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Il miracolo della carpa e del laghetto
05-11-2001
Geminello
Alvi
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Il miracolo della carpa e del laghetto

E' il taoismo che fa del Paese di gran lunga il primo al mondo in fatto di acquacoltura. E' il confucianesimo che introduce l'idea della vergogna. E la Grande Armonia conta piu' di Marx e Mao.


La Cina e' mondo estraneo a molti giudizi sull'economia ai quali gli occidentali s'affidano. La crescita di questi ultimi anni, persino lei, non si spiega con l'improvvisa scoperta del mercato e neppure sono le nostalgie merxiste gli intralci piu' seri per un'evoluzione all'occidentale. La Cina e' civilta' che piu' d'ogni altra basta a se stessa, si reitera nel suo bastarsi millenario.

Infatti i pensieri, anche quelli economici, vi si reiterano uguali da quando furono codificati. Dunque per capire perseveranze e remore economiche della Cina vi sarebbe qualche ragione per una sintesi del pensiero economico che venne elaborata tra il sesto e il terzo secolo avanti Cristo. Giacche' in Cina l'interiorizzazione dei comportamenti e' piu' potente, arcaica, meno individuata che da noi. Il che fa gravitare, malgrado tutti i mutamenti, verso la tradizione. Ed essa si presenta esaustiva ovvero in grado di spiegare remore e attese verso il mercato; e persino certe virtu' ecologiche dell'economia cinese.


Il confucianesimo

I cinesi conoscono la vergogna, non il peccato. E forse percio' essa e' potente in Cina piu' di quanto mai sia stata in Occidente. Confucio quando scrive che «e' una vergogna essere ricco o altolocato quando nello Stato regna il caos» dunque dice qualcosa di molto piu' forte di quanto la traduzione possa far intendere a un occidentale. L'ordine morale evita il caos. Quindi chi si arricchisce puo' farlo senza vergognarsene solo se il suo agire e' subordinato alla morale. Il che significa stimare la parsimonia e accontentarsi del proprio stato. Non piccolo ostacolo quest'ultimo al desiderio di arricchirsi. Un freno all'insaziabilita' dei potenti; ma anche ai mutamenti, dunque alla crescita. L'economia di Confucio e' quella della frugalita'. Mai si dovra' rinunciare alla celebrazione dei riti e alle cerimonie funerarie. L'uomo confuciano e' homo ethicus, e non oeconomicus, il suo agire deve preservare stabile intatta la comunita'. Percio' Menciu' vuole che il numero dei proprietari cresca. Chi non conosce la perseveranza, dunque rende instabile la societa'. E se gli uomini non sono perseveranti, diventano sfrenati e prodighi.


I Legalisti

Ma un'altra scuola di pensiero rifiutava il richiamo all'etica: la scuola dei Legalisti. I quali sostengono che il principio dell'ordine avrebbe il suo fondamento non nell'etica, ma nelle leggi. Parrebbe ad un occidentale il modo per emancipare l'homo oeconomicus, dargli l'unico vincolo di leggi condivise. Ma non e' cosi'.

Era la subordinazione di tutto all'unico homo politicus, il sovrano.

Han Fei premette: «La natura umana non richiede di odiare il prossimo, ma gli uomini perseguono un guadagno anche a costo della morte del prossimo». Il sovrano puo' avvantaggiarsi dell'interesse economico altrui con premi o multe. E tanto basta.

L'idea che il sovrano debba impegnarsi con tutte le forze per raggiungere quel livello di benessere che appaga il popolo e' invece perniciosa. Non deve accadere, perche' gli uomini appagati diventano pigri e dissoluti. D'altra parte, non ci si arrivera' mai, giacche' la popolazione cresce piu' rapidamente dei mezzi di sostentamento. I piu' continueranno a patire la fame. Han Fei precorre la teoria della sovrapopolazione di Malthus. Ma anche altre sue idee. Avversa la divisione della terra in appezzamenti da distribuire ai poveri, le pensioni per loro; perche' «Se il sovrano toglie qualcosa ai ricchi e lo da' ai poveri, sottrae qualcosa a chi lavora con serieta' e continuita', per darlo a chi non ha nessuna intenzione di impegnarsi e sacrificarsi». Ai legalisti preme solamente la conservazione del potere del sovrano. Lo scopo dell'economia e' rendere lo Stato piu' ricco in tempo di pace e finanziare l'esercito in tempo di guerra.


