Tremonti sdrammatizza gli effetti della pronuncia della Consulta.
Il premier: sentenza politica.
I leghisti: spinta al federalismo.
"Non cambia niente, certo. Ma proprio per questo mi sembra l'ennesima sentenza incomprensibile. Una strumentalizzazione politica". Quando la decisione della Corte costituzionale sui tagli agli enti locali e' diventata pubblica, Silvio Berlusconi ha prima di tutto chiamato il ministro dell'Economia. Giulio Tremonti, in partenza per Israele, lo ha tranquillizzato: "L'impatto sulla Finanziaria 2006 e' pari a zero".
Eppure, nonostante le rassicurazioni del Tesoro, l'inquilino di Palazzo Chigi non ha affatto gradito l'intervento della Consulta. Le sue preoccupazioni, al di la' degli effetti concreti sulla manovra economica all'esame del Parlamento, riguardano l'immagine del governo. Perche' sull'esecutivo gravano ancora, come una spada di Damocle, tutti i rischi legati ad un possibile abbassamento del rating del nostro debito pubblico e il giudizio ancor piu' severo di Bruxelles sui nostri conti.
Una preoccupazione, infatti, che ha investito anche Tremonti: sebbene il ministro sia convinto che non c'e' alcun bisogno di "riscrivere" la Finanziaria. "Non vorrei - ha pero' confessato ai suoi - che passasse soprattutto l'immagine di un paese instabile e di una Finanziaria a rischio. È una cosa non vera". Anzi, sarebbe "una cosa deleteria per tutti: per Berlusconi ma anche per Prodi se alle elezioni dovesse vincere il centrosinistra. Lo dico da ministro del Tesoro e non come esponente di Forza Italia".
L'intervento dei giudici costituzionali, poi, e' stato per il Cavaliere anche l'ultima dimostrazione che le nomine alla corte costituzionale - anche le ultime varate da Ciampi - "vanno sempre nella stessa direzione". E, appunto, proprio la certezza che nulla potra' incidere sulla prossima Finanziaria ha fatto ancor di piu' indispettire il premier. "E' evidente - si e' lamentato con i suoi - che la Corte non ha voce in capitolo sulle coperture finanziarie. Ma ora, almeno nella forma, qualcosa dovremo cambiare. Non indicheremo le voci specifiche per i risparmi degli enti locali. Vorra' dire che le regioni di sinistra, se non vorranno risparmiare, si assumeranno l'onere di spiegarlo agli elettori. Non c'e' trippa per gatti e neppure per Prodi e Fassino".
La linea ufficiale, insomma, e' questa: "sdrammatizzare". Tant'e' che lo stesso Tremonti derubrica la sentenza della Consulta a un qualcosa che "non conta nulla". L'importo delle norme "cassate", in realta', non e' significativo: 260 milioni di euro. Nella Casa delle liberta', allora, un po' tutti sperano che non ci saranno ripercussioni sulla manovra. Per qualcuno puo' addirittura essere un buon viatico per la devolution. Ne e' sicuro il presidente del Consiglio che coglie in questo "l'unico aspetto positivo" della sentenza, ossia "la conferma della nostra riforma federalista". Ne e' certo Tremonti. Addirittura ne sono entusiasti i leghisti che vedono in questo "incidente" l'ennesima spinta verso il federalismo.
Per il capo di via XX Settembre, pero', in questa fase il problema e' un altro. "Il vincolo quantitativo dei tagli e' stato rispettato - ha spiegato a tutti i suoi interlocutori - ed e' l'aspetto piu' importante. È il punto che ci fa dire che la Corte ha dato ragione a noi. Eppoi anche i vincoli qualitativi sono considerati accettabili fino a quando non ci sara' il federalismo fiscale". Quindi, "bastera' una norma interpretativa per rimettere le cose a posto. E alla fine sara' un boomerang per le regioni: voglio vederle che non applicano quei tagli. Vadano a spiegare che non rinunciano all'auto blu".
Aldila' della ostentata tranquillita' del ministro dell'Economia, pero', dei riflessi sulla manovra ci potranno essere. Non e' un caso che il Ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, abbia ieri manifestato con alcuni parlamentari del centrodestra molte perplessita' avvertendo che oggi, nella sua audizione alla Camera, non le avrebbe nascoste.
Anche perche' la decisione della Consulta potrebbe far scattare l'assalto alla diligenza che molti nella Cdl stanno gia' preparando nel passaggio del provvedimento a Montecitorio. Alleanza nazionale e l'Udc da giorni sono in pressing. Anche a margine dell'ultimo consiglio dei ministri lo scontro tra Tremonti e diversi ministri e' stato asperrimo. Il titolare dell'Economia ha minacciato le dimissioni per ben due volte la scorsa settimana. Ed ora, con ogni probabilita', dovra' far fronte ad un nuovo assalto.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.