L'incontro di luglio del G8 dedicato al problema della poverta' nei paesi in via di sviluppo ha posto di nuovo al centro dell'agenda politica il tema della lotta all'indigenza in cui versa una quota troppo elevata della popolazione mondiale. In autunno, un summit delle Nazioni Unite discute le proposte per rilanciare la lotta alla poverta' e per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo stabiliti nel 2000 dalla comunita' internazionale.
La proposta di una parziale cancellazione del debito estero dei paesi poveri avanzata al G8 da alcuni Stati e da rappresentanti della societa' civile accoglie, sia pure in maniera ancora insufficiente, il grido di allarme lanciato dal gruppo di esperti nominati dal segretario generale delle Nazioni Unite e presieduto da Jeffrey Sachs. Il rapporto redatto dal gruppo aveva chiesto ai paesi avanzati di tener fede alla promessa di dedicare almeno lo 0,7 per cento del loro prodotto agli aiuti allo sviluppo: percentuale dalla quale i paesi ricchi, inclusa l'Italia, sono ancora molto lontani.
Ma i paesi poveri come devono utilizzare queste risorse per favorire la crescita economica e ridurre la poverta'?
Gli economisti dibattono spesso quali siano i fattori che agiscono sullo sviluppo economico e quale sia il ruolo delle politiche economiche: la presenza di tassi di risparmio sufficienti a stimolare gli investimenti produttivi, l'esistenza di istituzioni pubbliche e mercati che garantiscano un efficiente funzionamento degli scambi economici, l'adozione di politiche macroeconomiche che assicurino la competitivita' dell'economia unitamente alla stabilita' dei prezzi e alla sostenibilita' fiscale, l'adeguatezza delle infrastrutture del paese e la creazione di modelli di coesione sociale tesi ad eliminare gli eccessi di disuguaglianze sono quelli che nel corso degli anni hanno suscitato i maggiori consensi.
Mentre l'esistenza di una relazione tra la crescita economica e la riduzione della poverta' nei paesi in via di sviluppo e' un risultato consolidato, l'aumento del reddito nazionale e' una condizione necessaria ma non sufficiente per ridurre la poverta' assoluta (generalmente misurata dalla popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno). Infatti, se non e' distribuito all'intera popolazione, il circolo vizioso della poverta' non si spezza, ma anzi viene accentuato da un ineguale accesso alle risorse, ai servizi sociali e alle potenzialita' economiche.
Per questo motivo, un filone consistente di studi effettuati negli ultimi anni ha posto al centro dell'analisi il ruolo degli investimenti in capitale umano come motore di una crescita economica compatibile con l'eliminazione della poverta' e dell'indigenza. La base teorica di questo approccio risiede nel ruolo che il capitale umano puo' avere nell'aumento della produttivita' dei fattori di produzione (capitale e lavoro) e negli effetti benefici che cio' ha per l'intera economia. In termini semplici, si assume che un aumento della scolarita' della popolazione e delle sue condizioni di salute (due tipici esempi di indicatori del capitale umano di una societa') possa non solo aumentare la capacita' produttiva della forza lavoro e quindi avere un impatto positivo sulla crescita economica, ma abbia anche ricadute positive sul resto della societa' per effetto di cambiamenti associati alla domanda di beni e servizi. Il corollario e' che gli Stati che investono maggiormente in istruzione e sanita' devono avere, a parita' di altre condizioni, piu' elevati livelli di crescita economica di lungo periodo (e minori livelli di poverta').
Finora pochi studi empirici sono stati in grado di dimostrare l'esistenza di un nesso statisticamente significativo tra investimenti in capitale umano e indicatori di crescita economica e poverta' nei paesi a basso reddito. In genere, mentre gli indicatori del capitale umano hanno effetti positivi sulla produttivita' dei fattori e sulla crescita economica, gli investimenti pubblici e privati in capitale umano tendono a essere meno significativi. Ad esempio, Filmer, Hammer, e Pritchett tra gli altri, hanno mostrato che la spesa pubblica per la sanita' non ha effetti significativi sugli indicatori di salute nei paesi in via di sviluppo (1). Mentre Flug, Spilimbergo e Watchenheim hanno trovato una debole relazione positiva tra spesa pubblica per l'istruzione e indicatori di sviluppo quando si controllano alcune variabili economiche, tra cui il reddito pro capite e la struttura socio-demografica della popolazione (2).
