L'Iva e' un'imposta armonizzata a livello europeo, tuttavia permangono tra paesi membri significative differenze riguardo alla platea di contribuenti assoggettati all'imposta e alle aliquote applicate a diverse categorie di beni e servizi, con conseguenze rilevanti in termini sia di gettito, sia di distribuzione del carico fiscale fra contribuenti.
Quando si confronta l'Italia con i maggiori paesi europei emerge innanzitutto un problema di gettito. Nella figura 1 viene riportato per ogni singolo paese sia il dato relativo al gettito Iva rapportato ai consumi finali (una proxy della base imponibile potenziale dell'Iva) sia il livello dell'aliquota ordinaria per il 2004. L'Italia e' il paese con il gettito piu' basso sebbene la sua aliquota risulti fra le piu' elevate (ad eccezione dei paesi scandinavi caratterizzati da un livello di spesa pubblica, e quindi di pressione fiscale, nettamente superiore alla media dell'Unione Europea).
Cosa spiega un rendimento cosi' basso della nostra imposta? Nel dibattito recente sono emerse due argomentazioni che possono concorrere a chiarire il problema. La prima, illustrata da Convenevole, da ultimo su Il Sole-24Ore del 20 maggio scorso, evidenzia come le modalita' di applicazione dell'Iva in Italia rendano l'imposta piu' vulnerabile alle pratiche elusive e alle frodi che sfruttano il meccanismo dei rimborsi.
La seconda, avanzata da uno studio della Commissione europea , punta sulla struttura delle aliquote applicate in Italia.
Per comprendere l'argomento proposto dalla Commissione occorre innanzitutto tener conto del fatto che la normativa comunitaria consente ancora una certa differenziazione fra paesi sia nel livello che nel numero delle aliquote. Stabilisce infatti che ogni paese debba applicare un'aliquota ordinaria non inferiore al 15 per cento, ma consente anche di applicare aliquote ridotte su particolari beni e servizi (1). L'Italia, ad esempio, affianca a quella ordinaria del 20 per cento due ulteriori aliquote del 10 e del 4 per cento. Per confrontare tra di loro i vari paesi e' quindi necessario costruire un indice che sintetizzi l'impatto delle aliquote ridotte. La Commissione propone di calcolare l'aliquota implicita Iva come media pesata delle specifiche aliquote adottate in ciascun paese con pesi dati dalla quota del valore delle transazioni a cui ciascuna aliquota si applica sul valore totale delle transazioni stesse (2). Il divario tra questa aliquota implicita e l'aliquota ordinaria misura il peso dei regimi agevolativi previsti da ciascun sistema tributario nazionale. Nella figura 1 sono riportati i valori calcolati dalla Commissione: e' evidente come il gap sia particolarmente alto per l'Italia che, partendo da un'aliquota ordinaria fra le piu' elevate, finisce per avere una aliquota implicita al di sotto di quella media nella Unione Europea dei 15 (il 15 contro il 15,9 per cento).
L'esistenza di questo scarto dovrebbe condurre a un serio ripensamento sui regimi ad aliquota ridotta nel nostro paese. Una revisione porterebbe probabilmente a coniugare diversi obiettivi: si potrebbe da un lato garantire una maggiore neutralita' ed equita' dell'imposta - si ricordino a titolo d'esempio i problemi causati dalle diverse aliquote sui consumi di gas per cottura cibi e produzione acqua calda (il 10 per cento) e per riscaldamento (il 20 per cento). Dall'altro, si potrebbe ottenere una parte del gettito necessario per il risanamento dei nostri conti pubblici.
Dal punto di vista del gettito e' difficile fornire una stima degli effetti di una revisione dei trattamenti agevolativi Iva senza aver prima definito le categorie di beni e servizi da passare ad aliquota ordinaria. Si puo' pero' facilmente calcolare che se si portasse l'aliquota implicita italiana al livello medio europeo (+ 0,9 punti di aliquota), il gettito totale crescerebbe di circa 5 miliardi di euro. Ovviamente, questo risultato potrebbe essere realizzato mediante differenti combinazioni in termini di fissazione delle aliquote ribassate (oggi 10 per cento) e super-ribassate (oggi 4 per cento) o di spostamento di categorie di beni da un'aliquota all'altra.
E' del tutto evidente, tuttavia, che la scelta della dimensione e della struttura di un eventuale intervento sull'Iva non potra' basarsi esclusivamente sulla valutazione del gettito aggiuntivo, ma dovra' prendere in considerazione una serie di effetti sul sistema economico.
In primo luogo, si dovra' valutare con attenzione l'impatto redistributivo di una variazione delle aliquote. Dato che le aliquote ridotte riguardano essenzialmente alimentari, alberghi, trasporti e costruzioni, un loro aumento generalizzato potrebbe penalizzare le fasce di reddito piu' deboli. Occorrera' quindi puntare a una rimodulazione ragionata piuttosto che su incrementi automatici. In secondo luogo, sara' necessario tener conto di un eventuale impatto sul tasso di inflazione.
Per quanto riguarda gli effetti redistributivi, alcune indicazioni del tutto preliminari possono venire da un'analisi condotta da Econpubblica attraverso il proprio modello di microsimulazione basato sui dati dell'indagine dei consumi familiari dell'Istat integrata con la rilevazione dei redditi familiari della Banca d'Italia.
In particolare, si e' tentato di valutare l'impatto redistributivo (a parita' di comportamenti di consumo famigliari) di una serie di manovre sulle aliquote Iva in confronto con l'Iva attuale (tabella 1).