La dottrina del Guan Tse

Ecco una frase rivelatrice del materialismo da cui procede il Guan Tse: «Gli uomini tengono conto della morale solo se la dispensa e' piena, e si preoccupano di onore o disonore solo quando hanno indumenti e cibo».

Da cio' dipende la diversita' dai legalisti degli autori del Guan Tse. Il sovrano doveva aiutare i cittadini a raggiungere un buon tenore di vita, giacche' la poverta' degenera facilmente in ribellione. Percio', «chi vuole essere un buon sovrano, pensera' dapprima ad arricchire il suo popolo. Dovra' fare in modo che la terra coltivata e le citta' prosperino, che le dispense siano piene e le galere vuote». Per raggiungere quest'obiettivo, il sovrano dovra' servirsi per fini propri degli interessi individuali dei cittadini. Il perseguimento degli interessi privati dell'homo oeconomicus non e' fine a se stesso. Se gli uomini curano il proprio interesse il sovrano deve compiacersene. «La situazione e' paragonabile a quella di un uccello, che trovandosi a covare i suoi piccoli, se ne sta quieto e in silenzio, aspettando che le uova si dischiudano».

Per il resto lo Stato dovrebbe limitare al minimo i propri interventi diretti. Le oscillazioni dei prezzi nei mercati vengono poi curiosamente spiegate con l'immagine assai elegante del pesante-leggero. I beni vengono definiti pesanti quando sono cari, e leggeri quando sono a buon mercato. Sono cari se l'offerta e' esigua rispetto alla domanda, sono a buon mercato nel caso contrario. Il Guan Tse non ricerca pero' una teoria del valore, cioe' una teoria che spieghi i prezzi in funzione del valore, dall'utilita' marginale o dal lavoro. Classifica semmai le differenze tra il prezzo di mercato e il prezzo di equilibrio a cui lo Stato dovrebbe tendere per non esagerare la diversita' tra ricchi e poveri. Di qui la necessita' di favorire una qualche proporzione del prezzo al lavoro. Se si vuole, una teoria del valore lavoro inversa. Ma coerente con quanto in un articolo recente sul Renmin Ribao del presidente Jiang Zemin.

L'agricoltura ha beneficiato negli anni trascorsi del ritorno al mercato. Ma adesso si deve, secondo il partito comunista, proteggere i prezzi e con essi il valore del lavoro agricolo. Prezzi in calo rovineranno altrimenti gli agricoltori esagerandone l'inurbamento. Poco male, allora se i prezzi del cibo percio' cresceranno nelle citta': il sovrano del Guan Tse deve evitare che la poverta' di troppi degeneri in ribellione.


La Grande Armonia

«Quando si aprira' la grande strada, tutto diventera' proprieta' di tutti sotto il cielo. Gli uomini giusti e capaci verranno scelti per le posizioni di responsabilita'. Fede e lealta' verranno esaltate, e regnera' suprema la reciproca benevolenza. Non si avra' solo cura dei propri genitori e dei propri figli. Vi saranno un tramonto sereno per gli anziani, lavoro per i giovani adulti, orizzonti di crescita per gli adolescenti; vedove, vedovi, orfani, persone senza prole, mutilati, e malati saranno sempre accuditi. L'uomo potra' sposarsi, e la donna avere la sua casa. Non si vivra' in ozio, ne' si lasceranno le cose inutilizzate, ne' tantomeno si useranno solo per il proprio tornaconto. Ci si sentira' a disagio se non verranno offerte energie sufficienti allo svolgimento di un compito, ma di queste energie non si fara' un uso egoistico. Proprio per questo, complotti ed intrighi finiranno; ruberie, furti, discordia e ribellione cesseranno, perche' non avranno piu' ragione d'essere. Allora non vi sara' piu' nemmeno bisogno di sbarrare la porta di casa. Questo e' cio' che noi chiamiamo la Grande Armonia». E il Libro dei Riti almeno del diciannovesimo secolo, e' servito da modello al socialismo cinese. I cinesi di Mao Tse Tung non avevano bisogno di leggere piu' di tanto di Marx. Anche per la follia comunista la Cina aveva ideologie proprie, bastanti a se stesse.


