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Dpef: comprenderlo e preoccuparsi

martedì, 10 luglio 2007 alle 19:09 · Nessun commento - Stampa Stampa

Secondo il ministro dell’Economa Tommaso Padoa-Schioppa i sentimenti che l’Europa nutre nei confronti dell’Italia alla luce dei numeri contenuti nel Dpef sono “comprensione e preoccupazione“.

EconomiaPrima di tutto vediamo di capire meglio il Dpef, e nel caso in seguito vediamo perche’ preoccuparsi.
Il Dpef [Documento di Programmazione Economico-Finanziaria] ha il compito di individuare verso dove e’ diretta l’economia (l’andamento tendenziale) e indicare quali sono gli obiettivi programmatici e la manovra di finanza pubblica, per il quadriennio successivo.

Invece la Legge finanziaria ha la funzione di modificare gli andamenti inerziali (andamenti tendenziali) delle spese e delle entrate per far si che si possano raggiungere gli obiettivi indicati nel Dpef riguardanti l’anno successivo.

Assieme al Dpef e’ stato emanato il decreto legge 81/2007, che disciplina l’utilizzo dei 7,4 miliardi di euro di extra-gettito emersi nel 2007. Mentre inizialmente si sarebbe dovuto (giustamente) utilizzare l’extra-gettito per ridurre (anche se di poco) l’indebitamento pubblico, esso e’ ora destinato solo in parte alla copertura dell’indebitamento delle amministrazioni pubbliche, in gran parte (5,6 miliardi) verra’ utilizzato per finanziare ulteriori voci di spesa.

A causa di questo la previsione-obiettivo per l’indebitamento 2007 risulta ridotta al al 2,5 per cento, rispetto a quanto si era previsto nel Programma di Stabilita’ presentato nel dicembre 2006 (il 2,8 per cento) e ben inferiore alla soglia massima del 3 per cento. Bisogna comunque dire che il saldo risulta comunque superiore a quanto sarebbe stato se tutte le maggiori entrate fossero state interamente destinate al miglioramento dell’indebitamento netto (sarebbe stata del 2,1 per cento del Pil la riduzione del disavanzo).

L’indebitamento tendenziale del 2008 e’ previsto pari al 2,2 per cento del Pil. La Commissione Europea prevedeva invece un piano di rientro che lo portasse all’1,5 per cento (una manovra di 10 miliardi di euro).
Il Dpef ritiene invece sufficiente il 2,2 per cento, per cui rimanda pericolosamente alle future manovre l’impegno di pareggio di bilancio del 2011.

Le ulteriori spese dovute ad impegni gia’ sottoscritti o futuri che saranno presenti nella Legge finanziaria del 2008 dovranno tener conto del vincolo del 2,2 per cento del Pil del saldo programmatico. Dice anche che la copertura andra’ cercata nella rimodulazione delle spese tendenziali, escludendo futuri pericolosi ricorsi a inasprimenti fiscali.

Vengono fissate priorita’ di intervento, elencate nella tabella III.13 a pagina 35. Sono divise in tre gruppi:
1 – l’impegno del contratto del pubblico impiego, modernizzazione della pubblica amministrazione e riforma degli ammortizzatori sociali, oltre agli impegni internazionali (totale 4,1 miliardi);
2 – impegni che inevitabilmente andranno mantenuti, ma non ancora quantificati, rinnovo dei contratti di servizio, opere pubbliche previste nella Legge obiettivo, alcune agevolazioni fiscali e contratti del pubblico impiego in scadenza (totale approssimativo 7,1 miliardi);
3 – ipotesi varie fatte in questi ultimi mesi, ad esempio l’intervento sull’Ici e altri interventi non ancora definiti (totale non si sa, comunque piu’ di 10 miliardi).

Cio’ che di negativo emerge e’ che la Finanziaria del 2008 non sara’ a costo zero, solo per rispettare gli impegni di spesa gia’ assunti occorrono 11 miliardi. L’impegno di reperire i fondi risparmiando sulla spesa primaria risulta arduo, se non impossibile dati i tentativi infruttuosi dei vari governi che hanno tentato di finanziare le nuove spese senza aumentare le entrate o il deficit.

Quindi le cose sono due, o si aumenta il deficit o si aumenta la tassazione, la terza ipotesi (riduzione della spesa primaria per reperire la copertura necessaria) risulta troppo improbabile per darle credito.

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