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Un uomo in crisi

lunedì, 18 aprile 2005 alle 11:49 · Nessun commento - Stampa Stampa

La crisi non e’ del governo, ma di colui che sin dalla campagna elettorale volle incarnare il governo, Silvio Berlusconi, un uomo in crisi.

PoliticaLa crisi non sembra ancora giunta ad una conclusione, l’unico dalla sua parte (fuori dal suo partito) e’ Bossi ad una condizione:
(inizio ANSA) La Lega Nord “non transige” sull’attuazione del federalismo, ribadisce Roberto Castelli. Il ministro della Giustizia aggiunge che il Carroccio e’ disposto ad adattare il programma di governo alle mutate condizioni economiche ma non a riscriverlo daccapo. ‘Ho avuto occasione di parlare in queste ore con molti personaggi della politica – ha aggiunto – e la situazione e’ veramente fluida e confusa’. (fine ANSA)
Oggi giornata impegnata per Berlusconi, prima (forse) incontro con Follini (leader dell’Udc), poi in Quirinale per tranquillizzare il Capo dello Stato sulla situazione creatasi dopo le dimissioni dei ministri centristi.

Ieri sera ha incontrato Bossi, ma la gioia e’ durata poco, poiche’ e’ giunta notizia di una nota proveniente da oscuri ambienti forzisti in risposta a Baccini dell’Udc secondo cui ora il centrodestra ha bisogno di «riti ufficiali in Parlamento, riti necessari per la formazione di un nuovo governo». E la nota dice: «Non e’ possibile fornire agli elettori uno spettacolo che ripete quei riti della vecchia politica politicante che si credevano ormai superati». Il cavallo di battaglia di Berlusconi fin dal 1994 era ed e’ “siamo diversi dagli altri partiti, siamo la seconda Repubblica”. Capite quindi quanto male faccia al premier veder crollare le sue convinzioni, per cui se non verra’ dato appoggio e sostegno al governo guidato dal presidente Berlusconi e votato dagli elettori, si dovra’ tornare dinanzi agli elettori stessi.

Ad aggravare la situazione ci pensa Calderoli: «Berlusconi la legittimazione l’ha avuta dal popolo, solo il popolo puo’ togliergliela e non i riti del Palazzo». Subito arriva la risposta degli interessati, con Volonte’ (capogruppo dell’Udc alla Camera): «Duole che il nostro ministro per le Riforme non distingua i riti della politica dalla Costituzione italiana. e’ sempre spiacevole quando nella disputa politica a farne le spese siano le regole che tengono unito il paese, a dispetto della “Padania”».

A questo punto viene da chiedersi perche’ Berlusconi sia cosi’ terrorizzato da una crisi pilota o da una vera e propria crisi. Non e’ solo l’esito incerto di queste procedure che lo preoccupa. E’ anche il fatto che esse mettono in dubbio l’immagine del suo potere che si e’ costruito addosso in tutti questi anni con una campagna elettorale molto personalizzata, con l’indicazione sulla scheda elettorale del nome del futuro presidente del Consiglio dei ministri, con la continua critica della prima Repubblica e del «teatrino della politica», l’uso del rapporto diretto, per via televisiva, con l’elettorato, persino il mutamento della denominazione (il presidente del Consiglio dei ministri chiamato “premier“), insomma era tutto sulle sue spalle, se ora non reggera’, per tutti sara’ lui l’unico responsabile. La richiesta dell’Udc di legittimare il premier in parlamento mette in crisi tutto cio’, il premier non aveva bisogno del parlamento, era il popolo che l’aveva scelto.

Il rimpasto (o maxirimpasto, o crisi pilotata, o crisi) puo’ finire nelle mani del presidente della Repubblica (come dice la Costituzione). Con tutte le incognite del caso (i rapporti tra premier e Presidente non sono ottimali).

Sarebbe ora che Berlusconi oltre a conoscere a memoria la Costituzione (come ha detto a Ballaro’) la capisse.
In questi giorni c’e’ qualcuno che lavora senza sosta per preparare la strada ad ogni evenienza, Giuseppe Pisanu e’ da qualche giorno l’orecchio speciale di Silvio Berlusconi. Il ministro dell’Interno e’ da sempre il mediatore tra palazzo Grazioli e gli alleati dell’Udc, ma in questi tempi di crisi per lui il lavoro e’ aumentato a dismisura. E’ quindi andato dall’unico che possa dargli una mano, Cossiga.

Francesco Cossiga tramite con l’Udc ed esperto di situazioni di crisi (vissute come presidente della Repubblica), nonche’ amico di vecchia data con Pisanu.

Cossiga e Pisanu si sono concentrati sullo scenario piu’ probabile, quello che vedra’ Berlusconi salire al Quirinale, oggi, per aprire formalmente la crisi. Tra il primo e il secondo, memore di una ricca casistica in tema di crisi di governo, Cossiga ha ricordato che un premier ha, fino all’ultimo, la possibilita’ di giocarsi una carta spiazzante. Potrebbe chiedere al capo dello Stato di respingere le dimissioni presentate da ministri e sottosegretari, per esempio. In un contesto diverso, la mossa a sorpresa funzionerebbe, in quello attuale sembra improbabile.

E queste sono le considerazioni di Cossiga, in caso di voto a giugno, ci vorrebbe un governo elettorale, gradito ai due poli e dunque non guidato da Berlusconi. I primi destinatari dell’ingrato incarico sarebbero, ovviamente, i presidenti di Camera e Senato, ma Casini e’ gia’ fuori causa, e’ leader dell’Udc, il partito che ha aperto la crisi.

Anche gli ex presidenti della Repubblica, sembrano fuori gioco, Cossiga perche’ reduce da qualche problema di salute, Scalfaro perche’ la Cdl non gradirebbe. Resterebbero il presidente del Senato, Pera, oppure il ministro dell’Interno.

«restereste voi due, insomma, Pera e Pisanu».

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