Quando tutto fa pensare ad una situazione critica, ecco che arriva l’Istat a consolarci e a smentire le sensazioni di noi poveri italiani.
Infatti secondo quanto rileva l’Istat le retribuzioni contrattuali orarie sono cresciute a marzo 2005 dello 0,2% rispetto a febbraio e del 3,5% rispetto a marzo 2004 (occorre considerare pero’ che il 41,9% dei lavoratori dipendenti sono attualmente in attesa di rinnovo del contratto).
Positivo anche nel pubblico impiego, qui infatti gli stipendi sono cresciuti a marzo in media del 3,1% rispetto a marzo 2004 (ma la crescita e’ stata possibile solo grazie agli aumenti nei settori della sanita’, delle forze dell’ordine e dei militari, dove le retribuzioni sono cresciute rispettivamente del 5,6%, dell’8,9% e del 12%, mentre tutti gli altri stipendi sono rimasti mediamente invariati rispetto al 2005).
Vi sono ampie differenze settoriali anche nel privato, in agricoltura ad esempio l’aumento medio delle retribuzioni contrattuali e’ stato del 5,9%, mentre nell’industria, a fronte di un aumento medio del 3,4%, si sono registrate crescite dell’1,4% nel settore metalmeccanico, dello 0,8% nell’energia, del 5,8% nella gomma e del 4,9% nel tessile. Nell’edilizia l’aumento medio delle retribuzioni e’ stato pari al 7,8% mentre nel commercio, pubblici esercizi ed alberghi e’ stato del 5,3% (6,2% per il commercio e 2,5% per i pubblici esercizi). Incrementi sostenuti anche per i servizi alle imprese (+4,8%) e per i servizi alle famiglie (+5%) mentre il credito e le assicurazioni hanno registrato un aumento di appena l’1,2% (+0,8% il credito, +5,6% le assicurazioni).
Questo aumento del 3,5% e’ superiore rispetto all’indice di inflazione segnato a marzo e compreso tra l’1,7% e l’1,9%.
Inoltre, secondo i tecnici dell’istituto nazionale di statistica, se anche non ci fossero ulteriori rinnovi contrattuali durante l’anno, nel 2005 l’aumento delle retribuzioni contrattuali sarebbe del 3%.
Quindi nel caso venissero firmati alcuni contratti (pubblico impiego e metalmeccanici ad esempio) l’indice «sara’ superiore al 3%» alla fine del 2005.
Che dire, dopo le polemiche originate da un calcolo dell’inflazione molto inferiore rispetto a quella percepita, ancora una volta noi crediamo di stare sempre peggio mentre invece la situazione migliora ogni mese di piu’… ma sara’ vero?
- Appunti del Sabato #24 - 20/12/2008



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2 commenti in tutto ↓
1 Sandro kensan // 13 mag 2005 alle 17:14
Riguardo al merito sono d’accordo con la differenza tra percezione e dati ufficiali e trovo per questo molte giustificazioni. Prima di tutto la dipendenza televisiva e dai media in genere che è una questione di attaccamento basato sull’ansia più che voglia di sapere come è fatto il mondo reale. In base a questo si sviluppa molta parte della nostra economia e pure una percezione diversa dai dati reali (ovviamente se il perseguimente della realtà non è un obiettivo).
Secondariamente ci sono questione umane obiettive come la regressione economica, come ho scritto se l’inflazione reale è del 6% e lo stipendio aumenta del 2% è evidente che l’inflazione percepita non può che essere molto al di sopra del 6%, è una questione umana perfettamente comprensibile.
Ciao.
2 H1dR0GeN0 // 13 mag 2005 alle 17:42
Direi che la realta’ e il suo perseguimento non e’ un obiettivo ne’ dei media ne’ tantomeno della politica o dell’economia, l’economia perche’ e’ una scienza sociale, per cui si occupa delle aspettative umane, dei loro desideri, non di cio’ di cui hanno realmente bisogno.
L’inflazione percepita e’ piu’ importante di quella reale poiche’ puo’ determinarla, ossia, se tutti si aspettano una inflazione del 3% si comporteranno di conseguenza, determinando una inflazione reale futura del 3%. L’analisi dell’inflazione attesa e percepita e’ quindi di grande rilevanza.
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