Il dibattito sulla Tav Torino-Lione sembra spostarsi dalla preoccupazione per gli effetti ambientali dell'amianto e dell'uranio presenti nel viscere della montagna alla reale possibilita' di spostare quote rilevanti di trasporto dalla gomma alla ferrovia, liberando le valli dall'altrettanto preoccupante presenza dei Tir. Quest'ultimo aspetto, assieme al contributo alla maggiore integrazione dell'Italia nel mercato europeo, potrebbe rappresentare uno degli elementi centrali tali da rendere la Tav un'opera infrastrutturale "strategica".
Sulla capacita' di redistribuzione modale della Torino-Lione si citano le cifre piu' diverse senza che venga adeguatamente chiarito come sono state calcolate. Fortunatamente, il tema e' uno dei piu' intensamente dibattuti nella letteratura trasportistica, in particolare in quella di impostazione economica, con l'attenzione che si incentra soprattutto sulle determinanti della scelta modale. Puo' essere utile riassumere alcune delle conclusioni piu' consolidate:
1. la scelta del modo di trasporto viene effettuata di concerto tra l'azienda che ha prodotto il bene, l'azienda che lo compra e l'insieme degli operatori che organizzano il trasporto (spedizionieri, operatori logistici, eccetera).
2. la velocita' del trasporto - ovvero il tempo che la merce impiega dal punto di partenza a quello di destinazione, noto come door-to-door transit time - e' solo uno dei criteri impiegati per decidere la modalita'. Altri criteri importanti sono il costo complessivo del trasporto, l'affidabilita' in termini di possibili ritardi nelle partenze o negli arrivi, il rischio di danni o ammanchi, la flessibilita' (nel senso della possibilita' di variare con facilita' le modalita' organizzative del trasporto) e la frequenza con cui il servizio e' offerto. Si noti altresi' che il tempo (inverso della velocita') della tratta ferroviaria rappresenta solamente una parte, spesso modesta, del tempo complessivo door-to-door, in quanto quasi sempre va aggiunto il tempo per trasportare tramite camion le merci alla stazione di partenza, quello per trasportarle dalla stazione di arrivo alla destinazione finale e i tempi del carico e scarico ai terminali.
3. Le verifiche empiriche (alcune effettuate anche in Italia), tramite dati osservati o ricavati da interviste alle imprese, mostrano che la variabile tempo door-to-door (velocita') non e' la piu' importante. Pur non essendoci, ne' potendo esserci, una conclusione unica - molto dipende, ad esempio, dal tipo di merce trasportata -, uno studio recente da noi condotto ha dimostrato che per il trasporto dei prodotti meccanici e per l'arredamento prevale la variabile costo, seguita dal rischio di danni e ammanchi, dall'affidabilita' e solo in quarta posizione dal tempo di viaggio.
4. La scelta della modalita' di trasporto dipende dalla distanza del viaggio. È un'affermazione quasi ovvia, piu' volte modellizzata dalla teoria economica dei trasporti, ma spesso dimenticata nelle discussioni giornalistiche. Ha poco senso stimare le quote di redistribuzione modale senza precisare per quali tipi di relazioni. Su relazioni brevi la ferrovia non ha chance, su relazioni lunghe puo' averne.
5. Il tipo di bene trasportato e' determinante. Ci sono beni "a vocazione ferroviaria", altri decisamente "a vocazione stradale" in relazione alla loro sensibilita' alle variabili di costo, tempo di viaggio, affidabilita', rischi di danni e ammanchi, e cosi' via. I secondi tendono a prevalere sui primi.
6. Il passaggio dalla strada alla ferrovia necessita, oltre che qualita' nell'offerta di trasporto ferroviario che e' indubbiamente legata alla caratteristiche dell'infrastruttura, anche di un cambiamento organizzativo e di investimenti adeguati nelle aziende di produzione e nelle aziende che organizzano il trasporto. Il trasporto stradale rappresenta il modo piu' semplice, flessibile e, molto spesso, economico, di trasportare le merci. Ma e' anche quello che sfrutta meno le economie di scala, consuma piu' energia e produce maggiore impatto ambientale.
Discutere seriamente di potenzialita' di redistribuzione modale a seguito della Tav significa dunque precisare ciascuno di questi elementi: per quali relazioni, per che tipo di beni e quali sono le aziende che accetteranno di passare alla ferrovia nell'acquisto o vendita dei loro prodotti.
Naturalmente, il quadro delle convenienze e delle decisioni descritto e' facilmente alterabile dagli strumenti fiscali e regolamentari a disposizione degli organi di governo: basta citare ad esempio le imposte sul trasporto merci applicate in Svizzera e in Germania. Le politiche dei trasporti che si intendono adottare nel breve e medio periodo rappresentano quindi l'ultima variabile da precisare nel delineare gli scenari possibili di redistribuzione modale.
In conclusione, la quantita' di merce che si spostera' dalla strada alla ferrovia a seguito dell'eventuale costruzione della Tav dipende dall'insieme di scelte pubbliche e private che verranno effettuate.
E' importante che nel dibattito vengano adeguatamente chiarite le scelte che ci si impegna a fare. In particolare, il regolatore pubblico deve precisare se e quali politiche di promozione della redistribuzione modale si impegna ad adottare. È poi compito dei tecnici, tenendo conto dell'insieme delle scelte a disposizione delle imprese manifatturiere e degli operatori logistici, stimare in modo scientificamente corretto l'effettivo potenziale di trasferimento dei Tir alla ferrovia. Solo in questo modo le cifre che appaiono sui giornali si trasformeranno da pure opinioni o auspici in progetti e ragionamenti credibili.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.