[ l k v . i t ]
Bye bye, Mediobanca
29-06-2006
Antonio
Mereu
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La possibile uscita di Fiat e Pirelli dalla banca d'affari e' un segnale importante.


La puntuale ricerca annuale R&S della Mediobanca ha dimostrato che tra le grandi multinazionali le imprese italiane stanno nelle posizioni di coda. Francia e Germania recuperano terreno, noi lo perdiamo. Le dimensioni non sono l'unico valore da perseguire, e' tuttavia evidente che nell'economia globalizzata sono un asset rilevante. Non sempre si puo' vincere nelle competizioni internazionali, sarebbe arbitrario lasciarsi prendere da volutta' deplorevoli di prevalere a ogni costo, sgomitando senza valutare rischi e trascurando l'abilita' altrui. Atteggiamenti bambineschi e segni d'incultura.

Non bisogna, pero', abituarsi a perdere senza sfruttare adeguatamente le opportunita', senza predisporre tutte le iniziative indispensabili per crescere e per affrontare ad armi pari i concorrenti internazionali. Altrimenti sara' scontato assistere al dispiegarsi della grandeur francese, che ha respinto in passato offerte italiane per accogliere cavalieri bianchi germanici, che tuttora recalcitra infastidita dinanzi a proposte dell'Enel, mentre Edf, Bnp-Paribas, Crédit Agricole, Vincent Bolloré penetrano nelle imprese energetiche e finanziarie italiane.

Invece di creare grandi gruppi competitivi internazionalmente, in Italia qualcuno vorrebbe fosse perpetuata la logica delle partecipazioni incrociate, la tendenza a pagare biglietti d'ingresso nei santuari del potere per garantirsi alleanze e protezioni. La possibile uscita della Fiat e della Pirelli dalla Mediobanca sembra indicare una via diversa, preludere allo sgretolamento della ragnatela di potere ansiosa di status quo e di paralizzanti poteri d'interdizione contrari a ogni innovazione, finirla con la rete d'interessi conflittuali e antimercato.

Sergio Marchionne e Marco Tronchetti Provera stanno concentrando le risorse sul core business. Non sembrano esempi insignificanti, per quanto altri marcino in direzione opposta e la famiglia Benetton si introduca in quelle societa' che in passato garantivano status e protezioni, nella Mediobanca e nella Rcs-Corriere della sera. Mi chiedo se non sia da valutare positivamente un mutamento di rotta da parte della Fiat e della Pirelli, imprese che erano e sono parte significativa dell'establishment, il loro possibile abbandono di posizioni e di rendite di potere per concentrarsi sulla sfida della produttivita' e della competitivita' dei loro prodotti e delle loro strategie imprenditoriali.

Alcuni accolgono come dato di fatto incontrovertibile la deindustrializzazione delle nazioni avanzate, un incamminamento verso societa' che premiano la finanza e i servizi. Geminello Alvi ha ironizzato sulla proposta di Massimo D'Alema di tassare le rendite per favorire l'espansione della produzione industriale e dell'economia, considera anacronistico togliere alla maggioranza dei redditieri per ridistribuire alla minoranza dei produttori industriali, imprenditori e lavoratori. Io non so se lo scenario di lotta alla rendita sia desueto e fuori dallo spirito dei tempi moderni, sono pero' convinto che nessun grande paese ha futuro se persegue la logica di una finanza fine a se stessa e non sostegno alla valorizzazione della produzione. Non ritengo assennata l'assuefazione ne' tanto meno la soddisfazione per il dilatarsi delle rendite. Non si tratta di eliminarle tassandole impropriamente ed esageratamente, neppure di contrapporre una darwinistica americanizzazione a un veteromarxismo, quasi si dovesse scegliere tra la peste e il colera.

Mi e' difficile credere che Tronchetti e Marchionne siano veteromarxisti e Benetton moderno americano, che valga la pena d'alimentare astratti confronti tra valori artificiosamente rappresentati. Preferisco chi vuole far crescere la sua azienda.

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha raccomandato alle imprese di aggregarsi e di ingrandirsi, superando personalismi e provincialismi. A parole tutti d'accordo, ma l'operazione dell'Unicredito resta un unicum, altri coltivano giardini bonsai. La Mediobanca ha partecipazioni strategiche nelle Generali e nella Rcs, l'Intesa ha le Generali tra i grandi azionisti ed e' protagonista in Rcs, la Capitalia e' fondamentale, cosi' come l'Unicredito, nel patto di sindacato della Mediobanca e delle Generali. Enrico Cuccia era arbitro determinante, non equidistante, del capitalismo italiano, l'attuale Mediobanca cura molto meglio i risultati economici, e' equidistante ma influente persino verso le sue partecipazioni strategiche.

Bnp-Paribas ha comprato Bnl, Abn Amro Antonveneta, Crédit Agricole e' magna pars dell'Intesa, Santander azionista ingombrante del Sanpaolo, Abn Amro di Capitalia. Privilegiando rendite, partecipazioni intrecciate, patti di sindacato, s'incoraggiano politiche inadatte a sviluppo produttivo, competitivita' e crescita delle imprese.


il testo riprodotto e' tratto dal settimanale www.panorama.it.


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