Le prime due manovre prevedono di aumentare di un punto rispettivamente l'aliquota super-ribassata (che quindi viene portata al 5 per cento) e l'aliquota ribassata (all'11 per cento), senza alcuna ricollocazione dei beni tra le varie categorie di aliquota. La terza simulazione considera una manovra volta a eliminare il gap fra l'aliquota implicita italiana e quella europea, incrementando tale aliquota di 0,9 punti percentuali. Sulla base dei pesi della Comunita' europea l'aumento potrebbe essere realizzato, per esempio, innalzando le attuali aliquote super-ribassata e ribassata rispettivamente al 5 e al 13 per cento. In tutte tre le simulazioni non si interviene sull'aliquota ordinaria del 20 per cento.
La tabella 1 illustra gli effetti redistributivi delle tre manovre, attraverso una serie di indici sintetici (incidenza, progressivita' e redistribuzione) e la distribuzione dei debiti di imposta individuali per quintili di reddito disponibile (cioe' al netto dell'imposizione diretta) resi equivalenti per la differente dimensione familiare (3).
Va chiarito che l'effetto redistributivo di un'imposta puo' essere misurato dalla sua capacita' di rendere la distribuzione dei redditi disponibili dopo l'imposta meno sperequata tra ricchi e poveri rispetto alla distribuzione dei redditi prima dell'imposta. Tale effetto redistributivo puo' essere scomposto in due fattori moltiplicativi: l'effetto incidenza e l'effetto progressivita'. Il primo cresce al crescere dell'aliquota media dell'imposta. Il secondo cresce con il grado di progressivita' dell'imposta, cioe' con la sua capacita' di concentrare il carico fiscale relativamente di piu' sui redditi alti che su quelli bassi.
Se applicati all'imposta attuale, questi indici confermano il ben noto risultato degli effetti sperequativi dell'Iva, dovuti innanzitutto alla sua struttura regressiva. Le tre manovre sopra descritte determinano in generale un inasprimento dell'impatto sperequativo dell'Iva (del 7 per cento nel caso della terza manovra). Esso e' tuttavia riconducibile non tanto a un incremento del grado di regressivita' dell'imposta, quanto all'aumento della sua incidenza (soprattutto nel caso della terza simulazione) determinato dalla revisione verso l'alto delle aliquote. La distribuzione dei debiti di imposta Iva per quintili di reddito disponibile mostra come l'Iva pagata sia crescente al crescente del reddito, ma tale incremento e' meno che proporzionale rispetto all'aumentare del reddito. Questa struttura regressiva si mantiene sostanzialmente invariata in corrispondenza delle manovre ipotizzate.
Per quanto riguarda i potenziali effetti inflazionistici, le piu' recenti esperienze degli aumenti di aliquote realizzati dal Governo Dini nel 1995 e dal Governo Prodi nel 1997 non consentono facili previsioni. Nel primo caso si osservo' infatti un chiaro aumento dei prezzi, mentre nel secondo l'impatto sull'inflazione fu quasi impercettibile. In realta', la domanda rilevante non e' se l'aumento dell'Iva potra' produrre uno "scalino" nell'andamento dei prezzi ma se un eventuale "scalino" possa a sua volta innescare una corsa al rialzo dei prezzi a seguito di maggiori rivendicazioni salariali. Per evitare questo rischio e' bene che una eventuale manovra sia preventivamente discussa e, per quanto possibile, concordata con le parti sociali.
C'e' infine una questione sollevata nel dibattito che segui' le revisioni dell'Iva negli anni Novanta: un aumento dell'Iva che si traducesse in un aumento dell'inflazione potrebbe aere un effetto negativo sui conti pubblici, dovuto all'incremento dei tassi nominali sul debito. Per fortuna, pero', il contesto economico e' profondamente mutato: il fatto che il debito pubblico sia denominato in euro e collocato per una quota rilevante all'estero ha eliminato il legame stretto fra inflazione domestica e tassi di interesse sui nostri titoli pubblici.

| Danimarca | Svezia | Finlandia | Austria | Olanda | Grecia | Belgio | Francia | Unione Europea (gruppo dei 15) | Spagna | Regno Unito | Germania | Italia | |
| gettito in rapporto ai consumi (2004) | 13.1% | 12.1% | 11.6% | 10.7% | 10.0% | 9.9% | 9.2% | 9.0% | 8.7% | 8.1% | 8.1% | 8.0% | 7.5% |
| aliquota ordinaria (2004) | 25% | 25% | 22% | 20% | 19% | 18% | 21% | 19.6% | 16% | 17.5% | 16% | 20% | |
| aliquote implicite (2000) | 25.0% | 21.4% | 19.9% | 17.3% | 14.6% | 14.2% | 16.9% | 15.5% | 15.9% | 10.9% | 13.7% | 14.7% | 15.0% |
| Tab.1 Effetti redistributivi di manovre sulle aliquote Iva | |||||||||
| Imposta media pro-capite per quintili di reddito disponibile (euro) | |||||||||
| simulazione | imposta media familiare (euro) | incidenza | progressivita' | redistribuzione | 1° quintile | 2° quintile | 3° quintile | 4° quintile | 5° quintile |
| Iva attuale | 3236 | 0.4765 | -0.5107 | -0.1385 | 1056 | 1133 | 1223 | 1396 | 1630 |
| 4% ? 5% | 3262 | 0.4802 | -0.5107 | -0.1399 | 1064 | 1142 | 1233 | 1407 | 1643 |
| 10% ? 11% | 3288 | 0.4839 | -0.5104 | -0.1413 | 1072 | 1151 | 1243 | 1418 | 1658 |
| 4% ? 5% 10% ? 13% |
3418 | 0.5021 | -0.5098 | -0.1483 | 1113 | 1196 | 1292 | 1474 | 1728 |
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.