Luce +8%, gas+4%. L'Istat: nuovo calo dei consumi alimentari.
Stime Ref: per le famiglie spesa di quasi 60 euro in piu' all'anno.
Tra una settimana la decisione dell'Authority. Allarme Confindustria: prezzi dell'energia troppo alti.
Stangata in arrivo per l'energia e nuovo crollo dei consumi. Da una parte ci sono quasi 60 euro di rincari per le tariffe di luce e gas, pronti a scattare da ottobre. Dall'altra l'Istat, a luglio, ha riscontrato un calo del 2,1 per cento per le vendite al dettaglio. È l'ennesimo segnale di difficolta' delle famiglie, meno disposte a spendere e pronte a limitare allo stretto necessario le spese.
Il nuovo allarme bollette viene dall'Osservatorio energia del Ref che vede un inverno "caldo" per le tariffe energetiche spinte verso l'alto dal caro-petrolio. Gli aumenti stimati a partire dal 1 ottobre sono dell'8% per la luce, con una spesa aggiuntiva di 23 euro annui, e del 4% per il gas, pari a circa 35 euro in piu' annui. In totale ogni famiglia dovra' rinunciare a 58 euro nel corso dell'anno, ovvero ad un mese in meno di autonomia energetica rispetto a oggi.
Secondo gli esperti dell'istituto guidato da Pia Saraceno, questa nuova impennata delle bollette va addebitata alla crescita dei costi per i combustibili, in particolare del petrolio. Alessandra Di Renzo, del Ref fa un po' di conti: "Ipotizzando prezzi del greggio superiori ai 60 dollari per i prossimi tre mesi, le previsioni di spesa dell'Acquirente Unico - il soggetto che acquista l'energia elettrica per famiglie e piccole imprese - andranno aumentate di 600 milioni di euro".
E Confindustria parla di un "nuovo duro colpo" alle imprese italiane, e sottolinea "la forte preoccupazione" per gli aumenti alle porte: "E' una situazione allarmante, difficilmente sostenibile per il settore industriale gia' penalizzato da prezzi dell'energia decisamente piu' elevati della media europea".
La decisione finale, pero' spettera' tra 7 giorni all'Autorita' per l'Energia guidata da Alessandro Ortis: l'Autorithy potrebbe tentare il contenimento degli aumenti, riducendo le componenti tariffarie destinate alla copertura dei costi impropri del sistema (quelli cioe' per fonti rinnovabili o per lo smantellamento delle centrali nucleari). Una strada gia' seguita per il trimestre luglio-settembre - grazie ad un intervento del ministero delle Attivita' Produttive - che ha di fatto congelato gli incrementi previsti del 4,5%.
Ma il nuovo rischio-aumenti non fa che restringere la gia' stretta strada dei consumi. Le famiglie mostrano nuovamente la loro scarsa propensione all'acquisto sia di beni alimentari che non alimentari. La fotografia dell'Istat e' impietosa: a luglio le vendite al dettaglio hanno segnato un calo dello 0,3% congiunturale mentre la flessione sul luglio del 2004 tocca il 2,1%.
Per gli alimentari il calo sul mese precedente e' stato dello 0,4%, per i non alimentari dello 0,2%. Su base tendenziale, la contrazione delle vendite al dettaglio sia per gli alimentari che per i non alimentari e' stata del 2,1%. Nell'anno si registrano flessioni pesanti anche nelle vendite della grande distribuzione (-2%) oltre a quelle ormai abituali delle imprese operanti su piccole superfici (-2,2%). Sorprendono le variazioni tendenziali col segno meno per gli ipermercati (-3,2%), i supermercati (-1,9%), gli hard discount (-1,4%), finora graziati dalla crisi. Infine, vendite in picchiata un po' in tutte le aree geografiche tranne il Nord-Ovest con un +1,1% tendenziale.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.