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Irap: dove sono le Regioni?
25-07-2005
Giampaolo
Arachi
Alberto
Zanardi
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Una delle ragioni (anche se probabilmente non la principale) per cui sulla vicenda dei tagli all'Irap non sembrano ancora profilarsi sbocchi concreti e' che questa imposta partecipa ad un altro dei grandi nodi ancora irrisolti dell'assetto fiscale del nostro paese: l'attuazione del federalismo fiscale.


L'Irap come tributo regionale

Come e' ben noto l'Irap e' un'imposta regionale. Anzi, l'Irap e' attualmente, e di gran lunga, il piu' importante tributo regionale per gettito (63.3% delle entrate tributarie totali delle Regioni nel 2002). Inoltre la normativa riconosce alle Regioni margini rilevanti di autonomia nella fissazione dell'aliquota dell'imposta (variazione massima di un punto di aliquota corrispondente ad un gettito di circa 7 miliardi di euro per il complesso delle Regioni) e consente di differenziarla per settori di attivita' e per categorie di soggetti, ponendo in tal modo le basi per una concreta politica fiscale regionale.

Ma e' un'imposta regionale piu' sulla carta che nella sostanza. Da un lato, le Regioni hanno fatto ricorso in misura assai ridotta ad incrementi generalizzati dell'aliquota base (solo le Marche dal 4,25% al 5,15%), limitandosi a misure agevolative a favore di determinati settori produttivi o tipologie di soggetti (piccole e medie imprese, ONLUS, imprenditoria femminile e giovanile, cooperative sociali, ecc.), anche a causa del blocco delle possibilita' di aumento imposto dal governo a partire dal 2003.

Le Regioni lamentano inoltre di soffrire di una sorta di sudditanza nei confronti del governo centrale circa la trasmissione delle informazioni indispensabili per un loro coinvolgimento nella gestione dell'imposta e nell'azione di contrasto dell'evasione. Infine, la Corte costituzionale ha piu' volte ribadito che l'Irap (al pari dell'Ici per i Comuni) non puo' essere considerato un tributo regionale in senso proprio alla luce di quanto stabilito dalla nuova Costituzione (art. 119) in quanto si tratta in realta' di un tributo previsto da una legge statale e da questa attribuito alle Regioni, con conseguente possibilita' da parte dello Stato di modificarla e persino abolirla a suo piacimento.


Il dibattito sull'Irap si dimentica delle Regioni

In questo scenario negli ultimi mesi si e' sviluppato un dibattito su piu' tavoli, apparentemente senza coordinamento. Il governo ha ripetutamente annunciato il ridimensionamento dell'Irap disinteressandosi dei potenziali effetti sulle finanze regionali. Si e' infatti discusso esclusivamente della copertura dei tagli in un'ottica nazionale (contrasto all'evasione, aumento imposte sulle rendite finanziarie e/o rimodulazione delle aliquote IVA), proponendo cioe' strumenti che sembrano difficilmente attribuibili all'autonomia regionale. La mancata attenzione alla dimensione regionale dell'Irap e' ancora piu' sorprendente se si tiene conto dell'apparente centralita' del federalismo nell'agenda del governo e del fatto che da tempo lo stesso governo ha istituito una Alta commissione sul federalismo fiscale per la definizione di una proposta per il futuro assetto del finanziamento delle Regioni (tributi propri, compartecipazioni, trasferimenti perequativi) alla luce della riforma del titolo V della Costituzione.


I tagli dell'Irap

Quali problemi porra' per la finanza regionale la progressiva esclusione del costo del lavoro dalla base imponibile Irap? Un primo elemento critico riguarda come ripartire tra Regioni la base imponibile Irap delle imprese multi-impianto.

