[ l k v . i t ]
La laurea, un ottimo investimento
24-10-2005
Andrea
Moro
Alberto
Bisin
[<--]

Le tasse universitarie sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni. Ciononostante, laurearsi rimane ancora un ottimo investimento. Le tasse e i contributi universitari incidono in misura minima sui costi di frequenza.


I costi

Un giovane che scelga di acquisire un titolo universitario piuttosto che entrare immediatamente nel mercato del lavoro sostiene costi aggiuntivi per (i) le tasse e i contributi di iscrizione e frequenza all'universita'; (ii) le spese varie per frequentare e sostenere gli studi; (iii) i salari non percepiti durante la frequenza.

Nelle universita' statali le tasse di iscrizione e i contributi universitari sono cresciuti rapidamente a partire dal 1994 in seguito alla "legge Ruberti" sull'autonomia finanziaria degli atenei. La legge stabilisce anche diversi livelli di esenzione a seconda del reddito familiare. Riportiamo nella figura la distribuzione dei contributi nell'anno accademico 2002-03.




Mentre rimane l'esenzione totale per gli studenti provenienti dalle famiglie piu' povere (circa il 10 per cento degli studenti), il contributo medio per studente nell'anno accademico 2003-04 e' stato pari a circa 585 euro (1). I contributi per un titolo universitario di quattro anni ammontano quindi a un totale di 2.178 euro (attualizzato all'anno di iscrizione a un tasso di interesse reale di riferimento del 5 per cento).

Si noti che questo livello di contribuzione copre solamente il 10 per cento dei costi del sistema universitario, e costituisce circa il 20 per cento della spesa pubblica per l'universita'.

La componente principale delle spese varie per frequentare e sostenere gli studi e' costituita dal costo dei libri e da altre spese minori (costo della tesi di laurea, eccetera). Non includiamo naturalmente le spese di vitto, alloggio e trasporto che vengono sostenute in maniera diretta o indiretta anche da chi sceglie di entrare nel mercato del lavoro. Non abbiamo dati ufficiali sulle spese varie per sostenere gli studi, ma stimiamo che questa voce ammonti a circa mille euro l'anno che, attualizzati al tasso del 5 per cento, corrispondono a 3.723 euro per il corso di studi.

I redditi medi percepiti al netto delle imposte nel 2002 da donne e uomini a seconda del loro titolo di studio nel 2002 sono riportati nella tabella 1, una nostra elaborazione di dati contenuti nell'Indagine sui bilanci delle famiglie italiane condotta ogni due anni dalla Banca d'Italia (2).


Tabella 1: Redditi annui medi 2002 (in euro)

Donne Uomini
 Diplomati 11956 17683
 Laureati 16776 26733
   Differenza  4820  9050
Fonte: Indagine sui bilanci delle famiglie italiane, Banca d'Italia


Il costo di rinunciare al reddito di un diplomato per quattro anni, attualizzato a un tasso del 5 per cento, e' pari quindi a 65.838 euro per un uomo, e 44.490 euro per una donna. La differenza considerevole fra i redditi di uomini e donne riflette in parte il fatto che molte donne scelgono di lavorare a tempo parziale. Per questa ragione, in quanto segue riportiamo i calcoli relativi solo ai redditi degli uomini.

La tabella 2 riassume i costi di un corso di laurea quadriennale.


Tabella 2: Costo di una laurea quadriennale per un uomo (in euro, attualizzato all'anno di iscrizione)
Tasse e contributi 2178
 Altre spese dirette 3723
      Redditi non percepiti 65838
Spesa totale 71739


I contributi universitari costituiscono dunque una componente minoritaria, circa il 3 per cento, del costo totale di conseguire una laurea. Per chi paga 1.500 euro l'anno (solo il 2 per cento degli studenti delle universita' pubbliche pagano di piu'), la spesa per le tasse equivale al 7,5 per cento del totale delle spese.


