Intervista a Cesare Romiti. "Il sistema del credito non funziona".
"Un guaio il rientro occulto dei capitali, Ricucci in Rcs mi fa effetto".
Davanti al tavolo nello studio della sua casa romana, che guarda Villa Borghese, Cesare Romiti tiene una foto in bianco e nero, che lo ritrae giovanissimo con un Enrico Cuccia mai visto, capelli radi ma neri, sguardo alto, non rivolto alla punta delle scarpe, come siamo stati abituati a vederlo negli ultimi anni. Alle spalle, l'opera omnia di Giovanni Spadolini che copre un intero, lungo scaffale. E, naturalmente, sparso, il metaforico profumo dell'Avvocato. Un sacrario dell'Italia del capitalismo delle famiglie in estinzione che, tra Cuccia e Agnelli, Romiti ha frequentato da protagonista per un trentennio.
Nostalgia, dottor Romiti?
"Ce ne fossero oggi di Spadolini sulla piazza".
Parlavo del capitalismo delle famiglie, di Cuccia, del Salotto buono, dell'Ala nobile, della Galassia del Nord.
"Quel capitalismo e' finito perche' tutto e' cambiato. E in peggio. Al nuovo capitalismo ne' Cuccia ne' Agnelli si adatterebbero, se ci fossero non lo condividerebbero".
Perche'?
"Prima di tutto per il comportamento degli uomini. Cuccia mi raccontava che negli incontri con i grandi banchieri di una volta, da Mattioli in giu', ci si vedeva e in cinque minuti si facevano gli accordi, si trovavano le soluzioni, poi si discuteva di arte, di libri, di pittura. E soprattutto gli accordi venivano rispettati".
Ma business is business, dottor Romiti.
"Oggi, chiunque si muove spalleggiato da nugoli di avvocati, si affoga in contratti di centinaia di pagine, cio' che peggiora la qualita' della vita. Se io non mi fido di te, ricorro a schiere di legulei e questo mina il capitalismo".
Rimpianto per l'orto in cui ha vissuto per tanti anni?
"Io in quell'orto non ci sono nato, sono stato cooptato all'epoca della fusione Snia-Bpd perche' Cuccia si disse colpito dalla mia scioltezza. I nuovi manager sono invischiati, hanno difficolta' a mantenere gli impegni".
Andiamo al sodo, dottor Romiti, all'ala nobile del capitalismo si e' sostituita un'ala ignobile, di raider, di lanzichenecchi del capitale, di nuovi capitalisti alla Ricucci?
"Non mi piace la dizione "Ala nobile" e men che meno "Ala ignobile".
Pecunia non olet.
"E' vero che al mondo non c'e' patrimonio importante che non sia nato con qualche ombra e io non voglio fare il moralista".
Che effetto le fa il signor Ricucci, ex odontotecnico dei Castelli Romani, grande azionista del Corriere della Sera?
"Mi fa effetto".
E che altro le fa effetto?
"Mi fa effetto l'entita' dei crediti in sofferenza delle banche, la corsa alle cartolarizzazioni. Mediobanca, forse esagerando, mai diede credito, se non garantito".
I debitori sono oggi azionisti e consiglieri delle banche.
"E' la prova che qualcosa non funziona nel sistema del credito".
E' la finanziarizzazione del capitalismo italiano senza capitali?
"Agnelli e anche Cuccia alla finanza non ci hanno mai pensato se non come supporto all'industria. Ora e' tutto sovvertito, questo e' il guaio del paese. I rampolli della borghesia vanno a Londra o a New York a imparare la finanza, nessuno di loro va mai nella Rhur a vedere come funziona un'industria. Cosi' compromettiamo l'industria manifatturiera per la finanza, nella quale saremo sempre marginali".
In compenso, va forte la finanza rossa, l'Unipol di Consorte si compra la Bnl.
"Ricordo che quando Bagnasco compro' il Banco Ambrosiano di Calvi venne da me e mi disse: io ho in testa di far sparire la finanza bianca, rossa, laica o cattolica. Intento lodevole, anche se quando io ho trattato affari non mi sono mai trovato davanti a questi colori, ma solo di fronte a banchieri intelligenti o cretini. La Bnl, dopo la Comit, era la banca italiana piu' stimata nel mondo. L'operazione Unipol puo' essere positiva. Ma l'operazione magnifica l'ha fatta Profumo in Germania. Sono gli uomini che fanno le imprese".
D'Alema e Fassino hanno benedetto Unipol. La finanza rossa esiste?
