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Cina: crescita inarrestabile

lunedì, 23 luglio 2007 alle 12:38 · 1 commento - Stampa Stampa

In Cina la crescita annua del Pil del 12 per cento e’ alta, ma non e’ ripartita equamente sul territorio, basta allontanarsi da Pechino, Shanghai e Canton per vedere come nelle zone interne vi e’ un bisogno di crescita ben superiore. Inoltre questa enorme sacca di crescita potenziale fa si che i salari vengano tenuti bassi per i lavori non qualificati, e rende possibile la speranza continua di una ulteriore crescita dei consumi e della produzione.

CinaPer ora non vi sono ancora pericoli nell’immediato, ma all’orizzonte gia’ si intravedono. Un rischio e’ proprio la presenza di milioni e milioni di poveri, che da una parte sono un potenziale, come forza lavoro che si trasferisca dall’agricoltura all’industria, dall’altro sono un rischio di instabilita’ sociale e politica, anche se per ora e’ un rischio molto remoto.

A dispetto di quanto si credeva, ossia che nel 2006 la crescita dell’11,5 per cento del Pil sarebbe stato l’ultimo periodo di “crescita incredibile“, proprio nell’ultimo trimestre dello stesso anno c’e’ stata un’ulteriore accelerazione, raggiungendo cosi’ un interessante 11,9 per cento. Questa crescita ulteriore porta con se alcuni problemi (di cui ho gia’ scritto). Infatti l’inflazione e’ salita del 4,4 per cento e la banca centrale si e’ vista costretta ad un ulteriore (il quinto ormai in 15 mesi) rialzo dei tassi del 0,27 per cento e una riduzione dell’imposta sui depositi bancari.

A spingere la crescita c’e’ anche il continuo aumento delle esportazioni, basti pensare che l’attivo commerciale ha raggiunto i 112,5 miliardi di dollari nel primo semestre e le riserve valutarie arrivano a 1.330 miliardi, esportazioni spinte dall’aumento degli investimenti sia pubblici che privati (gran parte sono finanziati dalle banche, il che crea pericoli per i risparmiatori in caso di crac finanziari).

Secondo una stima dell’Ocse la crescita potenziale (fisiologica) dell’economia cinese e’ del 9,5 per cento annuo, la crescita del Pil al di sopra di questa percentuale alimenta l’inflazione (l’indice dei prezzi al consumo segna un +4,4 per cento) e potrebbe portare al rischio di incorrere in un crac finanziario di dimensioni colossali o a una recessione. Finche’ le esportazioni aumentano il rischio crac e’ scongiurato, e finche’ ci sono gli investimenti le esportazioni troveranno finanziamento. Un circolo virtuoso, che potrebbe pero’ crollare su se stesso. A far si che la crescita superiore ai calcoli dell’Ocse non abbia finora creato danni e’ l’ampiezza dell’economia globale e lo sviluppo delle nuove tecnologie, il che crea effetti moltiplicatori.

La fonte prima della crescita e’ pero’ da cercare nel numero dei potenziali lavoratori, il numero dei lavoratori attivi (ora di 760 milioni su una popolazione di un miliardo e 300 milioni) cresce ad un ritmo dell’1 per cento annuo, 7,6 milioni di nuovi lavoratori ogni anno.
340 milioni di lavoratori sono impiegati in agricoltura, in futuro ci sara’ una larga quota di popolazione rurale disposta (o meglio costretta) a lasciare i campi per andare a lavorare nelle fabbriche e nei cantieri delle citta’, dove e’ vero che la produttivita’ e’ maggiore e quindi e’ piu’ alta la paga, ma e’ anche vero che il costo della vita e’ anch’esso piu’ alto.

La crescita degli investimenti, alimentata dai depositi bancari delle famiglie (che raggiungono 1.400 miliardi di euro), le enormi riserve valutarie, gli investimenti esteri (che continuano ad affluire al ritmo di 60 miliardi di dollari all’anno) alimenta il progresso scientifico e tecnologico, aumentando cosi’ le capacita’ innovativa. Inoltre il bisogno di infrastrutture e la crescita delle esportazioni e dei consumi interni fa si che la domanda di manodopera non venga a mancare.

Il basso costo della manodopera non qualificata, la bassa produttivita’ in agricoltura (basti pensare che il divario di redditi fra città e campagne e’ di 3,2 a 1), la situazione dei contadini che trasferendosi in citta’ si trova costretto ad improvvisarsi operai di industria o di edilizia crea una enorme disparita’ sociale. Disparita’ che spinge o dovrebbe spingere verso l’investimento nelle campagne e verso l’innovazione, questo potrebbe ridurre gli squilibri sociali (aumentando anche la produttivita’ dei lavoratori agricoli), ma aumentare i rischi ambientali. Occorre quindi trovare metodi che tutelino entrambi.

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Tags: Cina · Economia

1 commento in tutto ↓

  • 1 C’e’ chi puo’ e chi non puo’ - Last K’s Voice // 12 nov 2008 alle 07:38

    [...] con calma, per evitare le possibili conseguenze negative, negli ultimi anni il Governo ha dovuto rallentare la crescita del settore immobiliare, che stava creando un’enorme bolla speculativa, aumentando i tassi, [...]

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