[ l k v . i t ]
Vero o falso? Capitolo secondo
20-06-2006
a cura di
Massimo
Bordignon
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Gia' in campagna elettorale abbiamo assistito allo spettacolo di chi "la spara piu' grossa" nel dibattito politico, e abbiamo dunque cercato di fare un po' di chiarezza su dati e cifre, spesso citati a vanvera. Sul referendum costituzionale, anche se si tratta di una tematica apparentemente piu' ristretta, si rischia lo stesso. E si tratta di un problema perfino piu' delicato, non solo perche' e' in ballo la Costituzione, ma anche perche', come giustamente osserva Giovanni Sartori, criticando i media televisivi, "un referendum deve strutturare una scelta" e deve quindi spiegare le ragioni del si' e quelle del no. Questa settimana riproponiamo dunque il nostro "Vero o falso?" Informeremo i lettori (contando anche sul loro aiuto) su sviste o eventuali errori.


Eugenio Scalari " Referendum, se vince il "Si'" lo Stato andra' allo sfascio"

(Editoriale su La Repubblica del 18 giugno 2006)


"Il costo ragionevolmente stimato di questa riforma e' previsto in 250 miliardi di euro, una cifra enorme per la quale non e' prevista ne' possibile alcuna copertura. Sorvolo sulla disparita' tra Regioni ricche e Regioni povere, alla quale dovrebbe dare rimedio un fondo perequativo nazionale senza peraltro alcuna disposizione sul federalismo fiscale. "


Non si sa dove Scalfari abbia preso questi numeri, ne quale sia la fonte di cifre analoghe e altrettanto assurde che sono circolate ad abundantiam sui giornali. Probabilmente, la confusione e' tra la spesa complessiva degli enti territoriali di governo (Regioni, Province e Comuni) e la spesa addizionale di questi enti che sarebbe indotta dalla riforma costituzionale. Tutte assieme, le autonomie locali spendono gia' adesso circa il 14% del Pil, o attorno ai 200 miliardi di Euro; a queste, andrebbero aggiunte le risorse necessarie per finanziare il decentramento di funzioni previsto dalla Costituzione, stimato pero' in circa 70 miliardi di euro. Ma anche su questo va fatto chiarezza. In realta':
1) la riforma costituzionale ora in discussione (la cd. devolution) non aggiunge quasi nulla a quanto gia' previsto dall'attuale Titolo V, per lo meno nella interpretazione piu' gettonata dell'attuale art.117, comma 3. Tale articolo stabilisce gia' infatti che l'istruzione sia una funzione legislativa concorrente tra Stato e Regione; e se la gestione segue la funzione legislativa, stipendi degli insegnanti e edifici scolastici dovrebbero gia' comunque passare alle regioni. 2) Coerentemente con questa impostazione, l'ISAE calcola in circa 70 miliardi di euro le risorse addizionali che dovrebbero essere attribuite alle Regioni (e a cascata agli altri enti locali) per attuare il presente Titolo V, cioe' quello riformato dal centro sinistra nel 2001, di cui il 67% deriva dal decentramento dell'istruzione;. 3) Rispetto a queste, la devolution, cioe' l'attribuzione di competenze esclusive nel campo di sanita', istruzione e polizia amministrativa, aggiunge necessariamente poco o nulla. Infatti 1) la sanita' e' gia' per la quasi totalita' gestita e finanziata a livello regionale, e dunque non c'e' nulla piu' da attribuire; 2) l'istruzione dovrebbe come si e' detto gia' passare sulla base dell'attuale Titolo V; 3) nessuna sa cosa sia la polizia amministrativa regionale e locale, dunque e' un dato impossibile da stimare. Se si tratta delle guardie forestali, sono gia' impiegati regionali e dunque non c'e' nulla da trasferire.


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.


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