I problemi del sistema energetico italiano, in estrema sintesi, sono tre: l'inquinamento, la sicurezza degli approvvigionamenti e il prezzo dell'energia.
Partiamo dai prezzi. Secondo tutti i dati disponibili, i prezzi italiani dell'energia elettrica sono ai massimi europei (primo posto non contestato) sia per i grandi consumatori, sia per le utenze domestiche (a parte la "fascia sociale", che protegge in realta' anche migliaia se non milioni di consumatori piuttosto abbienti). Scarsa concorrenza? Certo, ma anche le scelte energetiche del paese (molte centrali vecchie che bruciano olio combustibile, per citare un tema) pesano in modo assolutamente decisivo.
Nel gas i dati sono piu' controversi. Il prezzo per i piccoli utenti e' altissimo grazie soprattutto al fisco: quasi il 50 per cento della nostra bolletta e' costituita da imposte. Altrettanto certo e' che i profitti di Eni fanno segnare record continui e imbarazzanti: se la teoria economica non mi inganna, i profitti sono molto elevati quando i prezzi sono molto superiori ai costi, quindi anche qui i margini di miglioramento sono consistenti.
Basta aumentare la concorrenza? Nell'elettricita', intanto, non e' chiaro come questo possa essere fatto. Fin quando sapra' di essere "pivotale" - ovvero necessaria a evitare di spegnere le luci - un'impresa avra' molto potere di mercato. Se anche si dimezzasse la capacita' produttiva controllata da Enel, ad esempio, il problema in larga parte resterebbe. Possiamo eliminare questo elemento solo se la capacita' di vendere energia e' molto superiore alla domanda, e questo significa o aumentare a dismisura la capacita' produttiva (il che costa tantissimo) oppure aumentare la nostra capacita' di importare elettricita'. Forse e' in questa direzione che dobbiamo andare, ma significa dipendere dall'estero in misura crescente, e il black out del 2003 ha mostrato quali conseguenze puo' comportare.
Nel gas, ove il 90 per cento di quanto consumiamo proviene dall'estero, il vero nodo e' separare la funzione di approvvigionamento (che ha una dimensione imprescindibile di politica estera) da quella di vendita: fin quando il maggiore venditore (Eni) sara' anche l'impresa che controlla quasi il 90 per cento dei contratti di import non sara' facile imporgli proprio nulla. Per ora, dovremmo cercare di costruire piu' impianti per importare gas in forma liquida e rigassificarlo in Italia (1).
I diversi progetti allo studio, pero', hanno tutti tempi biblici, tra difficolta' di finanziare i progetti in situazione di grande incertezza sulle regole e la opposizione delle autorita' locali. Nel breve periodo, non ci possiamo aspettare gran che.
Per entrambi i mercati, quindi, il nodo sembra essere una scelta fondamentale di politica energetica, che rimanda anche al tema della sicurezza. Si pensi che l'85 per cento dell'energia consumata in Italia proviene dall'estero - soprattutto petrolio, ma la percentuale del gas e' in rapida ascesa, e questo ci lega a doppio filo a paesi nelle zone politicamente piu' instabili della terra.
Per ovviare al problema serve costruire nuove centrali elettriche? Il problema non e' quello, sia perche' la dipendenza elettrica e' solo una parte della storia, sia perche' quasi tutte le nuove centrali elettriche in corso di progettazione o costruzione richiedono a loro volta gas.
Per dare un'idea del trend, nel 1990 il 20 per cento dell'energia prodotta in Italia richiedeva che si bruciasse gas, ora siamo oltre il 40 per cento. E nel 2010 si stima che potremmo essere attorno al 60 per cento. Non e' in questo modo che riduciamo la dipendenza dall'estero.
Oltre tutto, c'e' il problema ambientale. Alcuni dati recenti sono a dir poco allarmanti. Un altissimo dirigente del ministero dell'Ambiente ha dichiarato in sede pubblica che possiamo "toglierci dalla testa" l'idea di costruire nuove centrali in Pianura Padana perche' gli inquinanti (Nx in particolare) sono gia' oltre i livelli delle normative sulla qualita' dell'aria. Vero? Falso? Certo e' che la fonte e' molto autorevole. Cosi' come secondo la stessa fonte dobbiamo "toglierci dalla testa" l'idea di convertire a carbone alcune grandi centrali.
Si noti che queste affermazioni riguardano anche una serie di progetti che hanno in realta' gia' avuto l'autorizzazione dei ministeri competenti.
In sostanza, ambiente, sicurezza energetica, prezzi si intrecciano in modo ineludibile e richiedono scelte di fondo non rinviabili:il nucleare? Il sole (con varie tecnologie possibili)? L'energia eolica (il vento)?
Il dibattito di questi giorni sul nucleare mi sembra ai limiti del ridicolo. In primo luogo, conviene veramente? L'energia francese costa poco solo perche' il Governo francese intende porre i costi (enormi) dello smantellamento delle centrali dimesse a carico del bilancio dello Stato. Se sommiamo tutti i costi, il nucleare - con le tecnologie odierne - non e' un grande affare, anche se e' vero che non dovremmo importare materie prime dall'estero.
Ma e' un dibattito ridicolo soprattutto perche' la questione nucleare non ha a che fare con una parte politica, ma con la capacita' di chiunque sia al Governo di gestire i processi. Quale Governo, di destra o di sinistra, sarebbe oggi capace di imporre la costruzione di una centrale nucleare superando le opposizioni locali, quando ci sono voluti venti anni per costruire alcuni pezzi della rete elettrica (tralicci e cavi, niente di piu')? E le scorie? Se non riusciamo neppure a costruire discariche "ordinarie", pensiamo veramente di riuscire ad avere quelle per stipare le scorie nucleari? Aspettare il nucleare pulito temo sia l'unica alternativa: solo allora, forse, riusciremo a farlo accettare dalle comunita' locali; a prescindere da chi governa.
Quanto all'energia solare, arrivare al livello tedesco sarebbe una bella cosa, ma in realta' questo sforzo (titanico) riguarderebbe comunque una frazione abbastanza piccola dell'energia consumata. Nella Germania indicata come esempio di irraggiungibile virtu', il solare copre circa l'1 per cento - dicesi uno per cento - del consumo totale (2).
Non illudiamoci che questo basti; serve uno sforzo articolato, fatto di risparmio energetico, e molto altro.
E comunque, quali sono i costi? Anche tenendo conto dei vincoli di Kyoto, che tra poco cominceremo a pagare per la nostra incapacita' di limitare i consumi, un aumento dei costi e' da preventivare.
Scelte energetiche di fondo e prezzi dell'energia sono strettamente interrelati. Se siamo pronti ad accettare un aumento dei costi dell'energia, oggi gia' elevati, non c'e' problema. E forse e' la cosa giusta da fare, se e' vero che la qualita' dell'aria e' gia' oltre i limiti tollerabili. Basta non illudersi di potere avere botte piena e moglie ubriaca.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.