[ l k v . i t ]
Riforma brevetti, scontro tra aziende e piccoli inventori
18-11-2005
Elysa
Fazzino
[<--]

I piccoli inventori americani muovono le armi contro la riforma dei brevetti all'esame del Congresso Usa.


Il nuovo sistema proposto e' accusato di favorire le grandi aziende, a scapito dei singoli, che molte volte hanno per primi l'idea. I promotori del progetto di legge respingono le accuse e sostengono di volere scoraggiare i contenziosi giudiziari diventati sempre piu' frequenti: abbondano i faccendieri che si accaparrano brevetti su prodotti, metodi e idee solo per fare causa alla societa' che dovesse produrre qualcosa di simile.

L'attuale legge Usa sui brevetti stabilisce che il brevetto va a chi puo' dimostrare di avere inventato qualcosa per primo. Se sara' approvata la normativa in discussione, chiamata Patent Reform Act of 2005, il brevetto sara' assegnato a chi ha presentato per primo la richiesta e la documentazione, cosi' come avviene a livello internazionale.

«Una legge del genere avrebbe soffocato e bloccato Edison con tutte le sue invenzioni e i fratelli Wright, che diedero vita all'industria aeronautica», dice George Margolin, 75 anni, uno degli inventori che animano la protesta. Nel mondo dei geni "fai-da-te", "Curious George" e' una celebrita': ha inventato la siringa che evita le punture accidentali, la prima tastiera elettronica pieghevole di cui la Hewlett Packard ha poi avuto la licenza e una ventina di altri aggeggi. Margolin, vicepresidente della Professional Inventors Alliance, teme che la sua capacita' di creare possa essere minacciata se la legislazione, invece di tutelare i piccoli inventori, favorira' corporation come la Microsoft.

Per l'associazione degli inventori, e' in gioco niente meno che il futuro tecnologico ed economico degli Stati Uniti: «Il nostro sistema di brevetti ci ha resi leader mondiali nell'innovazione e nella tecnologia», si legge nel sito dell'Alliance. «Vogliono limitare o eliminare i diritti di brevetto degli individui, delle piccole imprese e degli inventori accademici, gli inventori piu' produttivi d'America e del mondo. Dobbiamo impedire loro di farlo». La peculiarita' del sistema dei brevetti Usa, come ha di recente spiegato al Congresso Nathan Myhrvold, ex dirigente Microsoft, e' quella di offrire l'incentivo economico attraverso la proprieta' privata, in questo caso la proprieta' intellettuale: «In un certo senso, non c'e' differenza rispetto al settore immobiliare. La proprieta' privata di beni di valore e' la base dell'economia americana».

Il progetto di riforma e' sponsorizzato alla Camera dai deputati Lamar Smith, repubblicano del Texas, e Howard Berman, democratico della California, mentre al Senato una misura analoga e' caldeggiata da Orrin Hatch, repubblicano dello Utah. A dirimere la controversia potrebbe essere, alla fine, la Corte Suprema degli Stati Uniti: poiche' c'e' una situazione di stallo, l'attenzione si va spostando verso i casi portati davanti ai giudici supremi, il primo dei quali sara' esaminato all'inizio del prossimo anno (Laboratori Corp. contro Metabolite Laboratories).

Il sistema dei brevetti americano, tanto apprezzato dai piccoli inventori, negli ultimi anni e' bersagliato di critiche perche' sforna troppi brevetti, spesso di scarsa qualita', e incoraggia contenziosi giudiziari.

C'e' una vera e propria inflazione di brevetti: l'anno scorso il Us Patent and Trademark Office ha ricevuto 380mila domande, contro le 200mila del 2004. L'amministrazione dice di avere un arretrato di 600mila brevetti e di non avere abbastanza personale per esaminarli. «C'e' un problema di qualita' dei brevetti», ha dichiarato Berman. Ci sono brevetti apparentemente assurdi: e' stato brevettato, per esempio, un metodo per usare il raggio laser «con traiettorie irregolari in modo da affascinare i gatti», cosicche' gli animali possano fare aerobica.

In questo mare magnum aumentano i contenziosi, soprattutto nel campo della tecnologia informatica. Secondo l'Information Technology Industry Council, tra il 1998 e il 2001 le cause giudiziarie sui brevetti davanti alle corti federali sono raddoppiati da 1.200 a 2.400 all'anno.

A spingere il Congresso all'azione e' il dilagare delle liti giudiziarie provocate dai cosiddetti "elfi dei brevetti" (patent trolls). Come i dispettosi gnomi delle favole scandinave fanno di tutto per avere la pentola d'oro, i patent trolls cercano di far soldi denunciando le grandi aziende di avere violato un brevetto in loro possesso.

Il fenomeno affligge l'industria hi-tech. La Microsoft preme per la riforma, lamentando di dovere spendere 100 milioni di dollari all'anno per difendersi in 35-40 cause contemporaneamente. Per la Microsoft, l'ultima goccia e' stata la causa intentata dalla societa' di software Eolas Technologies, impresa unipersonale di Michael Doyle, e dalla University of California, che hanno denunciato una violazione di brevetto in Internet Explorer.

Per garantire che i brevetti siano assegnati a dispositivi veramente innovativi, la riforma in discussione prevede norme che permettono di contestare i brevetti per un periodo di nove mesi dopo la registrazione e che consentono a terzi di presentare all'ufficio brevetti documentazione relativa a domande in sospeso.

Secondo Margolin e la Professional Inventors Alliance, le modifiche all'attuale sistema sarebbero «assolutamente distruttive». Le ragioni: la riforma darebbe alle grandi aziende la possibilita' di contestare all'infinito brevetti e domande di brevetto legittimi. Inoltre, la nuova legge favorirebbe le corporation che hanno i mezzi per presentare le domande di brevetto prima dei piccoli inventori che hanno avuto l'idea. E per gli individui che detengono un brevetto sarebbe estremamente difficile fare causa contro le aziende che "soffiano" loro le invenzioni. «Le aziende che si lamentano dell'attuale sistema sono cattivi giocatori, furfanti che si sono presi grandi liberta' con invenzioni altrui», dice Ronald Riley, presidente dell'Alliance.

«Non vogliamo assolutamente limitare la capacita' degli inventori di innovare e mettere su la loro impresa», ribatte Josh Ackil, vicepresidente dell'Information Technology Industry Council. «Non dimentichiamo che alcune delle nostre grandi aziende hanno cominciato in un garage. Il problema che cerchiamo di risolvere e' quello dei patent trolls che sostengono di essere imprenditori tirando fuori brevetti».


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.


[^]