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Tutti felici senza l’ICI?

mercoledì, 5 aprile 2006 alle 17:12 · 2 commenti - Stampa Stampa

Guarda caso la proposta dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa e’ venuta fuori al termine di un contradditorio, a quattro giorni dal voto, con una scenetta studiata a tavolino per imprimersi nella mente degli spettatori.

PoliticaTutto cio’ e’ preoccupante, perche’ ha dato l’impressione di essere una proposta improvvisata, non studiata nelle sue problematiche e nei suoi effetti, dando quindi una forte impressione di populismo e di estemporaneita’.

I miei dubbi nascono da vari fattori, ora provo ad elencarli.

L’ICI e’ un’imposta comunale, ed e’ facile fare bella figura togliendo le tasse che finanziano gli altri. Inoltre come alternativa a questo introito e’ stata prospettata l’ipotesi di una partecipazione dei comuni alle politiche di accertamento. Ipotesi che non e’ stata spiegata nei modi e nei mezzi. Come infatti possa avvenire e’ un mistero. Concludendo l’ICI puo’ essere sostituita solo da un aumento dei trasferimenti dallo Stato centrale, il che porta a quelli sprechi che proprio il centrodestra dice di voler eliminare.

L’ICI ha una funzione ridistributiva, perche’ e’ tassata maggiormente la casa che vale di piu’ e in misura minore la casa che vale di meno, eliminando l’ICI per tutte le prime case si elimina anche questa funzione dell’ICI. Il vero problema da risolvere e’ che il catasto non e’ affidabile perche’ spesso attribuisce valori fuori mercato alle abitazioni. La soluzione e’ la revisione degli estimi e delle categorie catastali, revisione in parte fatta ma mai attuata dal Governo.

Togliere l’ICI ai comuni significa privarli di uno strumento che li rende in parte autonomi fiscalmente, rendendoli ancor piu’ dipendenti dai trasferimenti dello Stato centrale, limitando fortemente la loro autonomia e probabilmente favorendo gli sprechi.

Per cui se il Governo elimina l’ICI sulla prima casa dovra’ neccessariamente far fronte alle minori entrate dei comuni mettendo mano alle casse dello Stato, il che significa che da qualche parte devono venire. Certo che 2,5 miliardi di euro non sono nulla di fronte ai 35 miliardi che il programma della CdL richiede, e sono pochi anche confronto ai 10 miliardi di euro del programma dell’Unione, ma diversamente da altre operazioni (come la riduzione del cuneo fiscale) l’abolizione dell’ICI sulla prima casa non porta giovamento all’economia. Un aumento cosi’ ridotto del reddito delle famiglie non avra’ incidenza sul Pil, per cui e’ un’operazione esclusivamente da propaganda.

Se veramente vogliamo far ripartire l’economia, riprendere a crescere dobbiamo evitare questi sprechi di risorse, per quanto piccoli possano essere e usare tutte le nostre energie per qualcosa di concreto.

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2 commenti in tutto ↓

  • 1 Jerry // 9 apr 2006 alle 22:01

    l’i.c.i. non è altro che una diversa denominazione di una imposta chiamata i.s.i
    che significa imposta straordinaria immobili che sarebbe dovuta essere “una tantum” all’epoca delle “una tantum”. Più volte da destra e sinistra ne è stata
    proposta l’abolizione, ma poi come al solito non se ne fatto niente. Il discorso se si debba abolire o meno dipende da fonti alternative di tassazione. Se le economie delle varie regioni ripartono e i comuni trovano fonti alternative di tassazione è auspicabile ridurre i costi sugli immobili per renderne più competitivo il mercato.Ergo per abolire l’i.c.i ci vorrà del tempo.

  • 2 Una lunga strada non ancora iniziata - Last K’s Voice // 7 lug 2008 alle 09:20

    [...] e’ abolito l’Ici, operazione psicologica ma senza effetti reali, i mancati introiti dei comuni dovuti alla mancanza dell’Ici vanno [...]

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