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Prodi accelera: manovra subito
06-06-2006
Claudio
Tito
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Il premier pensa di andare in tv per spiegare i tagli. "Deficit, ereditato un disastro".
I ministri "resistono" a Tommaso Padoa-Schioppa.


Potrebbe decidere di annunciarla con un'intervista televisiva. Per rivolgersi direttamente agli italiani e spiegare che "la responsabilita' non e' nostra", ma del governo Berlusconi. Per Romano Prodi, dunque, la manovra correttiva e' ormai un dado tratto. Al termine della due giorni di San Martino in Campo, il Professore ha sfrondato dai suoi discorsi la prudenza dei giorni scorsi. Ai ministri, gia' rimasti impietriti per la relazione svolta da Tommaso Padoa-Schioppa, non ha risparmiato dosi massicce di realismo. L'aggiustamento del nostro bilancio e' "una scelta obbligata" in presenza di conti pubblici tanto disastrati. "E allora - ha detto a chiare lettere - se dobbiamo fare presto, tanto vale farla il prima possibile. Anche subito".

Insomma, l'annuncio potrebbe essere questioni di giorni. La squadra di governo l'ha capito e in parte l'ha anche metabolizzata. "Non siamo cacciatori di manovre e il governo ha tentato di schivarla - ha ammesso Giulio Santagata, il piu' prodiano dei ministri - ma stavolta...". Ed e' "strano - raccontava ieri mattina Emma Bonino ad un meravigliato Enrico Letta durante una pausa dei lavori seminariali - che nessuno degli osservatori esterni abbia puntato l'attenzione sul fatto che stiamo per varare una manovrona".

In effetti, a Palazzo Chigi hanno fatto di tutto per tenere nascosta la decisione. Ma a questo punto, la strategia di Prodi e' definita. L'allarme del ministro dell'Economia ha ormai superato tutte le soglie. "Guardate - ha ripetuto l'ex banchiere della Bce - che oggi siamo messi peggio del '92. Il rapporto deficit-pil e' piu' alto e l'avanzo primario e' inferiore". Anzi, per dirla tutta, ha snocciolato qualche cifra: il deficit si assestera' "almeno al 4,5%" e la manovra non potra' che essere conseguente, tra i 7 e i 10 miliardi di euro.

Il punto semmai e' come comunicarla al Paese. "Perche' - e' il chiodo fisso di Prodi - dobbiamo far capire che la colpa non e' nostra, che la responsabilita' del buco e' del governo precedente". E quindi se si mettono le mani nelle tasche dei cittadini lo si deve ai cinque anni gestiti dalla Casa delle liberta'. Per questo, tra le varie opzioni c'e' anche quella di un messaggio in tv, magari di un'intervista rilasciata a tutte le emittenti nazionali. Un modo per illustrare agli italiani la difficolta' del momento. In cui tutti sono chiamati ai sacrifici e in primo luogo i ministri. "Noi - ha ricordato loro il presidente del Consiglio - abbiamo scritto il programma elettorale e sapevamo che i conti pubblici erano fuori controllo. Lo abbiamo detto e forse lo abbiamo pagato anche in termini di voti, ma ora dobbiamo realizzare quel programma anche se le casse sono vuote".

Certo, la stretta ormai improcrastinabile ha lasciato senza fiato un po' tutti. Se domenica sera aveva avuto la meglio la ventata di protesta, ieri ha prevalso la rassegnazione. "Almeno - e' stato il leit motiv - lasciateci le risorse che il governo Berlusconi aveva concesso ai nostri predecessori". E appena il sottosegretario Letta provava ad avvicinarsi al titolare dell'Economia, tutti si davano di gomito e speravano ad alta voce: "Magari gli strappa qualcosa". Ogni volta, pero', la blindatura di Padoa-Schioppa non subiva nemmeno scalfittura.

Naturalmente anche ieri non sono mancate le lamentele. Il piu' duro e' stato Paolo Ferrero, ministro della solidarieta' sociale. "Voi mi chiedete di essere prima uomo di governo e poi di partito, ma io non penso che sia possibile. Io con il mio partito ho un vincolo. E per questo non credo che sia opportuno procedere con tanti tagli". Con la stessa severita' pure Rosy Bindi ha fatto sentire la sua voce: "Non mi muovo di qui nemmeno con le cannonate se non ho i capitoli di spesa". Di certo, gli ha fatto eco Alfonso Pecoraro Scanio, "non e' pensabile che si colpiscano settori gia' penalizzati dal governo Berlusconi come la sanita', le regioni o l'ambiente. Non ce lo possiamo permettere". E anche il vicepremier Francesco Rutelli ha mosso i suoi appunti: "Io ho bisogno di investire perche' in questi anni i fondi per i Beni culturali sono stati ridotti del 50%". Un po' le stesse osservazioni del titolare del Lavoro, Cesare Damiano, che ha diffidato dall'intervenire negativamente sul capitolo previdenza.

Ma al di la' delle proteste rituali, la manovra correttiva e' ormai sul tappeto. Appena il tempo di compiere le ultime verifiche sui bilanci di alcuni dicasteri che presentano delle oscurita' come l'Agricoltura ("I precedenti hanno nascosto la polvere sotto il tappeto", sintetizzava Silvio Sircana, il portavoce di Prodi). Ma poi, ha allargato le braccia il premier davanti ad alcuni ministri sconsolati, "l'ipotesi piu' realistica e' farla nei prossimi giorni".


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.


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