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Alitalia e Malpensa in campagna elettorale

sabato, 8 marzo 2008 alle 12:37 · 7 commenti - Stampa Stampa

Durante la campagna elettorale sarebbe meglio non utilizzare certe vicende per scopi propagandistici, soprattutto se le affermazioni possono avere effetti negativi sulla borsa e quindi sui titoli azionari della societa’ in questione.

PoliticaQuesto e’ quello che e’ accaduto qualche giorno fa, quando il leader del Popolo della Liberta’ Silvio Berlusconi, sotto la spinta di alcuni esponenti della Lega Nord, ha fatto alcune pericolose affermazioni:

Silvio Berlusconi
“Io sono critico, molto critico, nei confronti della direzione che si e’ preso, penso che l’Italia non dovrebbe privarsi di una compagnia di bandiera, penso che ci dovrebbero essere degli imprenditori italiani responsabili che si consorziassero per intervenire dentro Alitalia, e quindi occorre assolutamente insistere su Malpensa hub e quindi aeroporto internazionale. Un paese deve anche saper sopportare le perdite di una sua azienda.”

riassumendo, l’Alitalia resti italiana, e Malpensa resti italiana e resti a Malpensa. Queste affermazioni hanno fatto crollare il titolo Alitalia in borsa, primo perche’ la trattativa avviata con Air France e’ per ora l’unica possibile, visto che non c’e’ stata nessuna proposta degna di attenzione da parte italiana, e salvare Alitalia e Malpensa sono due salvataggi incompatibili tra loro, diciamo che sarebbe come salvare capra e cavoli, Malpensa in questi anni si e’ mangiata un bel po’ di denaro, risultando per Alitalia un pozzo nel quale si perdevano ingenti somme. Immaginate quindi come ha reagito il mercato, non solo si mette in discussione l’accordo con Air France, ma si chiede anche che Alitalia continui a finanziare Malpensa, con conseguente aumento delle perdite.

Resosi conto che certe affermazioni sono molto dannose Berlusconi ha aggiustato il tiro, dicendo che non mette in discussione l’accordo con Air France, ma comunque sarebbe felice se imprenditori italiani facessero la loro proposta. Inoltre ha parlato della possibilita’ di un contributo statale ad Alitalia per un breve periodo di tempo (cosa che entrerebbe in contrasto sia con la promessa di riduzione della spesa sia con la promessa della riduzione delle tasse). Valter Vetroni leader del Partito Democratico ovviamente ha colto l’errore di Berlusconi per affermare che bisogna certo far si che le basi di Alitalia restino in Italia, ma per il resto decida il libero mercato. Occorre slegare il destino di Alitalia con quello di Malpensa.

La vendita ad Air France ad ora sembra l’unico modo per tenere in vita la compagnia italiana, e il presidente Alitalia Prato sembra intenzionato a portare a termine questa operazione. Le compagnie di servizio devono guardare all’interesse degli utenti, non all’italianita’, cosa che invece risponde a interessi privati di pochi, il collegamento diretto con Air France renderebbe immediato lo sbocco mondiale dei voli, che in caso di compagnia nazionale ormai ci costringerebbe ad appogiarci a un’altra grossa compagnia internazionale, perche’ verso questa direzione si sta’ muovendo il mercato aeronautico mondiale. L’Alitalia non ha avuto i mezzi e le dimensioni per gestire Malpensa, inoltre, Malpensa e’ stata pensata come hub, ma questo avrebbe comportato il dislocamento dei voli da Linate a Malpensa, cosa che non e’ stata fatta per l’opposizione di chi gestiva la SEA (l’allora sindaco di Milano Albertini), per cui Malpensa e’ stata alimentata con grandi sacrifici dall’Alitalia con voli che venivano dal sud Italia e da altre parti, non e’ quindi riuscita mai a diventare hub, tuttavia ha avuto un qualche successo come aeroporto intercontinentale, restando comunque mal collegata agli altri grossi centri del nord, Venezia, Torino, Genova e Bologna. Tutti gli altri grossi hub hanno i treni ad alta velocita’ proprio vicino all’aeroporto, collegandolo cosi’ direttamente ai grossi centri urbani. I 200 milioni all’anno che Alitalia perde sono il costo di mantenere i voli su Malpensa che praticamente non hanno reddito, perche’ il biglietto Bari New York e Malpensa New York costano lo stesso tanto, per cui viene dato gratuitamente il volo Bari Malpensa. Per di piu’ mentre quando Malpensa e’ stata pensata si trovava al centro della zona sviluppata del nord, quando e’ stata costruita il baricentro si era spostato piu’ a est, per lo sviluppo del Veneto, tant’e’ che Venezia e’ diventata nel frattempo aeroporto internazionale, togliendo a Malpensa un gran numero di utenti. Il punto e’ questo, si e’ voluto creare Malpensa mantenendo Linate (che essendo meglio collegata era molto piu’ comoda da raggiungere), e anche le altre compagnie aeree hanno preferito Linate. Vi sono inoltre sprechi enormi con altissimi costi per gestire il personale di Malpensa, pagando camere di albergo per far pernottare il personale (perche’ la base di armamento e’ a Roma), pagando navette che accompagnano lo stesso personale dall’aeroporto all’albergo e viceversa. Nessuna compagnia aerea puo’ gestire questi costi, e Alitalia gia’ in crisi per dover mantenere voli suppletivi su Malpensa men che meno.

Se si vuole far qualcosa per Malpensa e Alitalia bisogna prima di tutto staccare questa questione dalla politica e in secondo luogo separare il problema di Malpensa dal destino di Alitalia, se Malpensa e’ un aeroporto veramente conveniente ci saranno altre compagnie aeree pronte a utilizzarlo, per far questo occorre pero’ intervenire sugli accordi bilaterali e multilaterali riguardanti l’aeroporto di Malpensa, che attualmente ne impediscono lo sviluppo. Malpensa e’ stata usata come mucca da mungere, senza pensare agli investimenti giusti da fare per sviluppare l’aeroporto, per questo occorre prima di tutto che la politica ne resti fuori, e che non parli di finanziamenti pubblici.

Allegati
Alitalia: dalle origini a oggi pdf – 115 KB -

Aggiornamento:
Alitalia: trattativa senza alternative – 19 Marzo 2008

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Tags: Economia · Politica · Privatizzazioni

7 commenti in tutto ↓

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