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Lavorate fino alla morte

giovedì, 17 novembre 2005 alle 10:37 · Nessun commento - Stampa Stampa

La dichiarazione di Silvio Berlusconi su un eventuale allungamento dell’eta’ lavorativa e’ veramente improponibile nella sua formulazione, inoltre si basa su una supposizione erronea, ossia, dice Berlusconi: «L’Italia e’ il Paese europeo in cui si lavora meno». E siccome lavoriamo per un minor numero di ore sarebbe ovvio lavorare per un maggior numero di anni per compensare.

Ma vediamo un po’ di dati:

Paese Uomini Donne
Grecia 44,1 39,1
Rep. Ceca 43,1 38,5
Lettonia 43 39,7
Austria 42,9 33,5
Polonia 42,7 37,3
Cipro 42,6 37
Irlanda 42,5 31,9
Slovenia 42,3 39,7
Slovacchia 42,1 39,8
Ungheria 41,9 39
Germania 41,7 31,3
Lussemburgo 41,5 32,8
Gran Bretagna 41,4 30,8
Estonia 41,3 38,9
Italia 40,8 30,1
Malta 40,5 34,2
Portogallo 39,9 35,5
Belgio 39,7 31,6
Lituania 39,6 37,6
Francia 39,5 32,8
Spagna 39,4 34,5
Finlandia 39,4 34,6
Svezia 38,8 32,8
Danimarca 38 31,6
Paesi Bassi 37,8 25,1


Fonte: Eurostat 2004 (orario medio settimanale)*

Per cui le considerazioni di Berlusconi si basano su luoghi comuni piu’ che su fatti.

L’altra motivazione addotta e’ l’allungarsi della vita media, nonostante si allunghi la vita media, c’e’ da dire che la capacita’ lavorativa non si allunga di pari passo, e mentre per certi lavori che non richiedono prontezza di riflessi, lucidita’ mentale o forza fisica notevole possiamo anche prendere in considerazione il prolungarsi della vita lavorativa, non e’ cosi’ per gli altri lavori, in cui una o piu’ di queste caratteristiche sono richieste, e dove a parte eccezioni la norma e’ una bassa vita lavorativa.

Mi sono sempre domandato il motivo per il quale le donne possano andare in pensione 5 anni prima dei loro coetanei uomini, considerando che la loro speranza di vita e’ ben piu’ alta, probabilmente e’ un fatto di costume, una sorta di gentilezza, oppure un modo per risparmiare sull’assistenza a minori ed anziani, del resto la vitalita’ delle donne anziane e’ di molto maggiore rispetto agli uomini, questo permette che esse possano accudire i loro mariti e i loro nipotini. Ma questa e’ una mia personale considerazione non suffragata da dati.

Non vedo quindi il motivo per cui anni di inefficenze statali e di incapacita’ di amministrare il denaro da parte di enti pubblici debbano ricadere sulle vecchie e fragili spalle dei lavoratori italiani, non tutti riuscirebbero a sopportare il peso, e l’Italia detiene gia’ il triste primato delle morti bianche.

Mi chiedo inoltre dove troverebbero lo spazio per inserirsi nel mondo del lavoro i “giovani”, troverebbero lavoro verso i 35-40 anni, dove saranno ormai in eta’ troppo avanzata, non piu’ “giovani” per imparare un nuovo mestiere. Saranno quindi nell’impossibilita’ di trovare lavoro prima (se non quelli che citavo prima, ossia i lavori che richiedono: prontezza di riflessi, lucidita’ mentale o forza fisica notevole) e nelle situazione di essere non piu’ richiesti dopo.

* Non si considerano gli orari prolungati diffusi nei rapporti di lavoro precario o in nero.

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