Cifre da campagna elettorale. L'occupazione totale in Italia nel primo trimestre del 2006 e' cresciuta, rispetto ai dodici mesi precedenti, dell'1,7 per cento, con un incremento assoluto pari a 374mila unita' in un anno. L'incremento osservato riguarda le donne, i giovani, e pure i lavoratori ultra cinquantenni. E riguarda tutte le parti d'Italia, Mezzogiorno compreso. Ma quando le cifre sparate sono troppo grosse, come spesso avviene in campagna elettorale, e' bene prenderle con le molle.
E' infatti evidente che non solo il mercato del lavoro italiano, ma soprattutto le sue statistiche, sono in piena transizione.
Negli ultimi comunicati trimestrali sulle forze lavoro, l'Istat ha ammesso che parte del continuo incremento occupazionale osservato negli ultimi anni e' in realta' un fatto statistico-contabile, legato al lento inserimento di lavoratori immigrati nella popolazione residente. Sembrava pero' che il fenomeno fosse in via d'estinzione.
Tutt'altro. Il comunicato pubblicato il 20 giugno sostiene infatti che piu' del 60 per cento dei nuovi lavori sono dovuti alla componente straniera. In altre parole, si tratta di individui a tutti gli effetti gia' occupati nel mercato del lavoro, ma lentamente evidenziati dalle statistiche nazionali. L'esplosione dell'agricoltura (con un incremento del 4,5 per cento) e il buon andamento delle costruzioni all'interno di un'occupazione industriale stabile, vanno esattamente nella direzione del lavoro immigrato.
Nonostante l'effetto immigrati, quantificato dall'Istat in 225mila unita', l'occupazione nel mercato del lavoro e' comunque cresciuta in modo sensibile: 150mila nuovi posti di lavoro (in aggiunta a quelli dovuti all'effetto immigrazione) riflettono infatti un mercato in salute e in continua crescita. Il tasso di occupazione (ossia il rapporto tra occupati tra 16 e 64 e il totale della popolazione) ha raggiunto il 57,9 per cento. Siamo ancora lontani dall'obiettivo europeo del 70 per cento, ma ci avviciniamo al 60 per cento. Alla fine degli anni Novanta eravamo appena sopra il 50 per cento.
Parte dell'aumento occupazione "depurato dall'effetto immigrato" e' probabilmente legato alla ripresa economica in atto, oltre che al continuo contributo derivante dal processo di riforma e flessibilizzazione del mercato, un processo che, abbiamo piu' volte ricordato, e' iniziato quasi dieci anni fa. I dipendenti a termine sono ancora in crescita, e hanno raggiunto il 9,3 per cento dell'occupazione totale e il 12,7 per cento dell'occupazione dipendente, con una variazione assoluta pari a 200mila unita'. Tra i giovani lavoratori dipendenti di eta' inferiore ai 34 anni, l'incidenza dell'occupazione a termine raggiunge il 21 per cento: un giovane su cinque in azienda e' assunto con contratto temporaneo. E a questo si devono aggiungere tutti i co.co.pro formalmente inseriti nell'occupazione indipendente. E' evidente che il problema di inserimento di lungo periodo di questi giovani dovra' essere affrontato, magari sfruttando alcuni dei suggerimenti ampiamente discussi su questo sito. Oltre all'occupazione temporanea, anche quella a tempo parziale appare in crescita, raggiungendo il 13,5 per cento del totale.
Il tasso di disoccupazione e' sceso al 7,4 percento, ben al di sotto di quello francese e tedesco, e inferiore alla media europea. Si tratta di una delle poche statistiche in cui il nostro paese migliora la performance europea. E' bene prenderne atto e farne tesoro. La nota dolente rimane quella legata al tasso di inattivita' nel Mezzogiorno, dove si conferma una crescita in frenata dal 2004. Nelle Regioni dove l'occupazione e' piu' bassa (quelle meridionali appunto) aumenta il numero di persone fuori dalla forza lavoro, presumibilmente per un fenomeno assimilabile a quello dei lavoratori scoraggiati.
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.lavoce.info.