La forte espansione del mercato cinese di esportazione ha richiesto ingenti investimenti, finanziati quasi totalmente dalle banche. Proprio questo e’ il problema, non tutte le iniziative hanno avuto un ritorno di capitale, per cui molte imprese non riescono a pagare il debito che hanno con le banche.
Secondo una stima della Ernst & Young l’ammontare di questi crediti a rischio raggiungono i 900 miliardi di dollari. La stima e’ ben superiore ai dati ufficiali forniti dalla Banca Centrale e dal governo. Se veramente la situazione fosse quella presentata dalla Ernst & Young si tratterebbe di un “buco” che non puo’ essere coperto neppure dalla riserve valutarie della Banca Centrale (che pure ammontano a 850 miliardi).
Finche’ la crescita di produzione del mercato cinese sara’ alta il problema e’ rimandato, ma se dovesse rallentare o addirittura fermarsi, allora saranno dolori, e non solo per la Cina, infatti gran parte del forte debito degli Stati Uniti e’ finanziato dalla Cina, che detiene buoni del tesoro.
La situazione potrebbe pero’ essere meno grave di quanto appaia, in Cina si stanno facendo grandi investimenti, e finche’ il denaro circola, il “buco” passa inosservato, le numerose imprese in crisi o fallite saranno sostituite o acquistate da altre e non si vede ancora una fine per la forte crescita cinese.
- Video della settimana #12 - 18/12/2008
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6 commenti in tutto ↓
1 Marco Wong // 5 mag 2006 alle 01:47
Dover mantenere dei tassi di crescita elevati è la “condanna” della Cina moderna. Ma in questo momento la crescita è meno artificiale di come è stata per esempio intorno agli ultimi anni ’90, quando il governo cinese di fronte a segnali di rallentamento dell’economia intraprese un programma di grandi opere pubbliche. In questo momento la dirigenza del paese sta infatti cercando di rallentare la crescita proprio per evitare fenomeni speculativi e la creazione di bolle soprattutto nel settore edilizio, anche se c’è una certa riluttanza ad affrontare il problema delle banche e dei loro prestiti ad aziende non performanti onde evitare temute ripercussioni sociali.
2 Luca Vinci // 5 mag 2006 alle 08:38
Mi piacerebbe avere dei dati sulla crescita edilizia, che con lo spostamento dalle campagne alle citta’ deve essere enorme.
> Dover mantenere dei tassi di crescita elevati è la “condanna” della Cina moderna.
“Condanna”, ottima definizione, in effetti non ha alternative, e’ la crescita che le impedisce di entrare in crisi. Vediamo cosa succede con la rivalutazione dello yuan anche se sicuramente sara’ una rivalutazione molto cauta.
Per quanto riguarda la crescita “truccata” della fine anni ’90 molte imprese pubbliche sono entrate in profonda crisi a causa di quel programma politico, forse anche a causa della crisi dell’impresa pubblica il governo ha dovuto accelerare il processo di privatizzazione dell’economia. Ma e’ solo una mia ipotesi.
Grazie per il commento.
3 Marco Wong // 6 mag 2006 alle 00:22
le imprese pubbliche cinesi sono nella maggior parte inefficienti per il loro peccato originale, l’essere concepite per la maggior parte nell’epoca del centralismo di stampo comunista.
Una parte della dirigenza cinese le ha sempre protette per il ruolo di amortizzatore sociale e di potere, ma l’industria privata ha oramai raggiunto una dimensione tale che è in grado gradualmente di assorbire gli esuberi che si stanno creando.
Il processo non è indolore, ed una massa di lavoratori in età critica e senza particolari professionalità vive il cambiamento con grande incertezza ed è questa la ragione per cui i cinesi hanno un’altissima attitudine al risparmio.
Questa è un’altra contraddizione del sistema, il governo deve trovare la giusta via di mezzo tra un sistema bancario in ovvia sofferenza, risparmiatori che hanno paura del futuro ed ai quali non si può permettere la sfiducia anche verso le banche, ed imprese statali anch’esse in difficoltà.
Senza pretendere di avere la sfera di cristallo, penso che si continuerà una politica di “un colpo al cerchio ed uno alla botte”, ovvero un freno agli investimenti nei settori più speculativi, minori interventi di salvataggio nelle imprese più decotte che verranno liquidate o fatte salvare da gruppi privati o stranieri, esperimenti di apertura nel settore bancario ad aziende straniere e la sperimentazione di forme di previdenza privata.
4 Luca Vinci // 6 mag 2006 alle 07:50
Direi che la politica del “un colpo al cerchio ed uno alla botte” si adatterebbe anche in Italia, sarebbe stato un bene mettere un freno agli investimenti speculativi in immobili ad esempio, i minori interventi per salvare imprese in difficolta’ avrebbero reso la FIAT e altre grosse imprese ben piu’ competitive di quanto lo siano ora, l’apertura del sistema bancario anche in Italia e’ uno degli strumenti per portare alcune banche fuori dalla crisi (Moody’s proprio ieri ha reso noto di aver alzato da A3 ad A1 il rating di Bnl in seguito all’acquisizione da parte di Bnp). E le forme di previdenza privata potrebbero essere la salvezza del sistema previdenziale italiano, con sempre piu’ pensionati. Direi che sono soluzioni che si adattano bene a molti Paesi.
Le politiche economiche da attuare non sono poi cosi’ distanti, con qualche distinguo (ogniuno ha i suoi specifici grossi problemi che lo rendono “speciale”).
5 Cina: crescita inarrestabile - Last K’s Voice // 23 lug 2007 alle 12:38
[...] A dispetto di quanto si credeva, ossia che nel 2006 la crescita dell’11,5 per cento del Pil sarebbe stato l’ultimo periodo di “crescita incredibile“, proprio nell’ultimo trimestre dello stesso anno c’e’ stata un’ulteriore accelerazione, raggiungendo cosi’ un interessante 11,9 per cento. Questa crescita ulteriore porta con se alcuni problemi (di cui ho gia’ scritto). Infatti l’inflazione e’ salita del 4,4 per cento e la banca centrale si e’ vista costretta ad un ulteriore (il quinto ormai in 15 mesi) rialzo dei tassi del 0,27 per cento e una riduzione dell’imposta sui depositi bancari. [...]
6 Tutti uniti contro la crisi, forse - Last K’s Voice // 14 nov 2008 alle 10:39
[...] considerare recessione una crescita sotto l’8 per cento. Sotto un tale livello infatti entrerebbe in crisi tutto il sistema economico in Cina. Non sara’ facile quindi trovare un accordo per ridefinire la governance di queste [...]
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