La Germania ha urgente bisogno di riforme. La disoccupazione e la spesa sociale hanno continuato a crescere, portando il disavanzo pubblico ben al di sopra del 3,5 per cento del prodotto interno lordo. Ciononostante, il Governo tedesco resta indietro rispetto agli altri paesi dell'Unione per quanto concerne le riforme del sistema di sicurezza sociale e le leggi sul lavoro. Un'ambigua divisione dei compiti fra diversi livelli di governo riduce la capacita' del governo di riprenderne il controllo della spesa pubblica. Sono debolezze strutturali del paese, che devono essere risolte. Non se ne andranno da sole.
I risultati delle elezioni parlamentari del 18 settembre possono invece impedire alla Germania di realizzare le riforme, proprio quando sarebbero piu' necessarie all'economia tedesca per far ripartire l'economia. C'e' il forte rischio che una grande coalizione composta dai partiti maggiori possa far precipitare la Germania in una confusa situazione di stallo. Per evitare di perdere il controllo della situazione, i partiti devono trasformare l'esito delle elezioni in un'opportunita' per fare le riforme. E' percio' necessario che Spd e Cdu/Csu trovino un accordo per coordinare le loro azioni e proseguire sulla strada delle riforme. Il coordinamento e' pero' impossibile in una grande coalizione nella quale i piu' importanti leader politici siano impegnati in primo luogo a tener d'occhio le proprie prospettive elettorali in vista delle elezioni successive. Se i partiti lasciano prevalere le preoccupazioni elettorali, il Governo non avra' particolari incentivi ad assumersi l'onere di riforme difficili. Prevarranno soluzioni pasticciate, come il federalismo fiscale varato con la Grosse Koalition del 1967, la fonte degli attuali problemi.
La Germania ha dunque bisogno di un Governo tecnico, simile a quelli sperimentati in Italia all'inizio degli anni Novanta: un governo guidato da un cancelliere che non ha interesse ad essere rieletto, mentre i partiti devono frenare le ambizioni dei loro leader. Questa conclusione deriva dall'esperienza europea degli ultimi venti anni: ci sono stati svariati esempi di "coabitazione forzata", e tutti mostrano che le grandi coalizioni fanno crescere il debito pubblico e non sono politicamente in grado di portare avanti le riforme difficili.
Al contrario, i governi tecnici sono riusciti a realizzare riforme radicali in situazioni politiche eccezionali. La loro azione ha garantito nuovi margini di manovra ai governi successivi, che hanno cosi' riacquistato la possibilita' di attuare politiche economiche efficaci.
Il piu' recente esempio di grande coalizione si e' avuto in Austria fra il 1988 e il 1994. Il debito pubblico austriaco e' salito in quegli anni dal 3,2 al 4,9 per cento, proprio quando altri paesi che ora fanno parte della Unione economica e monetaria, si impegnavano nel risanamento delle finanze. La coalizione varo' anche alcune, molto contraddittorie, riforme sociali: il governo introdusse tre riforme che riducevano la generosita' del sistema di sicurezza sociale e altre tre che andavano nella direzione opposta. Si arrivo' cosi' a una situazione di stallo, mentre nello stesso periodo altri governi europei avviavano profonde riforme, due terzi delle quali destinate alla riduzione della spesa sociale.
Governi di "solidarieta' nazionale" o "tecnici" presentano caratteristiche opposte. L'Italia ne e' un chiaro esempio. Ha dovuto affrontare la stessa impasse sotto il governo di coalizioni traballanti. Eppure, e' riuscita a realizzare radicali riforme delle pensioni con i due governi "di solidarieta' nazionale" presieduti da Giuliano Amato nel 1992 e da Lamberto Dini nel 1995. I partiti accettarono di parteciparvi perche' riconobbero che al paese servivano "politiche eccezionali". Grazie alla loro azione, il rapporto deficit - Pil scese dall'11,7 per cento del 1991 al 2,7 per cento del 1997.
La differenza cruciale tra grandi coalizioni e governi tecnici risiede nel grado di coordinamento tra i partiti. In una grande coalizione, i partiti maggiori competono tra di loro cercando di guadagnare voti invece che adoperarsi per le riforme. Nasce un problema classico di "risorse condivise": se la coesione interna e' scarsa, i membri del governo lottano per aumentare i finanziamenti alle loro specifiche aree di responsabilita', senza rispettare i vincoli generali di bilancio.
Se la Germania vuole mettere fine allo stallo, ed evitare una situazione di confusione che non lascerebbe ai successivi governi alcuna possibilita' di scelta, ha una sola alternativa: trasformare la grande coalizione in un governo "di solidarieta'". L'eventuale governo tecnico potra' contare su una ampia maggioranza in entrambe le camere per intraprendere le riforme, risolvere il problema del federalismo fiscale e ridisegnare l'assegnazione delle competenze tra diversi livelli di governo. Per permettere cio', i leader di partito non possono essere coinvolti, altrimenti le preoccupazioni elettorali finirebbero per prevalere. Le condizioni economiche della Germania, insieme alla necessita' di rispettare il Patto di stabilita' europeo, sono motivazioni sufficientemente forti per politiche eccezionali. Il beneficio e' che questo e i successivi governi saranno, finalmente, in una posizione tale da realizzare politiche economiche efficaci.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.