La risposta tradizionale a tale ambiguita' di risultati empirici e' stata che altri fattori possono fare la differenza: ad esempio, il grado di apertura al mercato e il livello di concorrenza esistente nel paese, gli equilibri finanziari del settore pubblico, la composizione e l'efficienza della spesa pubblica (inclusa la spesa sociale), il grado di rispetto dei diritti di proprieta' e la trasparenza delle istituzioni pubbliche, per citarne solo alcuni.
Un recente studio mostra che un'adeguata specificazione dei legami tra il livello del capitale umano, l'investimento in questo fattore e la crescita economica permette di osservare le relazioni ipotizzate dalla teoria (3). A differenza di studi precedenti, infatti, i fattori sono qui analizzati congiuntamente attraverso una specificazione coerente con la teoria economica. Inoltre, il modello utilizzato tiene conto dell'elemento temporale nelle relazioni tra investimenti in capitale umano, produttivita' e crescita economica, attraverso la possibilita' di feedback ed effetti ritardati delle variabili. Questa specificazione consente anche di simulare quale sarebbe l'impatto sulla poverta' e su altri indicatori socio-economici se risorse aggiuntive fossero rese disponibili per aumentare la spesa pubblica per sanita' e istruzione in questi paesi. In tal senso, la metodologia consente analisi di scenario che possono guidare le policy in campo nazionale e internazionale.
Il principale risultato e' che un incremento degli aiuti internazionali indirizzati agli investimenti pubblici per aumentare il capitale umano renderebbe piu' facile raggiungere alcuni degli obiettivi stabiliti dalla comunita' internazionale per i paesi in via di sviluppo attraverso l'iniziativa dei Millennium Development Goals (4).
L'investimento in capitale umano agisce direttamente sui livelli di scolarita' e sulle condizioni di salute della popolazione: spesa pubblica piu' elevata per sanita' e istruzione determina a parita' di altre condizioni un miglioramento sostanziale della partecipazione al sistema scolastico da parte dei bambini e un accesso maggiore alle cure mediche. Questo ha effetti importanti e duraturi sulle variabili economiche: maggiori livelli del capitale umano aumentano la crescita economica attraverso un miglioramento dell'uso dei fattori di produzione e stimolando gli investimenti produttivi. Gli investimenti in istruzione hanno effetti sia contemporanei che ritardati: circa i due terzi di tale investimento realizzano effetti nei primi cinque anni e un terzo nel quinquennio seguente. La spesa per salute ha invece effetti positivi sulla crescita economica soprattutto nel breve periodo attraverso un miglioramento della produttivita' del lavoro.
Un risultato importante dell'analisi e' che vi sono notevoli sinergie tra investimenti sociali: piu' elevati livelli di istruzione migliorano la capacita' dei cittadini di accedere ai servizi sanitari. L'effetto sulla poverta' e' significativo: un aumento della spesa sociale pari a circa l'1 per cento del prodotto interno lordo riduce l'incidenza della poverta' del 20 per cento nell'arco di un decennio. Tuttavia, altri fattori sono importanti perche' gli investimenti in capitale umano siano indirizzati a un aumento del reddito e alla riduzione della poverta'. Tra questi figurano il grado di funzionamento della macchina pubblica, un basso livello delle disuguaglianze non solo economiche ma anche sociali (ad esempio laddove le differenze di genere sono inferiori, l'investimento in capitale umano e' piu' efficace), la qualita' delle istituzioni e il livello del reddito. In generale sono proprio i paesi con i livelli piu' bassi del capitale umano e della spesa pubblica per sanita' e istruzione che possono beneficiare maggiormente di un incremento marginale di questi investimenti per ridurre la poverta'.
Le implicazioni di tale studio per le politiche di sostegno ai paesi in via di sviluppo sono almeno di tre tipi. Primo, l'efficacia degli aiuti allo sviluppo dipende dalla qualita' e dalla quantita' di risorse che possono essere orientate dal servizio del debito alle misure di lotta alla poverta'. Secondo, il ruolo dei sistemi sanitari e di istruzione pubblici e' centrale nella formazione del capitale umano che e' condizione necessaria per il rilancio della produttivita' e della crescita economica. Infine, le riforme macroeconomiche debbono puntare a creare lo spazio fiscale perche' gli investimenti in capitale umano siano sostenibili nel corso del tempo.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.