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L’Italia che non vuole crescere

giovedì, 1 dicembre 2005 alle 10:25 · Nessun commento - Stampa Stampa

Questa settimana su Panorama c’e’ una bella storia di copertina di Chicco Testa (con Francesco Gaetano Caltagirone, Paolo Scaroni e Carlo Ripa di Meana) dal titolo cattivo ma per certi versi vero: “L’Italia che non vuole crescere”.

EconomiaL’articolo comincia in questo modo: «Tutti sappiamo che le infrastrutture sono fondamentali per lo sviluppo. Eppure, blocchiamo le linee dei treni veloci, le centrali dell’Enel, gli impianti che utilizzano i rifiuti per produrre energia, perfino le fonti rinnovabili… Colpa di tre anomalie. In un paese che forse ha perso la fiducia nel futuro.».

1. – Le motivazioni analizzate nell’articolo sono varie, la predominante sembra essere la motivazione ambientalista anche se da molte opere a cui viene detto no in realta’ potrebbero portare un miglioramento alla situazione ambientale preesistente.

Vi sono quindi vere e proprie contraddizioni in molti di questi “no a prescindere”. C’e’ una estenuante difesa dello status quo.

2. – Vi e’ un bisogno di decidere sulle opere da realizzare nel proprio territorio tramite la ricerca del consenso. Il problema e’ che alcune opere vanno fatte con accordi internazionali, e non si puo’ far decidere per tutti gli abitanti di una valle, di una citta’, di un quartiere, ecc.

Viene finalmente preso in considerazione un altro fenomeno tipico dell’Italia, ossia la strumentalizzazione di queste situazioni da parte della classe politica. Politici a caccia di voti che prendono le difese degli abitanti di un paese, di sindacati, ecc. senza sapere il come e il perche’.

3. – Vi e’ poi una lieve ma subdola resistenza, che non nega l’utilita’ o la necessita’ di un’opera, ma chiede vanga fatta “altrove”, oppure il progetto non va bene perche’ vecchio, e’ migliorabile di dimensioni insufficienti o esuberanti.

Naturalmente gli oppositori non hanno tutti i torti, e’ difficile dare fiducia allo Stato nelle opere pubbliche, anni di corruzione, progetti iniziati e mai terminati, lungaggini burocratico-amministrative, interessamenti sospetti e chi piu’ ne ha viste piu’ ne dica non aiutano di sicuro.

Gli italiani, popolo pessimista e conservatore si dice nell’articolo. Probabilmente si, manca la fiducia e questo porta al pessimismo, c’e’ incertezza nel futuro e questo porta al conservatorismo.

L’imprenditore Caltagirone accusa invece la cultura dei monopoli e la scarsa considerazione del bene comune.

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