[ l k v . i t ]
Il premier non evita il caos
15-06-2005
Roberto
Mania
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Calderoli contro il duo Alemanno-Storace alla fine Berlusconi e' costretto a rinviare il decreto.
Follini resta zitto nel vertice di maggioranza ma Vietti rilancia l'aumento dell'Iva


"Se io avessi il 51 per cento dei voti questi problemi non ci sarebbero. Stiamo mettendo in campo una difficilissima azione per rilanciare la competitivita'. E non possiamo non tener conto di tutte le posizioni della coalizione. Lo dico anche a voi, rappresentanti delle parti sociali: sei io avessi il 51 per cento… Beh, intanto, io sto cercando di fare il partito unico". e' stato davvero un modo inusuale quello con il quale il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha avviato ieri a Palazzo Chigi l'incontro con le parti sociali sulla manovra per tagliare l'Irap. Insolito, si', ma efficace a scattare la fotografia di una operazione di politica fiscale in cui le incognite si sono rivelate molte di piu' dei punti fermi, fino ad arrivare alla decisione notturna dello slittamento.

Questa volta la Cdl - diversamente dal precedente taglio dell'Irpef - condivideva la strategia di puntare ad uno sgravio a vantaggio delle imprese, ma le divisioni si sono fatte insormontabili quando si e' andati alla ricerca delle risorse per coprire i tagli. Se dipendesse da Berlusconi, e quindi da Forza Italia, si dovrebbe agire soprattutto, se non esclusivamente, sul versante della riduzione della spesa statale e della lotta all'evasione fiscale. Ma Berlusconi, con Forza Italia, non ha il 51 per cento dei voti. Ci sono anche gli altri.

L'Udc, per esempio. Marco Follini, leader dei centristi, nel vertice di maggioranza che ha preceduto gli appuntamenti con i rappresentanti degli enti locali e poi delle categorie sociali, non ha aperto bocca. Ci ha pensato il sottosegretario all'Economia, Michele Vietti, a ricordare che non si puo' escludere un aumento dell'Iva. e' la stessa linea di An che, a Palazzo Chigi, ci e' andata con la coppia Alemanno-Storace.

E', invece, contrarissima la Lega che, con il ministro per le Riforme Roberto Calderoli, ha minacciato di votare contro l'eventuale incremento della tassazione indiretta. Anche il piano del Nuovo Psi di Gianni De Michelis e' diverso: il barile dello Stato centrale e' gia' stato tutto raschiato, ora bisogna guardare a Regioni, Province e Comuni.

Il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, fa il tecnico e ieri ha dovuto subire anche l'attacco frontale del leader della Cisl, Savino Pezzotta: "Questi incontri sono diventati una liturgia inutile. Non c'e' piu' concertazione, ma neppure confronto. Siamo alle espressioni di opinioni. Considero con profonda amarezza la genericita' di questi incontri". Mentre il vice premier Giulio Tremonti alza, infastidito, gli occhi al cielo - prima di imbattersi su Marigia Maulucci della Cgil che l'accusa di non aver fatto nulla contro l'evasione fiscale -, Siniscalco accenna una replica: "Sulle coperture sono stato vago perche' volevo prima sentire voi…".

E' un clima tesissimo che solo il premier prova a stemperare: "Per me e' stato utile sentire le vostre posizioni, che ci danno il senso di quello che si pensa nelle singole trincee. Ma il signor Pezzotta ci ha trattato male. E una parte di ragione ce l'ha. Pero' sapeste quello che ci tocca fare. Siamo noi che abbiamo la responsabilita' del Paese". Ma se avesse il 51 per cento…


il testo riprodotto e' tratto dal sito www.repubblica.it.


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