti perseguono una loro politica di costo del denaro molto basso dall’altra parte l’Unione europea persegue una politica di costo del denaro relativamente alto, quindi i mercati agendo di conseguenza spostano i capitali dal dollaro all’euro. Da parte americana ci vorrebbe quindi una politica ben diversa dal ribasso dei tassi. Gli Stati Uniti oltre alla politica di bassi tassi stanno mettendo in cantiere delle manovre di sgravi fiscali come se il dollaro di oggi fosse lo stesso di quello di cinque o dieci anni fa, quando gli Stati Uniti decidevano e il resto del mondo doveva adeguarsi. Questo adesso non e’ piu’ cosi’, il resto del mondo non accetta piu’ un dollaro basso e se ne disfa il prima possibile, uno dei motivi per cui l’Opec non ha aumentato la produzione, e’ proprio dovuto a questo, perche’ dovrebbero aumentare la produzione di petrolio che gli pagano con un dollaro che vale sempre meno.

Sono gli USA che dovrebbero rendersi conto che la loro posizione nel mondo e’ seppure una posizione ancora preminente, non lo e’ piu’ come nel 2001, quando la precedente recessione fu superata molto meglio e nel giro di un anno. Perche’ in uno scenario globale cosi’ mutato, in cui gli Stati Uniti hanno una dimensione meno predominante di un tempo e in cui nuove economie come Cina e India riescono a essere un traino grazie al quale la recessione americana viene in qualche modo contenuta gli Stati Uniti non riescono ad adeguare la loro politica economica al nuovo scenario?

I motivi sono diversi, il primo penso sia una miopia dovuta al fatto che dopo che per 50-60 anni il dollaro e’ stato il punto fisso del sistema economico mondiale, scaricando sugli altri i problemi dovuti a questa valuta, e’ difficile cambiare prospettiva. Il secondo e’ dovuto al fatto che gli Stati Uniti sono in periodo elettorale, per cui il Governo ha poteri piuttosto limitati e non riesce ad agire come dovrebbe, o come la banca centrale vorrebbe che agisse. Per cui la debolezza economica aggravata dalla debolezza politica impedisce che vengano attuate misure utili a contenere il problema. Per ora il problema e’ soprattutto monetario, ma se continuera’ il problema si diffondera’ e allora sara’ molto piu’ grave. La soluzione deve venire dagli Stati Uniti, non possono aspettarsi che sia la BCE o l’Opec ad intervenire.

Il rischio stagflazione non puo’ essere escluso, l’Europa potrebbe prendere misure per evitare di risentire di questa situazione, per gli Stati Uniti sarebbe piu’ difficile intervenire efficacemente. L’Europa potrebbe intervenire per evitare una possibile futura stagflazione facendo leva sull’interpretazione del patto di stabilita’, che puo’ essere interpretato nel suo 3% del deficit sul PIL tenendo fuori dal conteggio la spesa in infrastrutture, che se attuate ad esempio in uno 0,5% su gran parte dei Paesi dell’Unione in maniera coordinata porterebbe ad un effetto moltiplicatore che creerebbe una domanda aggiuntiva superiore a questo 0,5%. Operazione un po’ difficile da ritenere possibile per motivi politici, perche’ i Paesi virtuosi che hanno fatto sacrifici per ridurre il deficit (Spagna e paesi nordici) non vogliono che si dia un aiuto aumentando di fatto il livello possibile di sforamento a quei Paesi come Italia, Germania e Francia che sono stati ripresi perche’ non hanno saputo ridurre abbastanza il deficit.

Ultimo articolo su Economia


Tags: Economia

1 commento in tutto ↓

  • 1 BCE, tassi al 2,50% - Last K’s Voice // 20 mar 2008 alle 17:36

    [...] Perche’ la BCE ha lasciato i tassi invariati al 4%? – 10 Marzo 2008 Ultimo articolo su EconomiaRinviata la riforma del sistema contrattuale – [...]

Lascia un Commento

(i commenti vengono pubblicati previa approvazione)