I benefici: quanto rende la laurea?

Quanto guadagna un laureato piu' di un diplomato? Come possiamo osservare dalla tabella 1, il differenziale salariale medio tra un uomo con titolo universitario e uno con diploma di maturita' e' in media di 9.050 euro l'anno.

Quanto rende la laurea? Assumendo una vita lavorativa di un laureato di quaranta anni, il titolo universitario in media produce quindi un differenziale di reddito attualizzato che ammonta a circa 134mila euro (3).

Il valore attualizzato del titolo universitario al netto dei costi indicati nella tabella 2 e' dunque di 62.408 euro. Assumendo un guadagno costante di 9.050 euro l'anno per quaranta anni a partire dalla data della laurea, il rendimento del titolo di laurea corrisponde a quello di un titolo che frutta il 9,9 per cento annuo (si noti che si tratta di rendimento al netto delle imposte) (4).

Il rendimento non diminuisce di molto per chi paga le tasse senza riduzioni. Per esempio, per chi spende 1.500 euro l'anno, il rendimento e' del 9,5 per cento (5).

L'universita' rappresenta dunque un ottimo investimento. I contributi, ai livelli attuali, non hanno un effetto sostanziale sul rendimento dell'investimento. Rappresentano infatti una minima percentuale dei costi, la cui componente piu' importante e' il salario non percepito durante il corso di studi. Per esempio, aumentare il contributo medio a 5mila euro annui per studente garantirebbe un rendimento percentuale dell'investimento comunque pari a circa l'8 per cento annuo.


(1) Questa media include gli studenti con esenzione totale. Il sito della Conferenza dei rettori riporta invece una contribuzione media per il 2002 di 879 euro per studente. Il nostro dato e' stato ricavato da quelli del ministero dividendo il totale della contribuzione studentesca per il numero di studenti; calcolando la media direttamente dalla distribuzione dei contributi riportata nella figura otteniamo quasi la stessa cifra. Anche adottando l'importo maggiore indicato dalla Crui, le nostre conclusioni non cambiano.


(2) Includiamo in questo calcolo tutti i redditi da lavoro dipendente o autonomo, pensioni e altri trasferimenti. Sono esclusi i redditi da immobili o altre attivita' finanziarie.


(3) Questi semplici calcoli hanno solo il merito di fornire un ordine di grandezza del rendimento economico degli studi universitari. Una analisi approfondita, che utilizzi ad esempio modelli di formazione delle aspettative sui differenziali salariali futuri e che operi una distinzione per sesso, per ateneo, per disciplina, eccetera del differenziale, e' certamente auspicabile. E' difficile tuttavia immaginare come tale analisi possa modificare le nostre conclusioni.


(4) Indichiamo quanto rende una laurea in termini di rendimenti percentuali e non, come una larga parte della letteratura, in termini di elasticita' dei salari all'istruzione. In questo modo il rendimento dell'investimento nell'educazione universitaria e' piu' direttamente confrontabile con il rendimento di altri possibili investimenti, ad esempio in capitale fisico. Inoltre l'analisi dei rendimenti percentuali della laurea tiene esplicitamente conto dei costi dell'istruzione universitaria.


(5) In genere i maggiori incrementi salariali derivanti dalla laurea vengono ricevuti non subito, ma nell'intero arco della vita lavorativa. Questo tenderebbe a ridurre il rendimento medio. Tuttavia, i salari di un diplomato ventenne sono molto piu' bassi della media riportata nella tabella 1, fattore che invece tende ad aumentare il rendimento medio rispetto all'ipotesi da noi utilizzata. Non disponendo di dati sufficienti per calcolare le differenze salariali per ogni eta', abbiamo effettuato alcune simulazioni ipotizzando vari scenari di profili salariali per eta'. In genere, questi due effetti tendono a compensarsi, mantenendo il rendimento annuo medio su livelli fra il 7 e il 10 per cento.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


[^]