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Comunicare per avere scelte condivise

mercoledì, 6 dicembre 2006 alle 21:53 · Nessun commento - Stampa Stampa

Nell’ambito delle scelte fatte dal governo e delle decisioni prese dal parlamento colpisce la scarsa capacita’ di far, non dico condividere, ma almeno capire il perche’ si siano prese, a chi queste decisioni e scelte le subisce.

PoliticaIl cittadino ha il diritto di essere informato, e questa informazione deve essergli fornita in modo semplice e chiaro, anche per un non “addetto ai lavori”. Altrimenti puo’ succedere che la mancanza d informazione determini una serie di incomprensioni e ombre facilmente sfruttabili da chi fa della demagogia e del populismo le sue armi migliori.

Saper comunicare le cause e i ragionamenti che hanno portato a prendere determinate decisioni e’ importante in un paese democratico, tuttavia e’ difficile e di esito non prevedibile. Costando fatica viene spesso considerata poco importante. E’ invece indispensabile comunicare in modo adeguato, altrimenti ci possono essere spazi per creare falsita’, montature ed esagerazioni.

Si deve naturalmente usare la comunicazione per informare il cittadino, non per cercare consensi tra gli elettori (come invece avviene in campagna elettorale), altrimenti o si da una falsa informazione, o si prendono decisioni non utili al paese al solo scopo di raggiungere obiettivi politici di ricerca del consenso popolare. Consenso impossibile in breve termine quando si prendono decisioni difficili in situazioni piene di vincoli come quelle che si trova ad affrontare l’attuale governo.
Meglio agire bene e comunicare male, che agire male e comunicare bene.

Questa finanziaria e in generale le prime mosse di questo governo guidato da Romano Prodi sono la prova di quanto sia pericoloso non saper comunicare con i cittadini.

Prima l’indulto, con le cifre ballerine, con le sue motivazioni discutibili (viene tuttora affermato che e’ stato fatto per alleggerire le carceri, ma questo non spiega perche’ allora l’indulto riguarda anche le pene pecuniarie).

Poi la proposta del ministro Livia Turco sulle droghe “leggere”, che non essendo stata presentata in modo adeguato ha dato l’impressione di essere una depenalizzazione di un reato, mentre invece andava presentata e spiegata come un adeguamento del quantitativo permesso per un uso personale, di un qualcosa che e’ un fenomeno sociale, e come tale va affrontato, non come un reato penale con la reclusione.

Infine la finanziaria, troppo complessa per essere compresa dai cittadini, che pero’ ne inquadrano subito le schematizzazioni proposte dai piu’: “piu’ tasse“.

Questa schematizzazione semplicistica, parziale e in quanto incompleta, errata, ha permesso a parte della CdL di portare in piazza a Roma il 2 Dicembre, piu’ di un milione di persone.

Non sempre ad un grande sforzo comunicativo corrisponde un adeguato recepimento, tuttavia in questi tre casi la comunicazione e’ risultata sicuramente inadeguata. Non e’ detto che una migliore comunicazione avrebbe reso gradevoli queste decisioni, ma almeno si sarebbe potuta sviluppare una contestazione ragionata, che protesta conoscendo le motivazioni che hanno portato il governo a quelle decisioni, e avrebbe permesso anche a chi non protesta di capire se chi scende in piazza ha ragione, torto, o se esistono due ragioni in conflitto tra loro. In quest’ultimo caso e’ giusto che prevalga la ragione che porta maggiori benefici sociali (non necessariamente nel breve termine).

Senza comunicazione non c’e’ informazione, non c’e’ consapevolezza e non puo’ esserci un dialogo democratico tra elettori ed eletti.

Questo governo deve imparare a parlare con i cittadini.

Si e’ parlato poco dell’impegno con Bruxelles di diminuire il debito e risanare i conti, non si e’ dato risalto all’importanza di far ripartire l’Italia e dell’impossibilita’ di far cio’ con un macigno che grava sulle nostre spalle quale e’ il debito pubblico. Si e’ parlato poco anche di come in questi ultimi anni gli squilibri sociali si siano fatti piu’ pesanti, mostrando l’inadeguatezza dell’attuale sistema sociale, non nella quantita’, ma nella qualita’ di spesa. Una spesa pubblica alta ma in parte sprecata.

Per risolvere questi ed altri problemi occorre prima di tutto risanare il bilancio, riducendo il debito, riportando i valori ad una situazione accettabile possibilmente stabilmente nel tempo. Successivamente si potranno ridurre gli sprechi nella spesa pubblica adeguando gli strumenti alle nuove situazioni socioeconomiche del paese. Quindi pensioni, sanita’, scuola, lavoro, universita’, ricerca e pubblica amministrazione, questi i temi caldi che vedranno impegnata l’Italia prossimamente. Grandi riforme necessarie perche’ si abbia uno sviluppo del paese.

Contemporaneamente occorre partire seriamente con le liberalizzazioni e le privatizzazioni, per fornire servizi di qualita’ e competitivi a livello per lo meno europeo. A questo punto il paese avra’ le carte in regola per affrontare la sfida internazionale e non soccombere.

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Tags: Politica

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