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Piu’ tasse per pochi

venerdì, 31 marzo 2006 alle 18:46 · Nessun commento - Stampa Stampa

C’e’ molta confusione in gran parte dettata dal fatto che l’Unione non riesce a dare risposte univoche su certi temi, incapacita’ ovviamente sfruttata dalla CdL.

EconomiaMi riferisco alle continue dichiarazioni da parte di esponenti della Casa delle Liberta’ sul fatto che “l’Unione intende aumentare le tasse“. Frase che di per se non avrebbe senso, non fosse che esponenti dell’Unione hanno confuso le idee agli italiani parlando di armonizzazione, successione, aumento delle tasse. Temi che non spiegati e con dichiarazioni differenti hanno creato una confusione enorme che con questo clima pre-elettorale non e’ certo di aiuto.

Vediamo dunque di analizzare le varie proposte dell’Unione.

Armonizzazione

Consideriamo che ora come ora nonostante i conti correnti e i libretti (bancari e postali) danno poco o niente di interessi (anzi, alcune volte gli interessi non coprono neppure la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione) e sono tassati al 27% il 64% dei piccoli risparmiatori preferisce questa forma di risparmio rispetto ai BOT e agli altri titoli di Stato nonostante rendano di piu’, infatti solo il 5,6% delle famiglie detiene titoli di Stato.
La tassazione sui titoli del debito pubblico passerebbe dal 12,50% attuale al 20%. Oltre ai titoli di Stato anche i buoni postali e le obbligazioni con scadenza superiore a diciotto mesi andrebbero incontro alla medesima tassazione, ma cio’ che piu’ conta per l’Unione, ossia probabilmente il vero obiettivo di questa “armonizzazione” sono i dividendi e tutte le plusvalenze (non tutte a dire il vero, infatti le partecipazioni qualificate sono tassate per circa il 40%).
Probabilmente se la gente optera’ per forme alternative ai titoli di Stato sara’ un bene per le casse dello Stato.

Cosa succede se dovesse vincere l’Unione di Prodi e venissero quindi armonizzate le aliquote portandole al 20%? Naturalmente faccio l’ipotesi che riguardi solo i titoli di nuova emissione (come e’ scritto nel programma dell’Unione e come e’ stato da loro piu’ volte ribadito).
Non succede nulla, lo Stato non guadagna granche’ di piu’ e il piccolo risparmiatore non modifica granche’ le sue propensioni, probabilmente il numero di famiglie che possiede conti correnti o libretti postali o bancari aumentera’, ma non di tanto, nonostante la riduzione dell’aliquota d’imposta gli interessi sono cosi’ bassi da non avere che un piccolissimo vantaggio che in pochi riusciranno a vedere.
I pochi che investivano in titoli di Stato potranno decidere se continuare a farlo, qualcuno decidera’ di dirigere i propri risparmi verso altre forme di investimento (fondi comuni, obbligazioni, azioni, libretti, conti correnti, ecc.), altri continueranno perche’ con interessi cosi’ bassi (anche se probabilmente aumenteranno per via degli aumenti dei tassi da parte della BCE) non ci saranno perdite visibili per i piccoli risparmiatori, anzi, qualche piccolo guadagno.

Concludendo tutto il baccano che e’ stato fatto parte da paure infondate. Anche la paura della fuga di capitali all’estero e’ sopravvalutata. Se volete approfondire leggete questo articolo sulla tassazione delle attivita’ finanziarie.

Successione

Negli U.S.A. come in molti altri Paesi industrializzati si finanziano certe parti della spesa pubblica dello Stato.

In Italia il governo Berlusconi nel 2001 ha abolito l’imposta di successione sui grandi patrimoni. Esistono alcune buone ragioni per reintrodurla, vincolandone ad esempio i proventi all’accrescimento delle opportunita’ di autodeterminazione dei giovani italiani.

Bisogna inoltre considerare che se verra’ ripristinata questa colpira’ i lasciti il cui valore superi una soglia che vari esponenti dell’Unione fanno oscillare tra i 300 mila e i 500 mila euro. Cifre che non riguardano di certo il cittadino medio, ma che la confusione messa in atto dall’incapacita’ comunicativa dell’Unione e dalla capacita’ di approfittare della situazione della CdL ha fatto credere.
Io direi che le vere paure per i piccoli risparmiatori non sono l’aumento delle tasse sui pochi interessi dei BOT, ma sapere cosa si fara’ per non far piu’ accadere un altro caso bond argentini, un altro caso Parmalat e via dicendo. Credo sia questo che vogliono sapere gli italiani.

Per cui di questo parlero’. I due principali problemi sono:
- la scarsa concorrenza complessiva nei mercati bancari e quindi il maggior costo pagato dagli utenti, rispetto a quanto si osserva negli altri paesi dell’Unione Europea. Per le imprese questo si traduce quindi in maggiori oneri e in un piu’ elevato costo del capitale;
- la necessita’ di rafforzare la tutela dei risparmiatori, anche mediante un maggiore controllo dei conflitti di interesse delle banche nei confronti dei loro clienti e fra banche e imprese quando le prime finanziano propri azionisti o soggetti a esse comunque collegati.

Come si risolvono?

Il programma dell’Unione individua:
- norme per la migliore corporate governance delle imprese;
- introduzione della class action (azione collettiva dei risparmiatori) per il risarcimento dei danni subiti;
- maggiori controlli sui conflitti di interesse delle banche nella prestazione dei servizi di investimento e nell’attivita’ di ricerca finanziaria;
- limiti quantitativi al finanziamento che le banche possono concedere a propri azionisti o soggetti collegati;
- riforma del diritto fallimentare.

La Casa delle Liberta’ parla di:
- sviluppo della Banca del Sud;
- introduzione del principio della libera, immediata e gratuita “portabilita’” dei conti correnti da una banca all’altra (come per i telefonini) per far crescere la competizione bancaria.

Sulla Banca del Sud nutro forti dubbi, la Lega ha cercato di avere una Banca del Nord col risultato che tutti conosciamo. Per quanto riguarda la portabilita’, non e’ una soluzione, in caso di costi simili anche il libero trasferimento da una banca all’altra e’ inutile, soprattutto se si impedisce l’accesso a operatori stranieri, che loro si potrebbero portare un po’ di concorrenza dei prezzi.

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Tags: Economia · Politica

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