L'abolizione dell'Irap e' sicuramente una delle priorita' di politica economica. Essa va affrontata in tempi rapidi per dare un contributo alla ripresa ed un sostegno alle imprese che operano in Italia che, complessivamente, continuano ad essere gravate da un'eccessiva fiscalita'.
Considerate le attuali difficolta' delle finanze pubbliche, nel breve periodo e' auspicabile che venga avviato il processo di eliminazione graduale dell'imposta attraverso il costo del lavoro, eliminando la tassazione dei contributi sociali.
La proposta piu' interessante per razionalizzare l'Irap e, contemporaneamente, diminuire il carico fiscale delle imprese, e' la deducibilita' dalla base imponibile dei "contributi sociali". L'ipotesi e' la completa deducibilita' della differenza tra il costo del lavoro e la retribuzione lorda del lavoratore, estendendo a tutti i contribuenti quanto gia' previsto dalla normativa per gli enti non commerciali. La deducibilita' potrebbe poi essere estesa ai contributi sociali a carico dei lavoratori. La deducibilita' dei contributi sociali avrebbe il pregio di ridurre il costo del lavoro e di dare un sostegno all'occupazione, mantenendo l'impianto dell'imposta compatibile con la sua natura di "imposta regionale". Si contribuirebbe in questo modo a contrastare le difficolta' dell'industria manifatturiera italiana, in settori molto esposti alla concorrenza dei mercati emergenti caratterizzati da un basso costo del lavoro.
Dalla contabilita' nazionale si ricava che per l'industria in senso stretto, la deducibilita' dei contributi corrisponde approssimativamente al 30% del costo del lavoro. Se si considerano anche i contributi a carico dei lavoratori tale percentuale sale a circa il 37%. Il costo della deducibilita' dei contributi nel 2004 si aggira intorno ai 4 mld di euro. Il risparmio fiscale andrebbe per circa il 79% (3,1 mld di euro) a vantaggio delle societa' di capitali ed enti commerciali: tra quest'ultimi l'industria risparmierebbe circa 1,5 mld mentre i servizi privati (esclusi i servizi bancari, finanziari e assicurativi) risparmierebbero circa 1 miliardo.
Il dibattito che ha seguito l'introduzione dell'Irap si e' concentrato principalmente sugli effetti redistributivi dell'imposta. Ci e' parso quindi interessante analizzare i potenziali effetti redistributivi della manovra circoscrivendo l'analisi all'industria in senso stretto. L'analisi e' stata condotta su un campione chiuso di 16.191 imprese costituite in forma di societa' di capitali che nel quinquennio 1998/2002 hanno riportato un bilancio con un utile di esercizio ante imposte non negativo. Per ciascuna impresa abbiamo elaborato un "bilancio medio" del periodo 1998-2002 e abbiamo poi aggregato tutti i dati in un "bilancio somma". Ricostruita la base imponibile Irap in base alla normativa vigente, si e' calcolata l'imposta teorica dovuta (I0). In aggregato, il costo del lavoro rappresenta circa il 61,3% del base imponibile, gli utili il 25,3%. Il resto e' rappresentato dalla quota degli oneri finanziari netti.
Per le singole imprese (Tab. 1) il costo del lavoro e' pari in media al 67% (mentre la mediana e' a pari al 71%, ovvero per il 50% delle imprese il costo del lavoro rappresenta una quota della base imponibile superiore al 71%). La distribuzione non e' troppo concentrata intorno a questi valori e vi e' una presenza non trascurabile di imprese con quote di costo del lavoro molto basse. La quota degli utili e' distribuita in modo asimmetrico rispetto a quella del lavoro: in media rappresenta il 26,4% della base imponibile mentre la mediana e' pari al 21%. La distribuzione, compensando quella del lavoro, segnala la presenza di imprese con quote di utili molto rilevanti. Piu' uniforme risulta invece la distribuzione degli oneri finanziari che in media rappresentano l'8,9% della base imponibile, con la mediana pari al 6,3%. In simulazione si e' ridotta la base imponibile rendendo deducibili i contributi sociali e su di essa si e' calcolata nuovamente l'imposta dovuta (I1). La percentuale di risparmio del gettito Irap e' definita come differenza tra l'ammontare dovuto con l'attuale regime fiscale e quello dovuto con la deducibilita' dei contributi, rispetto all'Irap dovuta in base all'attuale regime: (I0 - I1)/ I0.
L'analisi condotta sul campione di imprese mostra che, per il "bilancio somma" del nostro campione, il gettito Irap diminuirebbe del 19,2% (Tab.2). La distribuzione del risparmio all'interno delle imprese del campione risulta abbastanza concentrata attorno al valore medio (21%), che non si discosta di molto dal valore mediano (21,4%). L'80% circa delle imprese del campione avrebbe un risparmio compreso fra il 14 ed il 30% dell'imposta attuale.
Per ulteriore verifica abbiamo ordinato le imprese con riferimento alla base imponibile e calcolato la percentuale di risparmio lordo cumulato rispetto alla base imponibile cumulata. L'equa distribuzione risulterebbe in una coincidenza tra le percentuali cumulate: al 10% della base imponibile del campione dovrebbe corrispondere anche il 10% del risparmio, e cosi' via. Dalla nostra analisi risulta che la quota di risparmio tende ad essere inferiore alla quota della base imponibile per le piccolissime imprese e per quelle molto grandi, ma sostanzialmente si puo' dire che sia equi distribuita.
| Tab. 1 – Indicatori delle distribuzioni delle quote del costo del lavoro, degli oneri finanziari e degli utili rispetto alla base imponibile Irap | |||
| Quote della base imponibile Irap | |||
| Indici | Lavoro | Oneri finanziari | Utili |
| Media | 67,4 | 8,9 | 26,4 |
| Mediana | 70,7 | 6,3 | 21,0 |
| Fonte: elaborazioni su dati di bilancio. | |||
| Tab. 2 Variazione del gettito Irap nel caso di deducibilita' degli oneri sociali (valori in percentuale) |
|
| Risparmio aggregato | 19,2 |
| Mediana | 21,4 |
| Media | 21,0 |
| Fonte: elaborazioni su dati di bilancio. | |
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.