Il taoismo

«Potremmo avere navi e carrozze, ma non ve ne sara' bisogno, potremmo bardarci di armi e corazze, ma non si dovra' combattere. Gli uomini torneranno ad imparare a fare nodi con una corda per sollecitare la memoria, piuttosto che servirsi della scrittura. Tutti avranno abbastanza da mangiare, vestiti decenti; sapranno godersi la vita casalinga, giacche' ogni villaggio e' uno Stato a se', e con contentezza troveranno ogni risposta nelle tradizioni locali. Gli Stati confinanti si guarderanno a vista, udranno gli uni degli altri il canto dei galli e l'abbaiare dei cani, ma i vicini, per tutta la vita, non si faranno mai visita». Quanto Lao Tse dice mal s'accorda sia all'espansione degli Stati, e sia allo sviluppo economico. Ma spiega alcuni miracoli della Cina, come l'acquacoltura. Stagni, laghi e bacini per cinque milioni di ettari servono all'allevamento della carpa. I contadini fertilizzano le vasche col letame cosi' nutrendo il plancton in una catena alimentare perfetta. Cosi' la Cina copre da sola i due terzi dei prodotti dell'acquacoltura mondiale e si sfama, senza squilibrare il territorio. Nel Tao si tende insomma a un modello di economia ecologica in cui piccolo e' bello e l'uomo e' ricco se si accontenta di quanto ha. Se vuole invece di piu' e' povero. La felicita' taoista conduce alla ricchezza, non viceversa come per istinto utilitario crede l'Occidente. Ma, se e' l'utile il fine che dirige l'uomo occidentale, l'atto supremo dell'economia di Lao Tse e' la naturalezza, quant'e' in sorgere e rimanda all'origine. La felicita' e' armonia che precede l'utile. Di qui il miracolo ecologico per cui i cinesi non muoiono di fame malgrado il loro numero.


Conclusione

La World Bank prevede che da qui al 2005 la quota dell'export cinese su quello mondiale circa si raddoppi. E gli economisti consueti si occupano soprattutto di come il sistema finanziario si adeguera' a questo sviluppo. Il lettore di queste brevissime note badera' forse anche a qualcos'altro, e ad una differenza piu' fondamentale che lo stato disastroso del sistema bancario. In Cina non c'e' ancora l'homo oeconomicus come lo conosciamo in Occidente. In essa resiste l'homo ethicus come nelle sue varianti e' stato definito vari secoli prima di Cristo. Di qui un agire economico inglobato che trova nel partito e nei suoi arbitri il proprio strano punto di equilibrio, impensabile in Occidente. E ancora di qui l'ansia che ossessiona le élite cinesi: mantenere l'unita' in una morale della Cina, evitare il disgiungersi delle economie opposte della costa e dell'interno. Persino la politica estera cinese e' solo un equilibrarsi di politica interna. Percio' la Cina non e' una superpotenza, e a malapena arrabbiandosi, riesce ad essere una potenza regionale premuta tra l'India e Taiwan. E percio' il potere in Cina e' irretito a preservare in fini che inglobano quello economico. Chi non ha perseveranza disarmonizza la societa' di Confucio.


il testo riprodotto e' tratto dal CorrierEconomia del giornale Corriere della sera.


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