Il consiglio dei ministri convocato per la nomina del successore di Antonio Fazio. In pole positione l'ex direttore generale del Tesoro.
Oggi la scelta di Berlusconi.
A meno di sorprese dell'ultima ora, sempre possibili quando bisogna affidare un incarico cosi' importante, il nono governatore della Banca d'Italia dovrebbe essere Mario Draghi. Fonti autorevoli assicurano che l'accordo politico ci sarebbe. Dicono che e' stato raggiunto ieri, al Colle, dopo un'ora di colloquio tra il capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta.
La nomina, che spetta al Quirinale, sara' formalizzata oggi dal consiglio dei ministri convocato per mezzogiorno. Ma qualche ora prima, alle 9,30, si riunira' il Consiglio superiore della Banca d'Italia che, in base alla riforma dell'Istituto appena firmata dal capo dello Stato, deve essere "sentito" sul candidato.
Pare che fino all'ultimo si sia discusso sul nome e fino all'ultimo e' circolata l'ipotesi di una soluzione di transizione, affidata al direttore generale Vincenzo Desario, attuale "reggente". Ma pare anche che s'aspetti il rientro in notturna di Giuliano Amato dallo Sri Lanka per eventualmente offrire a lui il posto: Berlusconi ha continuato a sentire i leader della Casa della Liberta' anche a tarda sera. Si racconta inoltre che all'incontro del Quirinale ci fossero sul piatto soprattutto tre nomi: oltre a Draghi, quello di Tommaso Padoa Schioppa e di Vittorio Grilli. Nessuna obiezione sulle capacita' tecniche dei tre, ritenuti candidati "eccellenti".
Valutazioni di carattere politico hanno pero' sconsigliato la scelta di Padoa Schioppa, una lunghissima esperienza in Banca d'Italia come vicedirettore generale con Ciampi governatore e primo membro italiano nel board della Bce: non era gradito a parte della coalizione e in primo luogo a Berlusconi. Solo ragioni anagrafiche hanno fatto accantonare la nomina di Grilli, classe 1956, attuale direttore generale del Tesoro. Alla fine, sarebbe rimasto appunto il nome di Draghi che ha 58 anni, che e' stato per un quinquennio alla Banca mondiale, per un decennio alla direzione generale del Tesoro e, adesso, e' vicepresidente della Goldman Sachs.
Corrono le voci, s'intrecciano gli scenari. Comunque, il successore di Antonio Fazio dovrebbe prendere effettivamente possesso del timone di via Nazionale nel giro di qualche settimana, quanto basta per adeguare lo statuto di via Nazionale alla riforma e in tempo per il primo G7 finanziario dell'anno, in programma a Mosca a meta' febbraio: dovrebbe essere questo l'evento che segna il suo debutto sul palcoscenico internazionale. Ed e' da qui che, piano piano, il nuovo governatore dovra' cercare di riconquistare la credibilita' perduta dall'Istituto, dopo i crac Cirio e Parmalat, dopo la vicenda dei bond argentini, dopo gli scandali delle scalate bancarie, con le intercettazioni, le indagini della magistratura, gli arresti, i giri vorticosi di denaro, gli intrighi. Non sara' un compito facile.
Ma da quel che si capisce non sara' neppure la sola nomina che il governo vuole effettuare al vertice della Banca d'Italia: l'intenzione e' di procedere ad un rinnovamento, per quanto possibile, anche perche' la riforma prevede un mandato a termine non solo per il governatore, ma per l'intero "board" dell'Istituto che, un domani, dovra' anche evitare di decadere in blocco, bensi' in modo "scaglionato", come avviene oggi alla Bce. Con ogni probabilita' dunque, in tempi neanche troppo lontani, potrebbe cambiare anche la direzione generale. Si sa che Desario, che ha 72 anni e una lunga esperienza di vigilanza perche' ha seguito i casi Sindona, Calvi e Ambrosiano, vuole da tempo ritirarsi a vita privata per stare con i nipotini. E si sa anche che questa scelta, come del resto quella di tutti gli altri membri del Direttorio, e' rimasta soggetta alle vecchie regole. Percio': nomina del consiglio superiore, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio, sentito il ministro del Tesoro, di concerto con il consiglio dei ministri. L'idea del governo e' di affidare questo incarico ad un "esterno".
Per intanto, comunque, arriva il successore di Fazio. In base alla riforma, restera' in carica sei anni: il suo mandato puo' essere rinnovato una sola volta. In tutto, dunque, 12 anni. Anche Draghi, se davvero sara' nominato, in qualche maniera, e' un esterno, pur se per un breve periodo e' stato consulente dell'Istituto con Ciampi governatore e anche se suo padre Carlo era stato stretto collaboratore di Donato Menichella. Non e' ne' il primo ne' l'ultimo, in ogni caso: veniva dall'esterno anche Luigi Einaudi e, in un certo senso, anche Guido Carli, che fu chiamato da fuori per fare il direttore generale e, dopo pochi mesi, divenne governatore.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.