Nei dibattiti pubblici, si parla spesso della perdita di potere d'acquisto lamentata da molte famiglie italiane. Come sovente accade in questo tipo di discussioni, e con qualche responsabilita' dei mass media, i luoghi comuni tendono a trasformarsi in "solide" teorie che distolgono il discorso dai veri nodi del problema.
Che negli ultimi anni si sia verificata una considerevole perdita di potere d'acquisto delle famiglie italiane e' un fatto oggettivo e difficilmente controvertibile. Cio' che e' accaduto nell'ultimo quinquennio e' la somma di due fenomeni distinti:
i) una crescita molto limitata dei redditi disponibili in termini nominali per alcune fasce della popolazione;
ii) una dinamica inflativa in controtendenza rispetto a quanto era accaduto prima del 2000, anche in questo caso non uguale per tutti.
La loro combinazione ha generato consistenti effetti di natura redistributiva, e ha contribuito a creare non poche tensioni sociali.
I dati dell'indagine della Banca d'Italia sui redditi delle famiglie mostrano che tra il 2000 ed il 2004 i redditi delle famiglie sono aumentati del 13,6 per cento in termini nominali e solo del 3,1 per cento in termini reali (1). Disaggregando per tipologia di reddito, si nota che i redditi dei lavoratori autonomi sono cresciuti di circa il 15 per cento in termini reali, mentre quelli dei lavoratori dipendenti sono diminuiti di quasi il 4 per cento e che sono i lavoratori dipendenti con stipendi medio-bassi quelli che hanno risentito maggiormente di tale avversa congiuntura.
Dal lato dei prezzi, alcune analisi (disponibili anche sul sito www.lavoce.info) hanno testimoniato il livello di eterogeneita' con il quale l'inflazione ha colpito le famiglie italiane. Se l'inflazione "media" e' stata abbastanza contenuta, per particolari tipologie di famiglie i tassi sono stati fino a due o tre volte superiori. E questa situazione non e' stata momentanea, ma e' perdurata nel tempo, come si puo' vedere dalla figura 1 dove sono riportati gli scostamenti dall'inflazione media per le famiglie italiane ordinate secondo il livello di reddito. Il grafico mostra chiaramente come le famiglie del secondo, terzo e quarto decile (ceto medio?) hanno registrato a partire dal 2000 un'inflazione piu' sostenuta delle altre. Ovviamente, tassi di inflazione diversi sono dovuti a diversi panieri di beni e servizi consumati.
La figura 2 mostra l'andamento degli indici di prezzo per diverse tipologie di beni e servizi. Si nota subito che i servizi e gli affitti hanno fatto registrare tassi di inflazione piu' elevati degli alimentari. Inoltre, all'interno della categoria servizi, i prezzi sono aumentati maggiormente per quelli che operano in una condizione di quasi monopolio (ad esempio, trasporti pubblici, servizi postali) o di oligopolio (servizi finanziari ed assicurativi). Al contrario, si sono evoluti secondo dinamiche meno accentuate nei servizi soggetti a una maggiore concorrenza (manutenzioni e riparazioni, servizi ricreativi, servizi di assistenza, eccetera).
A redditi pressoche' costanti, la figura 3 mostra come nel tempo i rapporti tra quote di consumo per generi alimentari e quote di consumo per servizi hanno dovuto riadattarsi: la quota per alimentari si e' ridotta notevolmente rispetto a quella dei servizi non soggetti a libera concorrenza e agli affitti. Accade in primo luogo perche' a molti servizi e' difficile rinunciare, tecnicamente si direbbe che sono servizi con curva di domanda rigida. La necessita' di avere una macchina (o piu' di una) impone l'acquisto dell'assicurazione, il conto corrente bancario e' necessario per l'accredito dello stipendio e per la carta di credito, l'uso dei servizi di trasporto pubblici e' indispensabile per raggiungere il lavoro, la scuola, e cosi' via. Questi beni pesano sempre di piu' sui bilanci delle famiglie, ma pesano ancor di piu' se i loro prezzi aumentano piu' della media. Soprattutto, hanno pesato sui bilanci delle famiglie del "ceto medio", spesso lavoratori dipendenti, per le quali i redditi in termini reali sono diminuiti.
Se e' vero che la bassa crescita dei redditi dipende da cause di natura strutturale, legate al piu' ampio discorso della competitivita' italiana, e' altrettanto vero che la mancanza di concorrenza in una larga parte del settore dei servizi ha rappresentato un aspetto tutt'altro che marginale della perdita del potere d'acquisto.



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il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.