La FED annuncia una crescita economica negli USA, in Europa c’e’ calma piatta, in Italia la discesa e’ prossima.
Povera Italia, cosi’ allegra e spensierata ai tempi delle “tosature”, quando riuscivamo ad esportare anche grazie alla Lira debole, entusiasti dell’ingresso in Europa, scettici all’introduzione dell’Euro e nostalgici alla scomparsa della Lira.
Ora veniamo minacciati pure per la lingua italiana (solo inglese, francese e tedesco lingue ufficiali in Europa, ma chi si credono di essere, dimenticano il ruolo dell’Italia nella formazione dell’Europa unita).
E adesso, con una bilancia commerciale cosi’ diseguale? Queste poche esportazioni e queste troppe importazioni. «Colpa della Cina, e dei nuovi paesi europei a manodopera a basso costo che vendono a basso prezzo» dicono in tanti.
«Mettiamo i dazi» dicono in pochi non sapendo cio’ che significa, i soliti che parlano giusto per dire la loro. E c’e’ chi li ascolta e dice «Ma che dite, e’ improponibile», non hanno ancora imparato che le “stupidaggini” vanno ignorate.
Ma il problema e’ veramente la Cina? Direi di no, il problema e’ nostro, e’ di un’Italia che per troppo tempo ha fatto la parte del paese che si “arrangia”, e ora che deve svegliarsi e dare una scossa a tutto il sistema (banche, imprese, sindacati, pubblica amministrazione) non ce la fa, con gli occhi semi chiusi di chi ancora non si e’ ripreso dal sogno non capisce che senza operazioni congiunturali non andra’ da nessuna parte la nostra economia.
Cosi’ le banche continuano i loro giochini con le obbligazioni, le imprese non hanno denaro da investire nella ricerca perche’ lo Stato ha deciso di dare 30 Euro alle famiglie italiane, i consumatori comprano lo stretto necessario (e a volte neanche quello), i risparmiatori non riescono piu’ a risparmiare, e chi lo fa li tiene in casa, al sicuro, perche’ delle banche non si fida piu’.
Quasi dimenticavo i poveri (anzi, i ricchi) sindacati, sempre pronti a scendere in piazza per farsi pubblicita’ contro la guerra e si scordano ogni tanto che il loro scopo non e’ protestare contro tutto e tutti, ma e’ la concertazione con gli imprenditori al fine di stabilire le condizioni contrattuali dei lavoratori, tutti i lavoratori, non solo quelli che “fanno notizia”.
Cosi’ l’Italia si ritrova con una produzione di scarso prestigio per lo piu’, e invece di investire in innovazione di prodotto e di produzione si ritrova con macchinari vecchi e prodotti ancora piu’ vecchi.
Riusciranno i nostri “eroi” a trovare una via di fuga all’italiana, o saranno costretti a ragionare nel lungo periodo e finalmente cambiare questa povera Italia?
- Appunti del Sabato #24 - 20/12/2008



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