I risultati dell'indagine Pisa 2003, pubblicati dall'Ocse in "Learning for Tomorrow's World - First Results from Pisa 2003", confermano quanto gia' era emerso - e analizzato da alcuni contributi su lavoce.info - dall'indagine condotta nel 2000: il livello di competenze degli studenti delle scuole secondarie italiane e' (molto) piu' basso rispetto alla media dei paesi Ocse (1).
Le valutazioni di Pisa sulle competenze dei quindicenni vengono misurate tramite un punteggio, con riferimento a una media convenzionale Ocse di 500 punti, e per livelli di competenza (2).
Nel 2003 il focus specifico dell'indagine era la matematica. Nell'ambito Ocse l'Italia si e' posizionata al venticinquesimo posto in termini di punteggio medio (466), al pari del Portogallo e appena prima della Grecia (445). Gli studenti con capacita' matematiche tali da risolvere problemi complessi sono in media il 34 per cento nell'Ocse, in Italia solo il 20 per cento (3).
Ma questa e' solo una parte della storia. Grazie a un ampliamento del campione nell'indagine del 2003, si evince che a Trento (547) e Bolzano (536) gli studenti raggiungono in media risultati attorno a quello della Finlandia (544) - in cima alla classifica Pisa 2003 con la Corea (542) - e in Lombardia (519) e Veneto (511) superano la media Ocse. Mentre nelle regioni del Mezzogiorno (426), i risultati sono simili a quelli medi della Turchia (423) e dell'Uruguay (422), tra gli ultimi nella graduatoria.
Tabella 1: Punteggio medio e quota di studenti con competenze in matematica tali da risolvere problemi complessi
| Macro-aree | Punteggio medio | errore standard. | % studenti oltre il livello 3 |
| Nord-Ovest | 510 | (5,1) | 35,0 |
| Nord-Est | 511 | (7,7) | 35,8 |
| Centro | 472 | (5,6) | 19,3 |
| Sud-Ovest | 428 | (8,2) | 10,2 |
| Sud-Est e Isole | 423 | (6,1) | 6,8 |
Se, poi, si considera la quota di studenti che non superano nemmeno il primo livello, il diventa ancor piu' allarmante (4). In media nell'Ocse sono l'8 per cento i quindicenni sotto il primo livello di competenza in matematica. In Italia, al Nord sono meno del 5 per cento, al Centro sono appena il 9 per cento. A Sud, invece, sono oltre il 20 per cento: uno studente su cinque non puo' essere considerato competente in matematica, nemmeno al livello piu' basso.
Grafico 1 - Quota di studenti con competenze in matematica inferiori al livello 1

La situazione e' particolarmente grave nelle scuole professionali e, in misura minore, negli istituti tecnici. Tuttavia, il divario tra le aree del paese non e' dovuto a un effetto di composizione, dal momento che le diverse tipologie di scuola sono distribuite in maniera omogenea in tutte le aree del paese.
La forte differenza di performance tra i licei, i tecnici e i professionali e le forti differenze territoriali concorrono a determinare una varianza nei risultati tra studenti fra le piu' alte dei paesi Ocse, denotando un sistema nel suo complesso meno equo, senza che peraltro questo sia compensato da un risultato medio piu' alto come accade in Germania o in Giappone (dove la varianza tra le competenze degli studenti e' alta, ma i risultati complessivamente migliori che in Italia).
Analizzando la varianza tra gli studenti italiani piu' in dettaglio, si evince che mentre quella tra gli studenti che frequentano la stessa scuola e' in linea con gli altri paesi, la varianza tra le scuole e' particolarmente alta, quasi il doppio della corrispondente quota Ocse (5). Questo conferma che la probabilita' di raggiungere buone competenze matematiche varia molto a seconda della scuola frequentata. Un ulteriore segnale preoccupante in termini di equita' del sistema, che non solo offre servizi al di sotto degli standard minimi di qualita', ma anche non omogenei.
La situazione e' ancor piu' grave se si considera che la varianza tra scuole e' spiegata non tanto dal background socio-economico dei singoli studenti, quando da quello complessivo della scuola: cio' segnala quanto conta il contesto e i rischi di una scuola che riflette la segmentazione sociale esistente (6).
E' interessante notare che, come prevedibile, l'influenza del contesto socio-economico e culturale e' un po' piu' rilevante al Sud (circa 3,5 per cento in piu' rispetto alla media Ocse) rispetto al Centro Nord, ma non sufficiente a spiegare le forti differenze dei risultati tra gli studenti del Centro Nord e del Mezzogiorno.
Ma allora cos'altro spiega una performance cosi' bassa degli studenti del Mezzogiorno?Nel seminario organizzato dal dipartimento delle Politiche di sviluppo e di coesione del ministero dell'Economia e della finanze e dal ministero dell'Istruzione, dell'universita' e della ricerca lo scorso luglio (7), e' emersa la conferma dell'ipotesi che i risultati del Sud sono in larga misura spiegati dal "contesto". L'attesa della societa', dei genitori, degli stessi studenti; la soddisfazione e la motivazione degli insegnanti; l'organizzazione degli istituti: questi fattori volgono al negativo e si influenzano gli uni con gli altri. L'indagine Pisa permette non solo di valutare i risultati "oggettivi" dei test somministrati agli studenti del campione, ma anche di analizzarne le percezioni rispetto alla loro esperienza a scuola, e in particolare rispetto alle competenze matematiche acquisite.
Sulla base di un indice che sintetizza il giudizio dei quindicenni sulle proprie competenze matematiche, si evince che la percezione media degli studenti italiani, ancora una volta, nasconde forti differenze territoriali (8). La percezione degli studenti del Sud e' decisamente positiva, rispetto alla percezione media Ocse, nonostante la cattiva performance; l'esatto contrario di quanto avviene al Centro-Nord.
Grafico 2 - Indice medio della percezione della propria competenza in matematica e punteggio medio

L'indice e' pari a 0 (valore che coincide con la media Ocse). A valori positivi piu' alti corrispondono gli studenti che dichiarano una buona familiarita' e bravura in matematica, mentre assumono valori negativi gli studenti per cui questa materia e' guardata con maggiore problematicita'.
Anche la discrepanza tra la percezione degli studenti sulle proprie competenze rispetto ai risultati effettivamente ottenuti conferma che il primo passo necessario per migliorare le performance future (anche, perche' no, in vista di Pisa 2006) e' forse quello di rendere noto quanto fino ad oggi abbiamo appreso da Pisa 2000 e 2003, diffondendo in maniera molto piu' ampia, a livello territoriale, i risultati e avviando un dibattito a livello nazionale, che coinvolga non solo gli esperti ma anche le amministrazioni centrali e locali, le scuole, gli insegnanti, i genitori. E soprattutto gli studenti.
Non solo. Le scelte di policy per il futuro dovranno concentrarsi su altri due aspetti fondamentali: in primo luogo, migliorare le competenze di base degli studenti, e in generale la qualita' dell'apprendimento, soprattutto nelle aree che registrano i maggiori ritardi, sia tramite azioni dirette alle scuole, sia attraverso interventi sul contesto economico, sociale e culturale dei territori. Inoltre, e' necessario intensificare l'integrazione tra scuole e territorio, incoraggiando una collaborazione piu' intensa tra istituti, universita', imprese e piu' in generale i cittadini, promuovendo un ruolo piu' ampio della scuola come luogo di incontro e aggregazione sociale.
Senza aspettare ulteriori conferme nel 2006, e' venuto il tempo di iniziare a fare i conti con la scuola, specialmente al Sud.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.