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Coraggio bipartisan (crescere si deve)
04-10-2005
Giacomo
Vaciago
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Che succede se il Parlamento non approva la Finanziaria? La risposta e' molto semplice: restano in vigore tutte le leggi esistenti, sulla cui base si fanno i bilanci pubblici dell'anno successivo. E' infatti solo questo lo scopo della Finanziaria: una sorta di "errata corrige" della legislazione vigente, per migliorarla in base a quanto di nuovo nel frattempo avvenuto.

La storia delle finanziarie degli ultimi dieci anni e' un campo di studi affascinante per chi volesse capire come mai il nostro sia un Paese che funziona male e quindi cresce poco. Perche' in Finanziaria abbiamo visto di tutto: da radicali riforme che nulla c'entravano con i bilanci pubblici dell'anno successivo a modifiche di leggi che erano state appena approvate.

Questo modo disordinato di procedere non mi sembra peggiorato quest'anno: la polemica e' maggiore perche' siamo in campagna elettorale, ma la Finanziaria finora approvata dal Governo non e' affatto peggiore di altre del passato. Contiene alcuni spunti interessanti su cui resta molto lavoro da fare (per esempio, la "personificazione" dei distretti industriali) ed e' positivamente orientata a sostenere progetti innovativi per realizzare la "strategia di Lisbona".

Bastera' tutto cio' a risolvere i due problemi - sostenere lo sviluppo economico e ridurre il deficit pubblico - di cui si sono occupate tutte le ultime finanziarie? Ovviamente no, e per una serie di motivi che merita ancora sottolineare. Ne ricordo i tre principali.

1. Anzitutto, perche' non c'e' abbastanza Europa. Non l'abbiamo vista l'Europa nelle elezioni tedesche. Non la vediamo nelle radicali riforme che sta facendo il Governo francese. E non la vediamo neppure nella nostra politica economica. Basta ricordare cosa ha ben spiegato Bini Smaghi sul Sole-24 Ore il 9 settembre scorso: manca ogni coordinamento delle politiche di bilancio, pur essendo comune la macroeconomia della zona euro. Non stupisce quindi la continua lamentela nei confronti di una "perduta sovranita'" da parte dei nostri Governi, che danno la colpa all'euro per la loro incapacita' di fare giochi cooperativi e di attivare meccanismi emulativi all'interno dei loro Paesi. Per quest'ultimo aspetto basterebbe confrontare la nostra legge sull'universita', di prossima approvazione alla Camera, con cio' che nel frattempo sta invece facendo il Governo francese!

Come si fa a non capire che il "precariato" non ha niente a che vedere con la "meritocrazia", cioe' con la competizione tra universita', che e' necessaria per sostenere la qualita' del capitale umano e quindi la crescita?

2. Il secondo aspetto riguarda proprio cio' che serve per consolidare l'attuale "ripresina" che ci accomuna al resto dell'Europa. Certo, il miglioramento caratterizza piu' le imprese delle famiglie, e piu' le esportazioni che la domanda interna, ma e' pur sempre un indizio favorevole di una capacita' di crescita che non va ignorata ne' tanto meno ostacolata.

Meglio sarebbe stato se alcune delle cose che sono in questa Finanziaria le avessimo fatte anni fa: ne avremmo gia' visti gli effetti positivi. E meglio ancora sarebbe stato se le necessarie riforme - inizialmente impopolari, ma utili per la crescita - le avessimo fatte, come e' normale secondo la teoria del "ciclo elettorale", all'inizio della legislatura. Vuol dire che le potremo fare l'anno prossimo. Cio' che ora conta e' che nei prossimi mesi il percorso parlamentare di questa manovra non venga stravolto a fini elettorali, aggravando l'eredita' che si lascia alla prossima legislatura.

3. A maggior ragione, se si conferma la diagnosi che la nostra mancata crescita di questi anni non e' da attribuire a scarsa domanda interna, ma semmai a perdita di competitivita' - anzitutto nell'ambito della zona euro. Al di la' delle polemiche elettorali (l'abbiamo visto con le "locuste in Germania e con le "cassandre da noi), se le famiglienon sono ottimiste, e quindi stanno molto attente a come spendono i soldi, e' perche' hanno imparato che il profilo atteso del loro reddito non e' piu' crescente, come una volta. Per correggere questa aspettativa, non bastera' fare sfoggio di un po' di ottimismo - magari fosse cosi' facile! - ma serve una rigorosa politica a favore della crescita, mantenuta per un periodo di tempo abbastanza lungo, sufficiente a modificare opportunita', aspettative, comportamenti.


il testo riprodotto e' tratto dal giornale www.ilsole24ore.com.


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