"Politica e finanza oggi sono la somma di due debolezze. Non c'e' piu' la guida unica del Pci, come ai tempi di Berlinguer. E sulle operazioni quella finanza che in qualche modo fa riferimento alla sinistra, come l'Unipol e il Monte dei Paschi, si divide".
C'e' comunque il lodo dell'italianita' dettato dal governatore Fazio.
"In un mondo globalizzato l'italianita' non sta in piedi. E' vero che molti paesi europei difendono le loro imprese, ma Profumo si e' preso Hvb senza che i tedeschi battessero ciglio".
C'e qualcosa d'altro che le fa effetto oltre ai crediti inesigibili delle banche e ai Ricucci e altri speculatori attivi sulla piazza?
"Lo scudo fiscale. I capitali dovevano rientrare dall'estero in Italia, ma alla luce del sole".
Alla luce del sole non sarebbero mai rientrati.
"Allora, meglio che fossero rimasti all'estero".
Dottor Romiti, i capisaldi del piccolo capitalismo italiano stanno cambiando: quanto ha contribuito a questo il potere finanziario, mediatico e politico di Berlusconi, che da sempre si sentiva escluso dal salotto buono?
"Berlusconi ha fatto il costruttore con grande successo, poi la televisione. Io, che ho litigato con quasi tutti i presidenti del Consiglio, da Craxi a de Mita, con lui ho avuto un ottimo rapporto, pur mantenendo ciascuno le proprie posizioni. Sull'esclusione di Berlusconi da quello che giornalisticamente definite il salotto buono, lei ha pubblicato la lettera del 1979, in cui Merzagora diceva all'attuale premier di non volere tra gli azionisti di Generali costruttori e, peggio, imprenditori legati alla politica. Sul primo punto Merzagora, snob come era, aveva torto. Sul secondo aveva ragione".
Il primo imprenditore alla guida di un governo, un imprenditore che gia' dagli Anni '70 Merzagora giudicava troppo legato alla politica, cioe' a Craxi, lascia il paese in una crisi di competitivita' senza precedenti.
"Io non sono pessimista, dobbiamo diventare piu' seri, fare meno avvocati e piu' ingegneri, chimici, ricercatori con il gusto della fabbrica. E smetterla con la convegnite. Questo e' il paese dei convegni. Ci lamentiamo per il governo che non fa o fa male. Ma io imprenditore che faccio, a parte i convegni? Ci vuole un po' piu' di etica calvinista, senno' non saremo mai veramente in Europa. Prenda l'uso delle stock option".
Prendiamolo.
"Gianni Agnelli me le proponeva e io gli dicevo: vede, Avvocato, devo prendere tante decisioni tutti i giorni, se mi fermo a pensare quelle che mi favoriscono o quelle che mi danneggiano finanziariamente, alla fine non faccio l'interesse dell'azienda".
Ben peggio e' il problema del passaggio generazionale. Spesso i figli o i nipoti dei capitani d'industria di prima generazione vogliono andare al cinema, alle mostre, ai concerti, delle aziende gliene importa poco. E poi anche i patti di sindacato non reggono piu'.
"A parte i passaggi generazionali, che i patti di sindacato non reggano forse e' un bene. Quando i patti si allargano e diventano meno omogenei e' piu' difficile arrivare a opinioni comuni e mantenerle. Soprattutto nel settore editoriale, dove la pluralita' degli azionisti non e' un vantaggio per le testate".
Lei e' un president-maker della Confindustria. Primi bilanci del dopo D'Amato e consigli a Montezemolo?
"Meno convegni, piu' proposte e cose concrete di governo".
Profumo, il manager oggi osannato da tutti per l'operazione che ha condotto in Germania mentre Fazio difendeva l'Italianita' delle banche, ha detto che votera' centrosinistra, ma ha anche chiesto su quali programmi.
"La domanda di Profumo e' giusta. Hanno idee? Hanno programmi, tra le liti, sia a destra che a sinistra? Io ricordo nel '92 un uomo dall'aspetto fragile come Giuliano Amato che, piccolo, in fotografia vicino a Kohl scompariva. Fu lui che ebbe il coraggio di fare una manovra da 90 mila miliardi. Qualcuno ha oggi questo coraggio?".
Le manca Cuccia, dottor Romiti. Pensa che il suo ruolo di stanza di compensazione sia passato a Fazio?
"Diciamolo, purtroppo non vedo nuovi Cuccia all'orizzonte".
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.