[ l k v . i t ]
Se l'equity swap dribbla la comunicazione
25-09-2005
Salvatore
Bragantini
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La famiglia Agnelli resta azionista di riferimento di Fiat: esplode il gaudio nazionale per il perpetuarsi di una condizione che, a dire il vero, negli ultimi venti anni non ha portato bene al gruppo torinese. Il coro degli aedi e' tanto forte da coprire le voci stonate di coloro che avanzano obiezioni sul disegno complessivo, ovvero sulla tecnica utilizzata per realizzare il superiore fine.


Cronaca di un'operazione molto applaudita

L'operazione e' partita da un equity swap, una transazione grazie alla quale, secondo le dichiarazioni, Exor ha deciso di puntare sulla rivalutazione dei titoli Fiat. Exor ha dato mandato a Merrill Lynch di rastrellare novanta milioni di azioni Fiat, impegnandosi a pagare, a scadenza, la eventuale minusvalenza rispetto ai prezzi di mercato, in cambio della speranza di ricevere la plusvalenza, sempre eventuale. Ha fatto dunque una speculazione puntando sull'aumento di valore del titolo. Sempre secondo le spiegazioni fornite, non c'era alcuna intenzione di assumere una posizione in Fiat, tanto che il contratto non prevedeva la consegna "fisica" dei titoli. Solo a meta' settembre si e' deciso di cogliere l'occasione ("imperdibile" secondo i vertici del gruppo) dell'aumento di capitale al servizio del convertendo Fiat, per chiedere la consegna fisica dei titoli. Cio' ha consentito di riequilibrare, in tempo reale, la diluizione legata al "convertendo", restando sopra la soglia di partecipazione del 30 per cento. Senza tale operazione, Ifil sarebbe scesa al 22 per cento: la differenza e' l'8 per cento.

Fin qui, la ricostruzione dei fatti che si basa sulle dichiarazioni dei vertici del gruppo.

Exor e' controllata al 70 per cento dalla Sapa Giovanni Agnelli, e al 30 per cento dall'Ifil. Presidente di Exor e di Ifil e' Gianluigi Gabetti. Davanti ai rialzi del titolo in estate, a domanda di Consob, il gruppo ha risposto di non essere a conoscenza di motivi che potessero essere dietro tale rialzo. Forse se il presidente di Ifil, Gabetti, avesse chiesto lumi al presidente di Exor, Gabetti, avrebbe potuto avere informazioni rilevanti da fornire alla Consob. Ci si puo' nascondere dietro un dito e rispondere che Ifil non aveva notizia di andamenti del gruppo Fiat tali da giustificare il rialzo, ma e' evidente che uno dei motivi di questo rialzo erano gli acquisti sul mercato di Merrill Lynch, che stava coprendo i rischi del contratto. Con il che si arriva al punto vero: chi era tenuto a comunicare il superamento delle soglie rilevanti di partecipazione, legato all'esecuzione del contratto? Merrill Lynch, subito dopo aver stipulato il contratto, ha denunciato il superamento della soglia del 2 per cento in Fiat.

Dopo di allora, tuttavia, nessuna comunicazione e' seguita, ne' da Merrill Lynch, ne' dal gruppo Ifil o dalla Sapa Giovanni Agnelli, fino alla divulgazione della notizia dell'operazione da parte di Ifil.


Obbligo di comunicazione per chi?

Come mai? Possibile che nessuno avesse quest'obbligo, essendo in ballo l'8 per cento di una societa' quotata? Exor, si dice, non voleva le azioni, in origine, ha solo fatto una scommessa sul valore del titolo, e quindi non era tenuta a dichiarare alcunche'. Inoltre, la posizione di Gabetti, come bi-presidente di Exor e Ifil, e' particolarmente delicata: con quali criteri ha allocato l'operazione su Exor e non su Ifil? Non vorremmo essere nei panni del bi-presidente, costretto, in non piu' verde eta', a ripetere quegli equilibrismi condotti nel 1986, in tandem con Galateri, ai tempi del "colpo grosso" ai danni dei malcapitati soldatini sabaudi dell'Ifil. Allora quando si tratto' di rilevare dai libici della Lafico le azioni della Fiat, questa societa' vide la propria vocazione stravolta e fu adibita a quel compito di servizio delle esigenze della real casa che sarebbe poi diventato il suo vero "core business".

Come che sia, e' stata Exor a fare l'operazione ed Exor, avendo sopportato il rischio, trattiene giustamente, ci dicono, parte del profitto che ne e' derivato, ben 90 milioni di euro. Pro futuro, visti i sanguinosi precedenti citati, sarebbe il caso che il gruppo rendesse chiara la mission di ogni sua societa'; cio' per evitare la sgradevole sensazione che ancora oggi, all'alba del ventunesimo secolo, le sue societa', quotate e no, siano utilizzate come i tasti di un pianoforte, al servizio delle esigenze del gruppo senza alcuna considerazione del ruolo reale di ciascuna, e dei diritti dei malcapitati soldatini sabaudi: non tutti volontari, alcuni anzi coscritti, come le banche del convertendo.

Se la comunicazione non spettava a Exor, spettava allora a Merrill Lynch, che ha rastrellato i titoli? Nel silenzio della investment bank Usa, pare di capire che essa si sia limitata a non sforare la soglia del 5 per cento, che avrebbe richiesto un'altra comunicazione: il 3 per cento residuo, necessario per raggiungere la quota prefissata da Exor, e' stato distribuito fra altre controparti.

I quattro quarti di nobilta' dell'Ifil non bastano a occultare la triste sensazione che il mercato sia stato preso in giro da molti, quest'estate, non solo dai nuovi ricchi e dai furbetti del quartierino.

I contratti derivati hanno aperto una nuova era, consentendo alle imprese di coprire i propri rischi in modi prima inconcepibili, nonche' di scommettere, come la speculazione ha sempre legittimamente fatto, sugli andamenti futuri. Sono quindi uno strumento, che puo' essere utilizzato bene o male. Non demonizziamo i derivati, ma stiamo attenti. Se passa il principio che qualsiasi contratto derivato, purche' distribuito fra piu' controparti, o purche' non preveda la consegna fisica dei titoli (senza peraltro escluderla), consente di evitare l'obbligo di comunicazione di partecipazioni rilevanti, si apre una voragine e il mercato torna all'eta' della pietra. Ne va della trasparenza dei nostri mercati, nonche' della conoscenza delle reali posizioni di controllo nelle societa' quotate.

Non c'e' che una strada: un semplice articolo di regolamento Consob, dove sia scritto che chiunque detenga un diritto che gli consente, a scadenza anche lontana, di ottenere una partecipazione tale da determinare il superamento di soglie rilevanti di partecipazione, e' tenuto a comunicarlo al mercato come se tale partecipazione fosse gia' detenuta: che si tratti di obbligazioni convertibili, di opzioni, di equita' swap con o senza consegna dei titoli, non cambia, la comunicazione e' dovuta. Con contratti di questo tipo, infatti, anche gli obblighi di Opa potrebbero essere elusi molto facilmente. Se la Banca d'Italia non fosse stata sciaguratamente trascinata, dal suo governatore pro-tempore, in una contesa politica legata a un folle disegno finanziario, sarebbe probabilmente la prima a richiedere modifiche di questo tipo, per i motivi connessi alla sana e prudente gestione degli intermediari. Ma a via Nazionale hanno altro a cui pensare.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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