I principali soci di Autostrade-Abertis blindano il controllo della futura societa' con un patto di sindacato mentre tentano la ricucitura con il mondo politico, e in particolare con l'entourage del premier in pectore Romano Prodi, per rendere piu' digeribile quello che in un primo tempo e' apparso a tutti come il boccone amaro di una vendita mascherata sulla quale, come da copione, la Consob, commissione che vigila sulle attivita' delle societa' quotate in Borsa, ha acceso i riflettori.
La holding italiana Schemaventotto (controllata al 60% da Edizione Holding della famiglia Benetton) e le spagnole La Caixa e Acs hanno depositato giovedi' 2 maggio il testo dell'accordo alla Comision nacional del mercado de valores (Cnmv), la Consob spagnola. Il patto, che avra' durata triennale, stabilisce un diritto di prelazione a favore di ciascuno dei firmatari per vendite di azioni superiori all' 1% nell'arco di 12 mesi. Con l'intesa vengono blindate le partecipazioni dei due soci spagnoli (Acs, societa' di costruzioni dell'ex presidente del Real Madrid, Florentino Pe'rez, avra' il 12,5% di Abertis, la banca catalana Caixa l' 11,7%) e di Schemaventotto, che avra' il 24,9% di Abertis. Nella quota del veicolo di Edizione c'e' un pacchetto del 3,3% della futura Abertis che appartiene alla stessa societa' di Barcellona, perche' detentrice del 13,3% di Schemaventotto, ma resta da chiarire a chi finiranno queste azioni. Le azioni della societa' ieri hanno ceduto l'1,53% a 23,88 euro e anche venerdi' 3 maggio viaggiano in rosso: -0,25% a 23,82 euro (ore 10).
Sul fronte politico della vicenda il responsabile economico della Margherita, Enrico Letta, ha bocciato l'ipotesi di un intervento della Cassa depositi e prestiti (Cdp) nel capitale di Autostrade auspicata dal presidente di Autostrade Gian Maria Gros-Pietro, a fianco dei Benetton. La Cdp e' posseduta al 70% dallo Stato e al 30% da 65 fondazioni bancarie. «Mi sembra abbastanza paradossale che adesso i Benetton chiedano aiuto allo Stato italiano - ha commentato Letta - e' un'operazione che non ha una logica, non si comprendono i vantaggi dell'intervento di una societa' a maggioranza statale in un'operazione che il sistema italiano non condivide». Piu' prudente il diessino Pierluigi Bersani che ha chiesto di «raffreddare gli animi» e «aprire una riflessione» in vista dell'assemblea di giugno di Autostrade. Sembrano non essere di poco conto, insomma, gli ostacoli politici all'operazione che, dopo sei anni, ha portato alla rottura dei rapporti tra i Benetton e l'ex amministratore delegato di Autostrade, Vito Gamberale, revocato dall'incarico. Sul caso Autostrade e' intervenuta anche l'Ance, l'associazione dei costruttori, per chiedere al Governo «di compiere attente verifiche di natura politico economica e di vigilare sulle possibili conseguenze sul mercato e sugli utenti». All'esecutivo sono state anche richieste «garanzie concrete sui futuri investimenti in Italia, specie in considerazione dei gravi ritardi accumulati negli ultimi anni».
Il caso Autostrade approda, infine, anche in Procura: l'associazione di tutela dei consunatori Adusbef ha presentato un esposto a Roma e Milano. I promotori citano la combinazione tra aumenti tariffari superiori all'inflazione e mancato rispetto dei piani di investimento. I promotori parlano di «scandalo Autostrade», citando la combinazione tra aumenti tariffari «ingiustificati» e superiori all'inflazione tra il primo gennaio 2002 e il primo gennaio 2006 («14,8% contro un'inflazione Istat del 6,9%», e' la tesi) e il mancato rispetto dei piani d'investimento «per circa 4 miliardi».
il testo riprodotto e' tratto dal sito www.ilsole24ore.com.