L'Italia ha i conti in rosso: lo ha detto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa nel corso dell'audizione a Palazzo Chigi di fronte alle commissioni Finanze di Camera e Senato.
«Se usiamo l'analogia con l'impresa - dice Padoa-Schioppa - possiamo dire che l'Italia ha il conto del reddito in rosso ed e' fortemente indebitata». Il rosso del conto del reddito, secondo il ministro, e' quello che «costituisce il tema centrale dello sforzo del risanamento che stiamo compiendo e che costituisce la parte principale del Dpef».
In relazione alla composizione dell'attivo e del passivo Padoa-Schioppa ha segnalato che «l'attivo e' per il 60% composto da immobilizzazioni materiali», in capo per il 50% all'amministrazione centrale, per il 40% agli enti locali e per il 10% da enti previdenziali. Il passivo e' rappresentato, invece, dal debito pubblico, che e' quasi interamente "colpa" delle amministrazione centrali (94%), mentre per il 6% e' di enti locali. Il debito, ha aggiunto il ministro, e' negoziabile e soggetto a cambiamenti di valore, mentre l'attivo e' di difficile disposizione, «rigido e fuori dal mercato» al contrario del debito.
Un attacco nemmeno tanto velato arriva per la finanza creativa largamente utilizzata dal predecessore Giulio Tremonti. «Per risanare il disavanzo - dice Padoa Schioppa - bisogna operare prevalentemente sulla spesa. Non ci si puo' illudere di operare sui conti del patrimonio con operazioni che in ultima analisi non apportono nessuna correzione strutturale. Di operazioni di questo genere ne abbiamo viste molte, la mia presentazione piuttosto critica delle cartolarizzazioni, per esempio, corrisponde all'esigenza di fare questa distinzione in maniera chiara».
«Dobbiamo fare i conti - dice Padoa Schioppa - che non sono stati fatti per troppo tempo e di cui oggi subiamo le conseguenze». Lo ribadisce il ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa, davanti alle commissioni finanze di Camera e Senato, aggiungendo che «e' vero che rimediare alla situazione non e' solo una questione tecnica, comporta scelte ed equilibri, ma bisogna comunque partire dai conti».
Secondo Padoa-Schioppa le privatizzazioni avviate negli anni '90 sono state piu' semplici. «Molto di quello che era privatizzabile - dice il ministro dell'Economia - e' stato privatizzato. Oggi le privatizzazioni, con l'uscita completa dello Stato dal capitale, sono piu' difficili». L'uscita dello Stato da settori come l'energia, la difesa e i trasporti, ovvero questi settori in cui operano societa' a controllo pubblico, come Eni, Enel, Finmeccanica e Fs e', dunque, «piu' difficile» di quanto lo e' stato in precedenza quello a settori come la siderurgia e le banche. Dal 1993 al 2005 lo Stato ha incassato 96 miliardi di euro con le privatizzazioni.
Sugli aumenti Irap e Irpef nelle Regioni che hanno sforato il tetto della spesa sanitaria il ministro ha precisato che «l'aumento delle aliquote fiscali dara' i suoi frutti e sara' ripagato». Padoa Schioppa ha precisato che «la sanzione ha messo in moto meccanismi di correzione» dela spesa.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.