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S&P: "Pensioni da rivedere o calera' il rating"
06-06-2006
 
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L'invecchiamento della popolazione pesera' inevitabilmente sui conti pubblici dell'Italia, di tutti i Paesi dell'Ue e dei membri del G7: lievitera' la domanda per l'assistenza sanitaria e il peso della spesa pensionistica.

Nella peggiore delle ipotesi, senza l'adozione di alcuna riforma strutturale e fiscale, il cambiamento demografico in Italia automaticamente provochera' un forte deterioramento delle finanze pubbliche e di conseguenza un declassamento a catena del rating fin sotto la "BBB".

Nel caso contrario, se l'Italia portasse a termine il risanamento dei conti pubblici con il pareggio entro il 2008, contenendo la spesa primaria e mantenendo le entrate costanti, allora la "AAA" sarebbe alla portata dell'Italia entro la fine del decennio.

Sono queste le provocatorie simulazioni di Standard & Poor's, contenute in un nuovo rapporto pubblicato ieri sull'invecchiamento della popolazione in 32 Paesi. Senza riforme strutturali appropriate, e' la tesi dell'analisi, il peso della spesa pensionistica e assistenziale legata all'allungamento dell'eta' media mettera' il rating della Repubblica italiana sotto pressione: nel 2015 la valutazione sul merito di credito potrebbe calare alla "A" dall'attuale "AA-" per poi scendere alla "BBB" nel 2030. «Nel 2035 - incalza lo studio di S&P's curato da Moritz Kraemer - i conti pubblici italiani potrebbero essere talmente deteriorati da risultare vicini a quelli dei rating sovrani di livello speculativo». Altri Paesi si troveranno nella stessa identica situazione.

Lo scenario peggiore contenuto nella simulazione di S&P's non e' forse realistico (220% o 301% debito/Pil e 12,4% o 23,7% deficit/Pil nel 2050) ma e' efficace perche' rende chiaro il messaggio di fondo: le riforme strutturali sono d'obbligo anche e soprattutto a causa dell'invecchiamento della popolazione. L'eta' media in Italia dovrebbe salire a 52,5 anni nel 2050 contro i 42,3 anni odierni. La popolazione italiana calera' a 54 milioni nel 2050 contro i 58 milioni del 2005 e la percentuale dei lavoratori ovvero di forza lavoro sul totale della popolazione scendera' dall'attuale 63% al 55% entro il 2050.

In un Paese virtuoso, sostiene provocatoriamente lo studio di S&P's, il cambiamento demografico e l'allungamento dell'eta' media e' gestibile. Nella migliore delle ipotesi, in uno scenario ideale anche se difficilmente realizzabile, l'Italia potrebbe addirittura azzerare il debito/Pil e il deficit/Pil per il 2040 conquistando la tanto ambita tripla "A" fin dal 2010.

L'allarme di Standard & Poor's ha alimentato il dibattito sulla riforma delle pensioni gettando benzina sul fuoco. Il segretario generale della Uil Luigi Angeletti ha criticato il rapporto dell'agenzia di rating. «Non vedo motivi - ha sottolineato ieri a margine del congresso dei metalmeccanici del sindacato - per allungare l'eta' pensionabile. Secondo noi bisogna abolire lo "scalone" e basta cosi'. L'eta' media di pensionamento si avvicina a quella standard europea. Bisogna incentivare le persone a restare al lavoro. Ci vuole liberta' di scelta senza alzare la soglia in nessun modo». Angeletti quindi ritiene che bastino le regole della riforma Dini. Per Tiziano Treu, senatore dell'Ulivo ed ex ministro del Lavoro, «le stime di S&P's confermano tendenze note da tempo. Il fenomeno dell'invecchiamento che riguarda l'Italia va affrontato con l'attuazione di politiche attive perche' esso puo' essere una risorsa per il sistema economico e produttivo Paese».


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.


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