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Liberi di liberalizzare

mercoledì, 12 luglio 2006 alle 09:44 · 2 commenti - Stampa Stampa

Il “decreto Bersani” interviene su questioni che riguardano il libero commercio, situazioni in cui da anni si sarebbe dovuto intervenire, ma che il blocco posto dalle corporazioni aveva impedito, senza far nulla, semplicemente con la consapevolezza della sua presenza.

PoliticaOra si e’ agito, in modo leggero a dire il vero, per le farmacie, semplicemente ora i farmaci da banco vendibili senza prescrizione medica potranno essere venduti anche nei supermercati. I quali dovranno assumere un farmacista che provveda alla vendita degli stessi.

Gli effetti di questo decreto vogliono essere di tre tipi: creare i presupposti per un ribasso dei prezzi, rendere le offerte di maggiore economicita’ il piu’ possibile pubbliche e, contemporaneamente, introdurre incentivi di comportamento, o forme di controllo, che evitino che la concorrenza sui prezzi si traduca in un peggioramento del servizio offerto al consumatore.
Il ribasso dei prezzi verra’ attuato con la vendita nei supermercati dei farmaci da banco per quanto riguarda le farmacie, e con l’eliminazione delle tariffe obbligatorie minime o fisse per le libere professioni. Questa azione dovrebbe avere l’effetto di aumentare la concorrenza, dare la possibilita’ di offrire sconti e generare un prezzo minore.
Per informare il cliente sui vari sconti o sui nuovi prezzi dei vari offerenti si da la possibilita’ di pubblicizzare i servizi offerti e gli sconti.
Rimane da salvaguardare la qualita’ del servizio, rischio molto concreto, per fare un prezzo minore si potrebbe tendere ad abbassare la qualita’ del servizio offerto. Per cercare di evitare (o meglio ridurre il rischio) che il professionista offra un servizio scadente per poter attuare lo sconto, nel decreto Bersani si offre la possibilita’ di introdurre regole che consentano di vincolare il pagamento (e la sua entita’) al risultato. Ad esempio, nel caso degli avvocati vi sarebbe la possibilita’ di inserire le contingency fee: clausole, ampiamente diffuse negli Stati Uniti, che subordinano il pagamento della parcella dell’avvocato all’evenienza che si vinca la causa e che ne legano l’importo a quanto il cliente ottiene dalla controparte a seguito della sentenza, ad esempio in risarcimento.

Quest’ultima possibilita’ e’ criticata da molti avvocati per via del legame troppo forte che si instaurerebbe tra l’avvocato e l’esito del processo.

Rimane il problema delle tariffe a orario, che annullano gli effetti di questo decreto, rendendo impossibile intervenire per ridurre il prezzo. Per cui se non si porteranno tutte le parcelle ad un pagamento a forfait, l’azione di questo decreto potrebbe tradursi addirittura ad un aumento del prezzo per alcuni servizi.

Per quanto riguarda i tassisti, l’articolo 6 del decreto, prevede la “deroga al divieto di cumulo di licenze per il servizio di taxi”, i comuni “potranno” quindi vendere delle licenze aggiuntive a chi gia’ ne possiede una e i proventi derivanti da queste vendite saranno ripartiti, in misura non inferiore al 60 per cento e non superiore all’80 per cento, tra i titolari di licenze taxi che mantengono una sola licenza. Questa ripartizione e’ fatta per compensare questi ultimi per la perdita in conto capitale derivante dall’aumento complessivo del numero delle licenze, infatti i tassisti usavano la licenza come liquidazione, vendendola o dandola ad un proprio parente, con l’aumento del numero delle licenze tale valore si ridurrebbe. I comuni, inoltre, possono rilasciare autorizzazioni temporanee a svolgere servizio taxi, al fine di fronteggiare picchi di domanda o “eventi straordinari”.

Resta da vedere se i comuni tradurranno quel “potranno” in “faranno“, o se privilegiando i privilegi dei tassisti agli interessi dei consumatori lasceranno la situazione invariata. Inoltre affinche’ l’aumento di concorrenza si traduca in una riduzione dei prezzi occorre che i comuni, che hanno la competenza per le tariffe, consentano gli sconti.

Questo decreto avra’ anche altri effetti, per un loro esame vi rimando a questo articolo.

Queste non sono le uniche categorie che per inerzia o colpa dei vari governi hanno accumulato privilegi piu’ o meno grandi, vi sono altre categorie, o lobby, molto forti, con le quali occorrera’ fare i conti per altre riforme, ben piu’ importanti. I sindacati, confindustria, giornalisti, professori universitari, la televisione… Che incutono ancor piu’ timore perche’ per buona parte hanno forti legami con questo governo, e questo governo ha forti legami con queste categorie, e l’altra parte ha comunque un potere enorme nell’influenzare le masse. Per cui sara’ molto piu’ difficile intervenire. Vista la difficolta’ e il timore con cui si sono apportate innovazioni la’ dove gli “interessi” di questo governo sono limitati (tassisti, notai, farmacisti, avvocati), viene da chiedersi se riusciranno ad avanzare una seppur minima proposta che intacchi i sindacati ad esempio. Resta il fatto che se non lo si fara’ restera’ a tutti il ricordo di un governo che interviene solo su pochi, lasciando fuori i poteri veramente forti, per timore piu’ che per convinzione politica.

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Tags: Economia · Liberalizzazioni

2 commenti in tutto ↓

  • 1 Cambiare per continuare a crescere - Last K’s Voice // 22 lug 2007 alle 12:00

    [...] Proprio l’inflazione pero’ e’ la variabile che potrebbe compromettere questo trend positivo. Se non si attuano al piu’ presto importanti liberalizzazioni de mercato (continuando il processo avviato da Bersani con il primo e il secondo decreto), che consentano un aumento della concorrenza, l’Italia sara’ a rischio inflazione. Un aumento dell’inflazione bloccherebbe la crescita, le liberalizzazioni, aumentando la concorrenza, creerebbero una maggior efficienza del mercato e avrebbero l’effetto di non far aumentare i prezzi, anzi in certi casi potrebbero ridurli. [...]

  • 2 La lunga strada per le liberalizzazioni - Last K’s Voice // 22 lug 2007 alle 12:01

    [...] Il piu’ delle volte queste proposte risultano esagerate rispetto alle modifiche annunciate, questo perche’ hanno paura che sia semplicemente la prima mossa. Cosi’ si pensava all’indomani del decreto Bersani. Oggi purtroppo devo constatare che alla prima mossa non ne e’ seguita una seconda piu’ incisiva. Probabilmente dovremo aspettare la terza mossa per vedere effetti maggiori. [...]

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