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Lo sciopero fiscale

lunedì, 8 maggio 2006 alle 11:17 · Nessun commento - Stampa Stampa

L’ultima minaccia di Silvio Berlusconi ha dell’assurdo: “Se non ci sentiremo rappresentati non accetteremo di pagare le tasse. Noi siamo dei democratici ma non avremo paura di applicare tutto quello che la sinistra ci ha insegnato. Sapremo fare anche noi lo sciopero fiscale e ostruzione in Parlamento”.

PoliticaHa dell’assurdo per varie ragioni, una di queste e’ che quando un lavoratore sciopera rinuncia al suo stipendio, mentre lo sciopero fiscale non comporta rinunce, a meno che non siano pronti a rinunciare anche a tutti i servizi pagati tramite la tassazione. Sarebbero pronti Berlusconi e i “suoi” nel fare lo sciopero fiscale a rinunciare alla luce, al gas, alla sicurezza, a poter camminare sul suolo pubblico, a potersi curare negli ospedali pubblici, a frequentare scuole pubbliche. Se venissero rapinati sarebbero pronti a subire senza andare a fare una denuncia alle forze dell’ordine, ecc. Gli esempi sarebbero troppi.

Non credo siano pronti alle rinunce, e’ una minaccia assurda, non ha ragione d’essere, non siamo piu’ un Paese isolato, facciamo parte dell’Unione Europea, della Nato, se dovesse esserci un comportamento antidemocratico da parte di un governo vi sono organi e modi che possono intervenire. Le minacce da campagna elettorale stanno diventando sempre piu’ irose e pericolose.

L’Italia si divide sempre di piu’, anche a causa di certe dichiarazioni prive di fondamento, non si puo’ dire che l’Italia che produce ha votato una parte politica, significa dire che la politica non rappresenta piu’ l’intera nazione, ma ogni forza politica rappresenta una “classe sociale”, i ricchi del Nord da una parte e i poveri disoccupati del Sud dall’altra. Questo significa falsare la realta’ con l’obbiettivo di creare tensione.

L’Italia ora ha bisogno di unita’ d’intenti, di forza e di coraggio. Tutti quanti dobbiamo e devono fare uno sforzo per cambiare questa situazione, non si puo’ sperare di raggiungere importanti obiettivi se non c’e’ un accordo su larga scala, sia politica che sociale.

Ridurre il debito, rafforzare l’esportazione, rendere piu’ competitivi i nostri prodotti, privatizzare in modo intelligente certi settori, tutto cio’ non puo’ essere fatto se non con un largo accordo. Come puo’ esserci questo accordo se ogni motivo e’ buono per denigrare, offendere e demonizzare l’altro?

Dobbiamo migliorare l’Italia e spero non sia troppo tardi quando ci decideremo a farlo.

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Tags: Economia · Politica

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