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Bugie sul deficit: risparmiatrice Usa fa causa all'Italia
02-12-2005
Elysa
Fazzino
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Messo sulla difensiva da una class action avviata da una risparmiatrice statunitense, il Tesoro italiano rassicura la Securities and Exchange Commission: l'azione legale collettiva, che riguarda titoli del debito pubblico per 25 miliardi di dollari sottoscritti negli Stati Uniti, non compromettera' la posizione finanziaria dell'Italia.


Il caso e' singolare: non capita tutti i giorni che uno Stato sovrano sia oggetto di una "class action" mobiliare. La Repubblica italiana e' chiamata in causa, insieme a 11 banche internazionali collocatrici dei titoli di Stato italiani, per avere travisato la dimensione dei suoi deficit di bilancio e l'entita' del debito pubblico in percentuale del prodotto interno lordo.

La signora Emelina Carmen Aguayo aveva acquistato lo scorso gennaio bond in dollari emessi negli Usa dalla Repubblica italiana e li aveva rivenduti alla fine dello stesso mese subendo una perdita di circa 150 dollari. La somma di per se' non e' rilevante, ma il contenzioso puo' diventare un affare per lo studio legale Berger Montague che ha preso in mano il caso. La risparmiatrice - sostengono i suoi avvocati nell'azione avviata davanti alla Corte distrettuale di Manhattan - e' stata raggirata da «dichiarazioni non veritiere» sul reale deficit del Paese contenute nel prospetto di collocamento: l'Italia avrebbe «sottovalutato» il debito facendo pensare di essere in linea con la regola europea secondo cui il deficit non deve superare il 3% del Pil. Quel tetto e' stato invece sfondato e, da quando cio' e' diventato di pubblico dominio, il valore dei titoli pubblici italiani e' «declinato».

Come la signora Aguayo, altri investitori potrebbero avere subito perdite: secondo l'atto di citazione, le inesattezze sul debito avrebbero causato un artificioso aumento dei prezzi di mercato dei titoli di Stato, danneggiando tutti gli investitori che li hanno acquistati nel periodo compreso tra il 3 settembre 2002 e il 28 aprile 2005.

Insieme alla Repubblica italiana sono presi di mira istituti finanziari di grosso calibro: Lehman Brothers, Goldman Sachs International, Merril Lynch International, Citigroup Global Markets, UBS, Deutsche Bank, Credit Suisse First Boston, JP Morgan, Morgan Stanley, Nomura International, BNP Paribas. Secondo l'atto di citazione, questi istituti sarebbero responsabili per avere omesso di effettuare con la dovuta diligenza le verifiche sul contenuto delle affermazioni fatte dall'Italia sul proprio deficit pubblico: avevano il dovere di svolgere «una ragionevole indagine» sulle dichiarazioni inviate alla Sec per ogni emissione dei titoli.

Nell'atto di citazione non viene specificato l'importo del risarcimento richiesto. Si puo' tuttavia fare qualche ipotesi. La signora Aguayo aveva subito un danno pari all'1,5% del proprio investimento in titoli del debito italiano. Se la stessa percentuale si applicasse a tutti i titoli interessati - che hanno un valore complessivo di 25 miliardi di dollari - la domanda di risarcimento potrebbe arrivare a 375 milioni di dollari.

Il Tesoro ha informato la Sec in un aggiornamento del rapporto annuale inviato a meta' novembre. «L'Italia - si legge nel documento trasmesso alla Sec - crede di avere valide difese contro queste accuse e intende difendersi con vigore. Poiche' il contenzioso e' soggetto a molte incertezze, non e' fattibile per l'Italia prevedere l'esito di questa azione giudiziaria. Tuttavia, l'Italia non si aspetta che questa vicenda abbia un effetto materiale sulla sua posizione finanziaria».

Secondo l'atto di citazione, l'immunita' dalla giurisdizione spettante agli Stati sovrani sarebbe vanificata dal fatto che l'Italia ha effettuato una vera e propria «attivita' commerciale» con l'offerta e la vendita dei titoli sui mercati Usa. Nei prospetti trasmessi a suo tempo alla Sec, inoltre, l'Italia non avrebbe identificato le sue dichiarazioni sul deficit come "forward looking statements", ovvero come mere previsioni. In base al diritto statunitense, se una dichiarazione non viene chiaramente identificata come "forward looking statement", i terzi possono presumere che il suo contenuto sia corretto e invocare i danni subiti qualora si riveli inesatta.

Una copia dell'atto di citazione della class action Aguayo v. Republic of Italy (05 CV 7717) e' stato fornito al sito 10B-5 Daily dall'avvocato di Verona Pietro Adami.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.


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