L'esclusione del costo del lavoro farebbe infatti venir meno il riferimento attualmente adottato, ovvero le retribuzioni del personale. In secondo luogo, la contrazione della nuova base imponibile dell'Irap ai soli profitti ed interessi passivi esaspererebbe il problema della sperequazione della sua distribuzione territoriale tra Regioni "ricche" e Regioni "povere" in quanto le produzioni a maggior intensita' di capitale, il cui rendimento rimarrebbe tassato dall'Irap, sono maggiormente concentrate nelle Regioni del centro-nord (vedi tabella). Infine, il depotenziamento dell'Irap comporterebbe una rilevante riduzione del grado di autonomia fiscale per le Regioni: per mantenere lo stesso grado di autonomia, con l'eliminazione completa del costo del lavoro dalla base, l'aliquota Irap dovrebbe aumentare di 2,5 punti rispetto ad un punto attuale.


Le prospettive della finanza regionale

Come compensare le Regioni per la perdita di gettito conseguente al ridimensionamento dell'Irap? La questione va inquadrata nella prospettiva piu' ampia del ridisegno complessivo della finanza regionale necessario per realizzare i principi contenuti nel nuovo Titolo V della Costituzione. Le anticipazioni apparse sulla stampa sulle conclusioni dell'Alta commissione e le prese di posizione della recente Conferenza straordinaria delle Regioni sul federalismo fiscale hanno evidenziato alcune esigenze e prospettato alcune soluzioni.

Un'esigenza che appare largamente condivisa e' quella di garantire alle Regioni delle fonti di finanziamento meno sperequate sul territorio nazionale per ridurre la dimensione dei trasferimenti perequativi. Una seconda esigenza e' quella di fornire delle fonti di finanziamento relativamente stabili e prevedibili per consentire un'efficiente programmazione delle politiche regionali. Infine, vi e' la necessita' di garantire un adeguato grado di autonomia fiscale per le Regioni in termini di adeguamento delle basi imponibili e delle aliquote soprattutto nella prospettiva della devoluzione di nuove funzioni di spesa. Purtroppo realizzare tutti questi obiettivi contemporaneamente e', per vari motivi, impresa assai difficile. La minimizzazione delle esigenze di perequazione si ottiene assegnando un opportuno paniere di compartecipazioni e tributi propri con basi imponibili relativamente uniformi sul territorio nazionale. Tuttavia, le compartecipazioni limitano il grado di autonomia delle Regioni non potendo queste (come nel caso dell'Iva) agire ne' sulla base imponibile ne' sulle aliquote. Un analogo problema si pone con alcune entrate che l'Alta Commissione suggerisce siano trasferite alle Regioni: tabacchi e giochi. In questo caso si porrebbe anche un problema di stabilita' di gettito dato che le entrate dei giochi sono altamente variabili.

Una soluzione potrebbe essere individuata in un ampliamento dell'addizionale Irpef regionale. Si tratterebbe in particolare di ridurre la quota erariale sul gettito Irpef e aumentare corrispondentemente la quota regionale. Dato che la base imponibile Irpef e' distribuita piu' uniformemente di quella Irap, si ridurrebbero la necessita' di perequazione fra Regioni. Per garantire l'autonomia regionale andrebbe inoltre aumentato il margine di variazione dell'aliquota gia' attualmente riconosciuto (0,5%). In termini quantitativi, il massimo gettito aggiuntivo che attualmente le Regioni potrebbero raccogliere con l'Irap richiederebbe 1,9 punti d'aliquota Irpef (che si aggiungono ai gia' oggi previsti mezzo punto d'aliquota regionale piu' mezzo punto d'aliquota di addizionale comunale). La controindicazione piu' rilevante deriva proprio da queste ultime considerazioni: margini di variazione locali delle aliquote cosi' rilevanti se sfruttati in misura differente tra Regioni potrebbero portare ad eccessive differenziazioni del carico fiscale Irpef in relazione alla residenza, con conseguenti problemi di mobilita', effettiva o fittizia, di alcune componenti della base imponibile (redditi di lavoro autonomo e d'impresa) e di iniquita' orizzontale.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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