[ l k v . i t ]
Il futuro della Banca d'Italia
12-12-2005
Luigi
Spaventa
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Continua stancamente la recita parlamentare sulla legge per la tutela del risparmio. La Camera, se basteranno i tre giorni di cui dispone, modifichera' il testo ricevuto dal Senato.

In almeno un caso si trattera' di una modifica fortemente peggiorativa: la restaurazione del regime sanzionatorio per false comunicazioni sociali del 2002, con il ritorno alla "modica quantita'", alla querela di parte e a tutte le clausole che degradano il falso in bilancio a un peccadillo minore.

Altre e piu' desiderabili modifiche, quali un ritorno al testo della Camera per le disposizioni in materia di operazioni con parti correlate, opportunamente riscritte, e per la divisione di poteri fra Consob e Banca d'Italia, sono invece improbabili. E' comunque indispensabile la revisione dell'articolo 19 sull'organizzazione della Banca d'Italia, aggiunto al Senato dal Governo, nella vana speranza che tanto bastasse a far dimettere il governatore.

Le disposizioni contenute in quell'articolo non rimuovono le cause delle degenerazioni che si sono manifestate nell'operato dell'autorita' di vigilanza e prestano il fianco a obiezioni di merito, sollevate anche dalla Banca centrale europea nel suo parere. Non sara' un caso se il Senato, ove si arrocca il nucleo duro dei difensori dello status quo, ha approvato quel testo senza discussioni.


Poteri e assetto della Banca d'Italia

Un rapporto dell'associazione Astrid, gia' presentato in bozza (www.astridonline.it) e di prossima pubblicazione in versione definitiva, elenca due insiemi di questioni che dovrebbero essere affrontate: poteri della Banca d'Italia; assetto e governance dell'istituto.

Il primo insieme (che, per ragioni procedurali, non puu' essere affrontato nel disegno di legge ora in discussione) include due temi. In caso di fusioni e acquisizioni la disciplina comunitaria considera l'autorizzazione un atto dovuto quando ricorrano i requisiti previsti. Il Testo unico bancario e ancor piu' le istruzioni di vigilanza sono stati invece scritti in modo da consentire alla Banca massima discrezionalita' e da estendere l'ambito di intervento ben oltre il perimetro della vigilanza di stabilita'. Anche ad ammettere che i comportamenti del governatore fossero tutti legittimi, proprio da cio' discenderebbe la necessita' di modificare le legge che li hanno consentiti, come ci chiedera' la Commissione europea, in un'annunciata procedura d'infrazione. Occorre pertanto intervenire sul Testo unico per trasformare il potere di approvazione in potere di opposizione (come gia' proposto su www.lavoce.info); per ricondurre il criterio di sana e prudente gestione nei limiti del diritto comunitario; per disciplinare il potere regolamentare.

Il secondo tema riguarda le competenze in materia di concorrenza. E' questione delicata, che non puo' essere risolta con il semplice trasferimento di tutta la materia all'Autorita' garante della concorrenza, poiche' nel caso di fusioni e acquisizioni si pongono problemi sia di concorrenza sia di stabilita'. Astrid prevede di assegnare le competenze all'Autorita', ma di consentire alla Banca d'Italia di opporsi con provvedimento motivato a un'operazione ritenuta pregiudizievole per la stabilita'.

Per la sua governance la Banca d'Italia rappresenta un unicum. E' tempo di renderla normale, anche perche' tanto ci chiede la Bce. In luogo dell'accentramento di tutti i poteri nelle mani del governatore, occorre dunque prevedere collegialita' delle decisioni nell'ambito del direttorio, auspicabilmente con tre vicedirettori generali, per avere un collegio di cinque membri. Ad evitare tentazioni lottizzatorie, converrebbe che questi fossero scelti fra i funzionari generali della Banca. Se vi e' collegialita' di decisioni, occorre poi introdurre un termine di mandato non solo per il governatore, ma per tutti i componenti del direttorio, con modalita' iniziali atte a evitare una scadenza contemporanea.


L'assetto proprietario

La questione della procedura di nomina, sia del governatore sia degli altri membri del direttorio, si intreccia con quella dell'assetto proprietario.

Oggi le quote del capitale di Banca d'Italia sono di proprieta' delle banche. Queste designano un Consiglio superiore, che, oltre ad avere competenza formale su alcune materie di amministrazione interna, e' uno dei tre soggetti (con il presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica) coinvolti nella nomina e revoca del governatore e dei membri del direttorio. Vi sono in questo disegno due anomalie: la prima, piu' di forma che di sostanza, si rinviene nel possesso da parte dei controllati del capitale del controllante; la seconda e' la competenza del Consiglio nella procedura di nomina e revoca, che in ogni altro ordinamento appartiene al potere politico.

L'articolo 19 risolve malamente il problema, trasferendo le partecipazioni allo Stato o ad altri enti pubblici e non occupandosi del Consiglio superiore. In tal modo si creano le condizioni per una piu' sostanziosa lesione dell'autonomia della Banca: il Consiglio superiore sarebbe designato dal ministero dell'Economia, il quale, come partecipante, interverrebbe anche nella ripartizione degli utili. Si apre inoltre uno spinoso problema di valutazione delle quote da trasferire dalle banche allo Stato. Quella disposizione dell'articolo 19 deve essere certamente soppressa, anche per evitare la altrimenti certa censura della Bce.

Le soluzioni alternative sono tre: Banca d'Italia riacquista (o converte in obbligazioni) le quote delle banche, sostituendo il Consiglio superiore con un organo simile, ma di nomina esterna (proposta Agostini - Ds); le partecipazioni restano in mano delle banche, ma si elimina l'inutile architettura del Consiglio superiore (proposta Astrid); le cose restano come stanno (probabile proposta governativa in sostituzione della precedente).

Una previsione: Se su Banca d'Italia la Camera approvera' modifiche incisive, e' improbabile che l'intero disegno di legge veda la luce, a motivo dell'opposizione del Senato: una disastrosa brutta figura del legislatore e del Governo.

Un'alternativa: Approvare il disegno di legge stralciando l'articolo su Banca d'Italia; rinviare percio' alla prossima legislatura una riforma piu' organica, che comprenda anche una revisione della legislazione sui poteri e sulle competenze dell'autorita' di vigilanza.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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