A 20 giorni dalla scadenza nessun incontro operativo.
Contrasti su rendite, evasione, Tfr e misure per la famiglia.
Tremonti: "C'e' solo la copertina".
E il peso della manovra sale oltre i 22 miliardi.
E' allarme Finanziaria. A meno di venti giorni dal termine ultimo per la presentazione del disegno di legge che contiene la manovra 2006 la preparazione del piu' importante documento economico dell'anno e' ancora in alto mare. "Se c'e' e' un documento segreto", ironizza il sottosegretario all'Economia Michele Vietti dell'Udc riflettendo un forte nervosismo che si respira anche dalla parti del leader dei centristi Marco Follini. "C'e' solo la copertina", avrebbe commentato con i suoi collaboratori nei giorni scorsi il vicepresidente del Consiglio Tremonti.
Ad alimentare la preoccupazione anche la mancanza di indicazioni precise da parte del presidente del Consiglio Berlusconi in occasione del suo discorso di sabato alla Fiera del Levante, quando tradizionalmente il governo annuncia i primi dettagli della Finanziaria.
Concentrati sul violento muro contro muro sull'affare Fazio, governo e maggioranza non hanno ancora aperto il dossier Finanziaria.
Di pronto naturalmente c'e' l'entita' della manovra, pari allo 0,8 per cento del Pil, che ci impone la procedura speciale di Bruxelles del 12 luglio scorso, come pure ci sono le proiezioni macroeconomiche inserite nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) varato il 16 luglio che prevede la riduzione al 3,8 per cento del rapporto deficit-Pil per il prossimo anno.
Le grandi linee indicano inoltre la riduzione dell'Irap, anche in questo caso per via di una imminente decisione della Corte di giustizia europea che giudica la tassa incompatibile con l'ordinamento comunitario. Per il resto si parla genericamente di tutela del potere di acquisto delle famiglie, di semplificazioni e liberalizzazioni, di investimenti e di un aggiustamento "strutturale" dei conti pubblici che non dovra' essere fatto - per indicazione di Bruxelles - ricorrendo a nuove misure una tantum.
Tuttavia sulla struttura e la qualita' delle misure, sia sul fronte delle entrate sia su quello delle uscite, ancora non c'e' stato un confronto politico e una conseguente decisione. I ministri di spesa di conseguenza stanno sulle spine, temono tagli indiscriminati e richiedono l'apertura, come avviene in questi casi, di confronti bilaterali.
Anche sulle rendite finanziarie la quadratura del cerchio e' ben lungi dall'essere raggiunta: Udc e An continuano a chiedere una revisione della tassazione mentre Berlusconi e Tremonti sono contrari. Altro tema scottante, sul quale sale lo scetticismo dei centristi, e' quello del recupero dell'evasione: il governo intende raccogliere da questa voce circa 3 miliardi di euro ma l'esito incerto di questa posta imporrebbe la costituzione di un fondo speciale di copertura.
Nella partita ci sono anche le risorse che saranno destinate alla riforma del Tfr: circa un miliardo promesso dal ministro dell'Economia Siniscalco ma che, secondo molti, dovrebbero entrare nel tavolo complessivo della trattativa sui conti pubblici.
Infine la famiglia: anche in questo caso An e Udc non nascondono di volere interventi cospicui volti al recupero del potere d'acquisto degli italiani, ma temono che le risorse su questo fronte siano assai limitate.
Un puzzle di difficile soluzione che rischia di esplodere nei prossimi giorni: il rischio e' che la manovra - il cui peso gia' supererebbe i 22 miliardi di euro - arrivi politicamente debole in Parlamento ed esposta ad un violento assalto alla diligenza di fine legislatura.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.