[ l k v . i t ]
Il Governo delle tariffe
14-07-2005
Alberto
Clo
Luigi
De Paoli
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Nel novembre del 1995, per una fortunata congiunzione astrale tra necessita' di privatizzare, pressioni a liberalizzare e crisi della politica, con la legge n. 481 - non a caso approvata sotto un Governo tecnico e dopo uno scontro parlamentare durato nove mesi - furono istituite le Autorita' di regolazione dei servizi di pubblica utilita' per l'energia elettrica e il gas e per le telecomunicazioni. La legge affermava che tali Autorita' dovevano operare "in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione" garantendo "condizioni di economicita' e redditivita'" del servizio per le imprese e "la tutela degli interessi di utenti e consumatori" in un contesto vieppiu' concorrenziale. Al Governo veniva affidato il compito di formulare gli indirizzi di politica generale indicando, in particolare, il "quadro di esigenze di sviluppo dei servizi di pubblica utilita'" nell'ambito del documento di programmazione economico-finanziaria.


Chi fissa le tariffe

La legge n. 481 puo' essere considerata un'ottima legge che ha favorito i processi di privatizzazione e liberalizzazione dei servizi pubblici. La sua applicazione e' andata, tuttavia, sempre piu' allontanandosi dalle iniziali intenzioni del legislatore e dal suo stesso dettato. Relativamente a molti qualificanti aspetti, ma, soprattutto, riguardo l'irrisolta questione delle intrusioni della politica in campi che le erano stati sottratti, a iniziare da interventi congiunturali specie in materia di tariffe. La tentazione della politica di riprendersi il "maltolto" - e' stata in questo decennio forte sotto tutte le latitudini politiche e in qualsiasi tempo. Basta osservare cio' che e' accaduto e sta accadendo in Italia: al punto che non siamo in grado di sapere con certezza quali siano (e saranno) i criteri adottati dal regolatore per fissare le tariffe di elettricita' e gas, cosi' disattendendo quelle condizioni di trasparenza e certezza che dovrebbero costituire il primo connotato di una moderna ed efficiente regolazione.

Secondo la 481, il Governo avrebbe dovuto astenersi dall'intervenire sui prezzi, affidati al mercato liberalizzato, e sulle tariffe, affidate alle Autorita'. A leggere le dichiarazioni di questi giorni ("Il Governo blocca le tariffe elettriche") e la successiva delibera dell'Autorita' non sembra che le cose stiano cosi'. Oggi i prezzi dell'elettricita' sono composti da quattro categorie: costi di produzione (61 per cento), determinati attraverso le contrattazioni bilaterali e la Borsa elettrica; costi di infrastruttura (19,4 per cento), che remunerano le reti di trasmissione e di distribuzione, fissati dall'Autorita'; oneri di sistema (9,4 per cento) quali incentivazioni alle fonti rinnovabili, oneri nucleari, "stranded cost", eccetera, determinati soprattutto dal Governo; imposte (10 per cento), fissate dal Governo o dagli enti locali. Come si vede, i poteri pubblici mantengono la facolta' di decidere sul 20 per cento del costo medio del servizio elettrico.

L'intervento governativo di questi giorni ha inciso sugli oneri di sistema di sua competenza, diluendone nel tempo la piena applicazione, cosi' da controbilanciare in parte l'effetto del caro-petrolio con benefici, tuttavia, per i consumatori del tutto momentanei (da ottobre dovrebbero scattare nuovi aumenti) e del tutto illusori (dovendo in futuro i consumatori pagare anche gli interessi). L'Autorita' a sua volta ha raccolto la moral suasion del Governo ritoccando altre voci per mantenere invariati i prezzi finali. I consumatori se ne sono rallegrati, ma e' la violazione di un principio che deve destare preoccupazione anche per loro. I prezzi servono, infatti, a inviare giusti segnali al mercato, consumatori o produttori che siano, non a sterilizzarli o distorcerli.

Se il prezzo dei combustibili aumenta, e' amaramente giusto che i consumatori lo sentano e che, se vogliono, riducano i loro acquisti, come sta accadendo per i carburanti. Invocare il risparmio dell'energia contenendone al contempo i prezzi non e' un comportamento razionale.

