Per tutti coloro che non hanno trascorso gli ultimi anni in esilio sulla luna o su qualche isola sperduta e priva di notizie economiche, la conclusione raggiunta dal rapporto preparato da Riccardo Faini e dai suoi coautori, non dovrebbe essere una sorpresa: i conti pubblici italiani sono peggiorati negli ultimi anni.
L'indebitamento netto e' salito al di sopra del limite stabilito dal Patto di stabilita' e di crescita; il debito pubblico, gia' molto alto in proporzione al Pil, ha cominciato a risalire; il disavanzo primario si e' molto ridotto e rischia di diventare negativo; e le prospettive per il futuro non appaiono rosee sollevando, come all'inizio degli anni Novanta, preoccupazioni per la sostenibilita' del debito pubblico.
Non ci sono arcobaleni all'orizzonte, ma solo nuvole minacciose. C'e' la necessita' di rimpiazzare il gettito dell'Irap. C'e' la possibilita' che i tassi di interesse aumentino, per tutta la Comunita' europea o per l'Italia, a causa del"rischio paese". C'e' l'invecchiamento della popolazione che nei prossimi trent’anni anni fara' aumentare il costo delle pensioni e della spesa sanitaria. C'e' la pressione per la creazione di nuove infrastrutture e per finanziare piu' spesa per la ricerca e per l'istruzione superiore. C'e' la possibilita' che la devolution faccia aumentare la spesa pubblica. C'e' il progressivo esaurimento delle entrate dovute alle misure una tantum e in particolare ai vari condoni.
A queste preoccupazioni, il rapporto Faini ne aggiunge un'altra: i condoni possono aver ridotto l'elasticita' del sistema fiscale perche' probabilmente hanno aumentato la predisposizione dei cittadini all'evasione.
Questa conclusione e' importante e preoccupante perche' ridimensiona o elimina la possibilita' che il disequilibrio dei conti pubblici possa essere ridotto da un aumento del tasso di crescita dell'economia o dalla proverbiale lotta all'evasione.
Non posso non ricordare che ogni governo negli ultimi trenta anni ha promesso di ridurre il disavanzo dei conti pubblici con la lotta all'evasione. Ma fino ad ora, ha sempre vinto l'evasione. E anche se auguro a Domenico Siniscalco piu' successo, condivido la posizione del rapporto sui condoni. Anzi, e' la parte che ho trovato piu' interessante.
Per me, i condoni hanno sempre rappresentato la sfida piu' insidiosa alla "rule of law"che dovrebbe guidare i comportamenti dei cittadini. Premiano i cittadini per aver infranto le leggi. Per di piu' riducono l'elasticita' del gettito perche' incoraggiano atteggiamenti di "non compliance" nel pagamento delle imposte da parte dei cittadini e distraggono l'amministrazione fiscale dalla sua normale attivita'. In conclusione, i condoni non solo hanno mascherato la vera situazione dei conti pubblici, ma hanno ridotto la possibilita' di correggerli nel futuro.
Ma, e qui vengo a qualche commento critico sul rapporto, se le possibilita' di misure una tantum si sono ridotte, e se l'elasticita' del sistema fiscale e' diminuita, da dove dovrebbe venire la correzione nel disequilibrio nei conti pubblici? Questa e' la domanda fondamentale che nel rapporto non sembra ricevere risposta esauriente. Ma resta la domanda fondamentale per questo e per qualunque governo futuro, non importa se di destra o di sinistra.
Il rapporto sostiene che "l'Italia non e' un paese nel complesso troppo tassato" (pagina 15): un'osservazione che sicuramente non sara' condivisa da molti imprenditori e cittadini. Da' anche l'impressione che, tutto sommato, non ci siano molti spazi per ridurre la spesa pubblica nel futuro. Data la riduzione dell'elasticita' del sistema fiscale, sembrerebbe che la sola via di uscita sia una manovra per aumentare la pressione fiscale.
E' questa la soluzione che gli autori vorrebbero raccomandare al governo di oggi o a quelli futuri? Non sarebbe meglio, come si menziona"en passant" a pagina 45 cominciare a "ridisegnare il ruolo del settore pubblico nell'economia"? Gli autori del rapporto sono soddisfatti di quel ruolo? Sono convinti che tutto quello che lo Stato fa, debba essere fatto necessariamente cosicche' il solo problema e' finanziare adeguatamente quel ruolo? Come gli autori sapranno, ci sono vari paesi che hanno scelta un'altra strada, quella della riduzione della funzione dello Stato nell'economia. Forse, un altro capitolo del rapporto, o un Faini-bis, potrebbe riempire questa lacuna.
Allegati
Rapporto conti pubblici
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il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.