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Caso Antonveneta, arrestato Fiorani
14-12-2005
M. Do.
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Dopo mesi di indagini, scattano per la prima volta le manette nell'inchiesta sulla scalata a Banca Antonveneta.


A finire in carcere sono l'ex amministratore delegato della Banca Popolare Italiana, Gianpiero Fiorani e l'ex direttore finanziario Gianfranco Boni. Un altro dei fedelissimi di Fiorani, Silvano Spinelli, l'uomo di fiducia per le operazioni riservate, e' agli arresti domiciliari. Sono tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata all'appropriazione indebita aggravata, aggiotaggio e falso a vario titolo. Nell'ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari, Clementina Forleo, sono citati anche l'imprenditore agricolo Giuseppe Besozzi, socio storico della Banca di Lodi e presente in tutte le operazioni discusse (e' indagato a piede libero per concorso), Fabio Massimo Conti e Paolo Marmont, gestori del fondo delle Cayman Victoria and Eagle, uno dei principali azionisti della Bpi ma in realta' controllato dallo stesso istituto. I due gestori sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio e nei loro confronti sono stati emessi due mandati di cattura. È indagato inoltre anche l' avvocato Ghioldi, fiduciario di una serie di societa' e conti occulti su cui, secondo la ricostruzione dell'accusa, venivano fatti confluire dai due gestori i proventi delle appropriazioni indebite.

L'ex numero uno della Bpi e' stato bloccato in serata nella sua abitazione di Lodi e portato in carcere a Milano assieme a Gianfranco Boni. L'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Forleo disegna un sistema di collaudate spartizioni di denaro tra Fiorani e i suoi due uomini di fiducia, Boni e Spinelli. Si parla inoltre di denaro versato a politici e perdite che venivano scaricate e spalmate sui conti correnti di piccoli e medi risparmiatori, del tutto ignari delle ragioni del carico di commissioni e addebiti che si ritrovavano sui conti. Secondo l'accusa, inoltre, una parte consistente del denaro diviso fra i tre principali indagati andava a finire a esponenti politici nazionali. I magistrati hanno coperto con un omissis il nome del personaggio che da Roma indicava quali erano i politici da finanziare. Dagli ultimi atti degli ispettori di Bankitalia, dalle denuncie fatte dai nuovi vertici della Bpi oltre che dalle intercettazioni telefoniche e' emersa infatti l'esistenza, secondo gli investigatori, di «una rete di complicita' interna ed esterna anche istituzionale». Dalla somma degli elementi raccolti, secondo l'ordinanza, esisteva una rete di complicita' che «non era tesa a proteggere l'italianita' tout court del sistema bancario, ma chi dall'italianita' avrebbe continuato a trarre illeciti profitti».

Oltre che essere versato ai politici, il denaro veniva depositato, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sui conti esteri di Fiorani e di altri indagati, dapprima in Lussemburgo e Svizzera per essere spostato in un secondo momento in paradisi fiscali come Singapore.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.


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