Quanto poi alle numerose voci che compongono gli "oneri di sistema", sarebbe opportuno che il Governo limitasse i suoi interventi per almeno due ragioni.

Insieme alle imposte, contribuiscono, infatti, ad appesantire la bolletta elettrica dei consumatori italiani. e' del tutto contraddittorio continuare con la litania dei costi alti dell'energia elettrica senza poi porre mano a queste voci. Come insegna la scuola della public choice, gli "oneri di sistema" sono perniciosi anche per un'altra ragione: perche' provocano sprechi di risorse per la cattura di rendite da parte di pochi a spese dei piu'. La concessione di favori stimola le azioni di lobbying danneggiando le stesse imprese che si trovano a fronteggiare un quadro in continuo cambiamento, con difficolta' a prendere le loro decisioni di investimento. Ed e' una delle conseguenze meno gradite e piu' indagate del processo di liberalizzazione.


La scelta dell'arbitro

Il peggio si verifica, comunque, quando il Governo deborda con la sua influenza anche sulle voci di prezzo che dovrebbero essere determinate dal mercato o dall'Autorita' di regolamentazione. Nel passato, sia recente che piu' lontano, il Governo lo ha fatto per ottenere condizioni tariffarie favorevoli all'Enel per sostenere il collocamento di quote azionarie. Altro aspetto che rende l'istituzione delle Autorita' e la separazione tra attivita' di indirizzo politico e attivita' amministrativa cosi' precaria sta nel mancato completamento delle privatizzazioni. Le Autorita' indipendenti sono fatte per regolare imprese private. Fino a quando le imprese erano pubbliche, il Governo interveniva in altro modo per controllare il loro operato. Il fatto che esse abbiano ancora come azionista di controllo lo Stato rischia di falsare il gioco. Come azionista, il Governo desidera, infatti, che facciano buoni profitti per incassare lauti dividendi e massimizzare i ricavi della loro eventuale cessione. Se l'arbitro-Autorita' e' insensibile a queste esigenze, il Governo cerca di influenzarne le decisioni e ha i mezzi per farlo. Un'intrusione che risultera' tanto piu' facile quanto piu' l'indipendenza e la competenza delle Autorita' sono deboli.

Questo rimanda alla fondamentale questione della composizione delle Autorita'. La legge 481 afferma che: "I componenti di ciascuna Autorita' sono scelti tra persone dotate di alta e riconosciuta professionalita' e competenza nel settore". Se si guardano i curricula dei nove membri dell'Autorita' per le comunicazioni recentemente nominati, si vede che ben cinque erano parlamentari e che in numero ancor piu' piccolo possono dimostrare "alta e riconosciuta professionalita' e competenza nel settore". All'Autorita' per l'energia finora le cose erano andate meglio, ma sempre piu' forte e' il rischio che anche qui le cose possano deteriorarsi. Da un anno il Governo non e' stato in grado di deliberare la nomina di tre suoi componenti (su cinque): per disaccordo sui nomi e, insieme, per colpevole trascuratezza istituzionale. Un'Autorita' poco competente sarebbe vista come poco indipendente e solo autoritaria, non certo autorevole. Si produrrebbe, cosi', un danno ai consumatori ben maggiore degli effimeri benefici che il rinnovato interventismo della politica si illude d'aver loro assicurato. Circa il funzionamento delle Autorita' vale la pena di fare un'ultima notazione. La legge istitutiva prevedeva anche che "al fine di consentire una equilibrata distribuzione sul territorio italiano degli organismi pubblici che svolgono funzioni di carattere nazionale, piu' Autorita' per i servizi pubblici non possono aver sede nella medesima citta'". L'intenzione evidente era anche quella di tenerle lontane da Roma per rafforzarne la loro indipendenza. Col tempo pero' il carattere centripeto della capitale sembra aver preso il sopravvento, almeno per quanto riguarda il funzionamento dei vertici delle Autorita' medesime.

Forse anche un po' di distanza geografica potrebbe aiutare a riprendere lo spirito iniziale: le Autorita', pur dovendo dialogare anche con il potere politico, non esistono per assecondare le sue richieste congiunturali, ma per dare garanzia di indipendenza, competenza e stabilita' ai cittadini-utenti o consumatori e alle imprese.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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